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Per i tre operai della Fiat

Per i tre operai della Fiat

(25 Agosto 2010) Enzo Apicella
Melfi. La Fiat licenzia tre operai, il giudice del lavoro li reintegra, la Fiat li invita a rimanere a casa!

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Il dirittto diventa rovescio

(10 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.operaicontro.it

Il diritto diventa rovescio Lo si fa con lo stomaco in mano, ma qualcosa bisogna pur dire ai pennivendoli di Panorama.
La settimana scorsa hanno dedicato la prima pagina ai tre operai di Melfi licenziati, reintegrati dalla magistratura e a cui è stato vietato dalla FIAT il rientro in fabbrica.
Per Panorama erano “eroi bugiardi” perché il licenziamento se lo meritavano e avevano “sabotato” effettivamente la produzione bloccando per “più di mezz’ora” i carrelli di approvvigionamento dei materiali alle linee. A parte il fatto che gli operai devono sempre e comunque rivendicare il diritto di bloccare la produzione nell’ambito di una iniziativa sindacale, rimanendo ai fatti di Melfi, le affermazioni di Panorama si basavano su nuovi elementi, su documenti finora sconosciuti? Niente di tutto questo.
Il grande scoop di Panorama si basava sulle testimonianze anonime di tre crumiri filo aziendali: due sindacalisti non FIOM, evidentemente fra quelli che si sono impegnati a fianco della FIAT per non concedere alla FIOM l’assemblea sindacale del 31 agosto, e di un quadro. Tutti coperti dall’anonimato, questi tre eroi, affermavano che i tre licenziati erano effettivamente davanti ai carrelli.
Allora il giudice aveva sbagliato a reintegrarli e avrebbe fatto bene la magistratura, al riesame, a emettere un verdetto di colpevolezza nei confronti di questi operai “bugiardi”, ci diceva Panorama.
Essendo lo scoop oggettivamente debole, per la prossima settimana, Panorama ci fa sapere, attraverso l’anticipazione di un’intervista al segretario del FISMIC, che alcuni degli anonimi sono disposti a testimoniare, se i giudici assicureranno l’anonimato.

Forse vedremo questi eroi in azione finalmente. Due testimonianze semianonime contro decine di testimonianze di operai che, pur rischiando la rappresaglia FIAT, hanno parlato a favore dei tre licenziati.
E’ un altro segno che sul versante padronale si è composto un fronte solido fatto da associazioni imprenditoriali, da politici, da molte organizzazioni sindacali che oggi rappresentano direttamente, senza più mistificazioni, gli interessi dei padroni contro gli operai.
Gli operai appaiono deboli e il padronato ne approfitta per guadagnare terreno cercando di azzerare completamente l’opposizione in fabbrica.
Certi giornalisti sostengono l’operazione senza remore e senza dignità. Da tempo hanno messo al primo posto nella scala di valori soldi e carriera. Questi pennivendoli ben pagati devono appoggiare con una campagna mediatica quello che il padrone fa in pratica. Devono far apparire un fatto grave, camorristico e violento quella che è una semplice iniziativa sindacale degli operai nel tentativo di non farsi schiacciare dal padrone. Come devono far apparire la magistratura (come sempre “rossa”) a favore degli operai, cosa che a Melfi rappresenta una vera e propria presa in giro, visto che le sentenze dei giudici di Melfi sono quasi sempre a favore dei padroni. Vogliamo ricordare che Panorama fu il giornale che mise in prima pagina qualche tempo fa, precisamente l’1 novembre 2007, “Terroristi sulla linea di montaggio” riferendosi a tre operai di Melfi coinvolti marginalmente, con un semplice avviso di garanzia e senza alcuna incriminazione, in un’inchiesta sul terrorismo e per questo licenziati in tronco dalla Fiat, che con questa scusa si liberò di chi allora stava guidando gli scioperi contro i ritmi infernali della fabbrica di Melfi. I loro nomi furono subito esclusi da quell’inchiesta perché completamente estranei ai presunti reati su cui i giudici indagavano, la FIAT li tenne però fuori dalla fabbrica per più di un anno e mezzo, quando, con tardive sentenze della magistratura (rossa furono reintegrati.
Panorama non ha mai chiesto scusa a quegli operai, né tantomeno ha riportato la notizia della loro accertata estraneità dai fatti in cui erano stati loro malgrado coinvolti, né ha speso una sola parola contro la Fiat, che fino all’ultimo, li ha tenuto fuori.

www.operaicontro.it

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