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Sciopero del settore pubblico in sudafrica

(10 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.operaicontro.it

Sciopero del Settore Pubblico in Sudafrica La recente ondata di scioperi di lavoratori del settore pubblico in Sudafrica ha attratto l'attenzione dei media in tutto il mondo. L'estenuante contrattazione tra i leader delle varie componenti sindacali raccolte sotto la sigla del COSATU (Congress of South African Trade Unions) e i dirigenti dell'African National Congress (ANC) durata circa 3 settimane si è conclusa con risultati positivi in termini di miglioramento delle condizioni salariali (7,5% di incremento in busta paga più un bonus di 800 rand - 80 euro circa - per la casa) per circa 1.300.000 lavoratori dell'impiego pubblico.
Tuttavia dietro quella che rappresenta sicuramente una vittoria per la componente dei lavoratori dell'impiego pubblico della società sudafricana si celano contraddizioni incipienti nella direzione politica e nella prassi di lotta: 1) Il sindacato insieme al SACP (South African Communist Party) e all'ANC è parte della cosiddetta Alleanza Tripartita che, dall'avvento della democrazia ha promosso politiche economiche di ispirazione neoliberista che hanno comporatato lo smantellamento di interi segmenti dell'apparato statale oltre a generare la privatizzazione dei servizi sociali quali acqua elettricità, casa, educazione sanità, etc.

2) Nei primi 10 anni di democrazia tale direzione della politica economica dell'ANC ha lasciato sul terreno circa 1 milione di posti di lavoro; dal 2004 al 2010 1 milione e mezzo di lavoratori hanno perso il proprio posto di lavoro.
3) Il compromesso sociale siglato tra l'ANC - che tutela gli interessi del capitale internazionale "bianco" e promuove quelli della nascene borghesia "nera" - e il COSATU, si è essenzialmente basato su un'accettazione della flessibilità e della competizione globale. Da qui un incremento del tasso di sfruttamento del lavoro e un peggioramento delle condizioni salariali 4) Il Sudafrica ha 50 milioni di abitanti di cui solo pochi milioni hanno accesso ad un lavoro formale e il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 50%. In questo senso le sacrosante lotte sindacali riescono a parlare solo ad una componente limitata della classe lavoratrice sudafricana mentre il 50% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà 5) Il risultato delle politiche economiche emerso da questo quadro è di un generale incremento del divario tra ricchi e poveri. Il coefficiente di GINI che misura le disuaglianze sociali è il più alto del mondo facendo del Sudafrica la società più ineguale al mondo.
6) Lungi dal volere descrivere la classe operaia Sudafricana che guadagna in media circa 2800 Rand al mese (300 euro circa) come aristocrazia del lavoro, sembra invece necessario porre in questione la capacità dei sindacati sudafricani di essere un motore della trasformazione sociale progressista della società, ancora fortemente pregiudicata dal lascito dell'apartheid, e di elaborare visioni alternative a questo modello di sviluppo ecologicamente insostenibile (L'industria sudafricana fondata su un forte comparto metallurgico, chimico metalmeccanico e di estrazione mineraria ha un notevole impatto ambientale - il Sudafrica è il paese con le più alte emissioni di CO2 per abitante al mondo).

G.M. da Napoli

www.operaicontro.it

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