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(20 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Continua la guerra mediatica (e non solo mediatica) all'Iran

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Sakineh, Faith e Teresa… i diritti umani non sono tutti uguali?

Marina D’Ecclesiis, Radio Città Aperta

(10 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

10-09-2010/12:05 --- “Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti” recita l’articolo 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Che l’Italia non sta rispettando. La storia è quella di Faith Aiworo, una ragazza di 23 anni fuggita dalla Nigeria ed arrivata in Italia nel 2006, dopo l’omicidio accidentale del suo capo che tentava di violentarla. Dopo un ennesimo tentativo di stupro da parte di un connazionale, si è rivolta alla Questura di Bologna che però ne ha disposto la reclusione nel locale Centro di identificazione ed espulsione. Pur avendo presentato una richiesta di asilo promossa dal suo difensore, Faith il 20 luglio scorso è stata deportata in Nigeria, dove è stata immediatamente arrestata e imprigionata. Da allora non si sa più nulla di lei, se non che sia in attesa della pena di morte per impiccagione. Una storia che ricorda molto quella di Sakineh, condannata a morte, nonostante l’insufficienza di prove, per aver avuto "relazioni” con altri uomini durante il matrimonio e per concorso nell’omicidio del marito. La condanna alla lapidazione per Sakineh al momento è stata momentaneamente sospesa dopo settimane di mobilitazione internazionale, durante le quali politici e media occidentali di ogni tendenza politica e culturale non hanno fatto altro che denunciare il suo caso, trasformandosi in difensori dei fondamentali diritti di libertà. Di Faith, invece, non parla nessuno. Eppure è proprio l’Italia che ha rimpatriato la ragazza, consegnandola al boia ed è proprio il governo italiano che tanto si è mobilitato giustamente per evitare la condanna di Sakineh, che dovrebbe adottare misure diplomatiche per far rientrare nel nostro Paese Faith e conferirle lo stato di rifugiata. Viene da chiedersi allora cosa si nasconda dietro tanta mobilitazione per Sakineh. Ai nostri politici interessa davvero salvare una vita umana e difendere i principi di libertà? Oppure si tratta dell’utilizzo strumentale di una violazione dei diritti umani in funzione di una campagna di natura politica contro l’Iran?
L’Italia si fa bella, si batte contro il “cattivo” Iran, ma poi non fa nulla per evitare che la stessa sorte tocchi ad una cittadina che aveva chiesto asilo politico. Scarso interesse anche per quanto sta avvenendo negli Stati Uniti d’America: anche qui media e politici sono mobilitati per salvare Sakineh, ma Teresa Lewis, cittadina statunitense con un grave ritardo mentale, è stata condannata alla pena di morte. La donna, avrebbe assoldato due killer, Matthew Shallenberger e Rodney Fuller, per uccidere suo marito, ma tre diversi psicologi hanno anche testimoniato che la Lewis non è capace di eseguire nemmeno le attività più semplici senza l'aiuto di altri. In una lettera del 2003 d’altronde, Shallenberger ammette di aver manipolato la Lewis perché sperava d'intascare i soldi dell'assicurazione...

www.radiocittaperta.it

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