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No more wars

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(21 Maggio 2012) Enzo Apicella
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Un’altra Europa anticapitalista è possibile

il volantino della Confederazione Cobas per il 4 ottobre

(29 Settembre 2003)

Sabato 4 ottobre si tiene a Roma la conferenza intergovernativa dei 15 paesi dell’UE, con l’obiettivo di trovare un’intesa sulla futura costituzione europea.

Si danno appuntamento i capi di governo per disegnare la mappa giuridico-politica dell’Europa dei padroni e dei banchieri, dell’Europa dei parametri di Maastricht; dell’Europa che subordina il diritto del lavoro alle compatibilità del profitto, che esalta la flessibilità/precarietà, che innalza l’età pensionabile, che aggrava le diseguaglianze sociali, che limita i diritti sindacali; dell’Europa che punta alla privatizzazione e alla mercificazione dei servizi pubblici e comuni (istruzione, sanità, trasporti, acqua, casa,..); dell’Europa autoritaria e poliziesca che cerca di ingabbiare il conflitto sociale, il dissenso politico e gli spazi di democrazia; dell’Europa razzista che - blindando i propri confini con leggi eccezionali - rifiuta la cittadinanza agli immigrati che, contrariamente alle merci, non hanno diritto alla libera circolazione; dell’Europa della NATO che non ripudia la guerra, ma programma il suo riarmo con un proprio esercito; dell’Europa che, per salvaguardare gli interessi aziendali, sottopone al degrado il territorio e l’ambiente; dell’Europa (come gli USA) liberista quando si tratta di conquistare sbocchi di mercato per i propri prodotti, ma protezionista quando ha da contrastare la crescita commerciale dei paesi “emergenti” del mondo.

Questo spettro di nefandezze - al di là del linguaggio edulcorato con cui sarà vergata - è in soldoni il contenuto della eventuale futura costituzione, che è quindi, al contrario di quanto pensano la Ces e CGIL-CISL-UIL, inemendabile e va integralmente rispedita al mittente.

Da qui la necessità di rafforzare al massimo la manifestazione di Roma del movimento antiliberista che partirà alle ore 14 dalla fermata del metrò Laurentina.

Il recente fallimento del vertice WTO a Cancun sta a dimostrare che la radicalità ed il carattere di massa di quella lotta raccoglie sempre maggior consenso, ampliando le contraddizioni tra gli stessi potenti della terra che non riescono a disegnare una strategia credibile per il rilancio delle economie capitaliste, planetarie.

La guerra infinita contro il “terrorismo” dell’imperialismo USA di Bush diventa allora la via d’uscita “normale” dalle difficoltà legate alla vera e propria crisi di egemonia che il capitalismo sta attraversando.

Occorre far emergere all’interno del variegato arcipelago antiliberista, oltre al senso comune della speranza di un altro mondo possibile, una tendenza chiaramente anticapitalista che aggreghi attorno ad una piattaforma di lotta vasti settori sociali penalizzati dall’attuale modello di sviluppo.

La mobilitazione del 4 ottobre rappresenta un primo passo in tale direzione; deve, quindi, saper coniugare i termini generali della battaglia per un’Europa sociale e dei popoli alla dinamica specifica della lotta per respingere le politiche di azzeramento delle conquiste sociali e democratiche messe in atto dal governo Berlusconi e dalla Confindustria nel nostro paese. Essi stanno conducendo l’affondo decisivo contro quel che resta dello stato sociale, favoriti in questa operazione distruttiva dalle politiche sviluppate negli anni scorsi dai governi di centrosinistra cui hanno accondisceso CGIL-CISL-UIL.

Il varo della famigerata legge 30 sulla flessibilità che ha spinto l’Italia ad essere il primo paese europeo in quanto a tipologie di lavoro precario è stato facilitato dall’introduzione, durante il governo Prodi, del non meno famigerato pacchetto Treu.

Il tentativo berlusconiano di cancellare definitivamente il sistema pensionistico pubblico - al pari passo di iniziative analoghe in corso in tutta Europa - ha i suoi ingloriosi precedenti nelle tre controriforme della previdenza varate negli anni ’90 dai governi Amato, Dini, Prodi, con il consenso dei sindacati di stato.
Gli attuali processi di privatizzazione dei servizi sociali a partire dall’istruzione e dalla sanità portati avanti dai ministri Moratti e Sirchia hanno trovato la strada spianata dalle controriforme dei governi dell’Ulivo che hanno tagliato posti di lavoro, ridotto ospedali e scuole ad aziende governate da manager, istituito anticostituzionali finanziamenti pubblici alle scuole private.

La spallata che la Commissione di garanzia dominata da personaggi del centro destra sta oggi sferrando contro il diritto di sciopero e il suo esercizio da parte dei Cobas e del sindacalismo di base è la prosecuzione della logica liberticida della legge antisciopero varata nel ’90 (governo Andreotti) e modificata in peggio nel 2000 (governo D’Alema).

La legge razzista Bossi/Fini sull’immigrazione ha potuto avvalersi del varco aperto nello stato di diritto dalla precedente legge Turco/Napoletano, che ha istituito i famigerati CPT (centri di permanenza temporanea), veri lager per migranti.
Se a tutti/e noi ha ripugnato l’appoggio di Berlusconi a Bush nell’aggressione militare al popolo irakeno, non per questo abbiamo dimenticato la guerra di D’Alema in Yugoslavia o l’appoggio del tandem Rutelli-Fassino alla guerra in Afghanistan e all’invio di truppe italiane all’estero.

Tutto ciò per ribadire che in questa fase di restaurazione sociale del governo Berlusconi, non abbiamo nessuna voglia di lavorare per il re di Prussia, di tirare la volata alla realizzazione di formule politiche - magari futuri governi di centrosinistra a cui il movimento dovrebbe fare da portatore d’acqua - che hanno già mostrato di condividere e di promuovere le politiche di continuo ridimensionamento dei diritti sociali.

Noi ripartiamo dalle battaglie del mondo del lavoro, gli scioperi generali, le lotte sociali, contro le privatizzazioni, contro la guerra e la militarizzazione dei territori.

Ripartiamo da quegli oltre dieci milioni e mezzo, quasi dimenticati, che hanno votato sì al referendum per l’estensione dell’articolo 18, perché la lotta contro la precarietà/flessibilità è centrale.

Ripartiamo dalla necessità di impedire la controriforma previdenziale di Berlusconi (40 anni di contributi, decontribuzione, Tfr obbligatoriamente trasferito ai fondi pensione..), senza voler difendere la controriforma Dini, ma per garantire una pensione pubblica dignitosa a precari, co.co.co., interinali che rischiano di rimanerne privi.

Ripartiamo dalla lotta contro la Finanziaria 2004 che preannuncia un nuovo saccheggio del territorio con l’ennesimo condono edilizio, che prevede tagli drastici alle spese degli enti locali costretti ad esternalizzare i servizi e ad aumentare i tributi locali, che riduce i fondi alla scuola e alla sanità, che perpetua fino al 2004 il più lungo condono fiscale.

Ripartiamo dalla mobilitazione per impedire le svendite contrattuali, i contratti separati, i tentativi di cancellazione dei contratti nazionali, per rilanciare l’obiettivo strategico di salari e stipendi europei.

Ripartiamo dalla battaglia contro il carovita da capogiro, per conquistare un meccanismo automatico d’indicizzazione, come la vecchia scala mobile, che difenda salari e pensioni dall’inflazione; per strappare una tariffazione sociale per tutti i meno abbienti.

Ripartiamo dalla campagna generale per imporre il reddito sociale per disoccupati e precari; una lotta da articolare nel territorio per imporre agli enti locali servizi sociali (casa, scuola, sanità, trasporti,..) gratuiti.

Ripartiamo dalla lotta contro “esuberi” e licenziamenti politici, contro le malattie professionali, gli infortuni e gli omicidi bianchi, per difendere sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, per riprendere la mobilitazione per la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario.
Ripartiamo dall’opposizione totale ad ulteriori tentativi di limitazione del diritto di sciopero, il cui esercizio, insieme a quello di assemblea e di contrattazione, va invece esteso e garantito a tutti i soggetti sindacali e a tutti/e i/le lavoratori/trici, anche tramite una nuova, democratica legge sulla rappresentanza sindacale.

Ripartiamo dalla lotta contro le privatizzazioni, per difendere, potenziare e riqualificare i servizi sociali: l’istruzione, la salute, l’acqua, la casa, i trasporti, le comunicazioni, l’energia,… non sono merci, ma beni comuni, diritti di tutti/e i/le cittadini/e.

Ripartiamo da una rinnovata campagna di massa contro la legge Bossi/Fini, per chiudere i centri di detenzione per migranti, per rivendicare eguali diritti per cittadini/e e lavoratori/trici italiani/e ed immigrati/e.

Ripartiamo da una contrapposizione integrale alla controriforma federalista di Bossi (graziosamente anticipata dalla “riforma” costituzionale dell’Ulivo) che regionalizza il sistema scolastico e quello sanitario, divide il mondo del lavoro; dalla lotta contro la riforma istituzionale di Berlusconi che attribuisce poteri da monarca al primo ministro, uccidendo quel po’ di democrazia rimasta all’interno degli assetti istituzionali.

Ripartiamo dalla battaglia per difendere e riaprire gli spazi di democrazia in questo paese, sempre più messi sotto tiro da inchieste giudiziarie e da operazioni poliziesche (Genova, Taranto, Cosenza, Bologna, Firenze, Pisa,…) che mirano a restringere l’agibilità politico-sociale, per i Cobas, le forze antagoniste.

Rilanciamo la lotta senza se e senza ma contro la guerra preventiva e infinita di Bush; per il ritiro delle truppe USA dall’Irak e dall’Afghanistan; per il ritiro di tutti i contingenti italiani impegnati in operazioni militari all’estero; per sostenere le lotte di liberazione del popolo palestinese, kurdo, colombiano,...; per l’uscita dell’Italia dalla NATO; contro la costruzione dell’esercito europeo; per la chiusura delle basi militari (a partire da Camp Darby) nel nostro paese; per vanificare i tentativi di reintroduzione del nucleare.

Abbiamo l’esigenza che questi elementi di una possibile piattaforma sociale anticapitalista si articolino in mobilitazioni nei posti di lavoro, nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, nei territori, nelle strade, nelle piazze, in vertenze di categorie di lavoratori, di settori sociali sfruttati, ma nel contempo coordinare questi sforzi in una battaglia generale per sconfiggere le politiche del governo Berlusconi e delle destre, senza restare intrappolati nella logica di un possibile accordo con il centrosinistra.

Urge quindi che il movimento antiliberista ed anticapitalista faccia emergere con forza questa opzione politico-sociale nelle lotte quotidiane, così come nella manifestazione del 4 ottobre, che è solo una tappa di una mobilitazione che ci porterà agli scioperi di categoria al primo sciopero generale e generalizzato contro lo smantellamento delle pensioni e la Finanziaria, al Forum Sociale Europeo di Parigi, ed oltre.

Così potrà crescere dal basso un movimento autorganizzato che lotta per difendere le garanzie ancora esistenti, per imporre nuovi diritti; che potrà mandare a casa il terrificante governo Berlusconi, ma che non si consegnerà ad un “riformismo riverniciato” sul terreno delle controriforme e della cancellazione dei diritti.

Confederazione Cobas

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