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La pietà delle banche

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(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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30.09.2010 - La Cgil la finisca con il dialogo, che per gli altri è solo sinonimo di resa

(30 Settembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.rete28aprile.it

Giovedì 30 Settembre 2010 12:13

Il consiglio sentito che diamo a Guglielmo Epifani e a tutto il gruppo dirigente della Cgil è di smetterla di parlare di dialogo. Ogni volta che lo fanno succede un guaio. Il congresso nazionale della Cgil è stato percorso dal dialogo con la Cisl, la Uil, la Confindustria, lo stesso Governo. Pochi giorni dopo tutti costoro si sono trovati senza la Cgil per concordare la finanziaria dei tagli contro cui la Cgil è stata costretta a scioperare. A Genova, sabato scorso, c’è stato un profluvio di dialoghi, la Confindustria ha offerto il patto sociale, Marchionne ha apprezzato il bon ton della Cgil. Pochi giorni dopo, il 29 settembre, Fim, Uilm e Federmeccanica, su ordine dello stesso Marchionne, hanno cominciato a distruggere il contratto nazionale con un accordo che è semplicemente una licenza in bianco per le aziende di non applicarlo. (...)
C’è da sperare che la Cgil tragga una lezione da tutto questo, cioè che capisca che tutte le volte che parla di dialogo il Governo e la Confindustria capiscono: “resa”. E, di conseguenza, aumentano la loro pretese e i successivi accordi separati. L’attacco al contratto nazionale che si sta dispiegando dopo la vicenda di Pomigliano, è l’ultima e più grave aggressione alla civiltà del lavoro nel nostro paese. C’è una sola strada per rispondere: lo sciopero generale contro la Confindustria e la denuncia di un dialogo che è solo un’ipocrita copertura dell’attacco ai diritti.

Giorgio Cremaschi

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