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La Cisl ancora contestata a Roma e (forse) a Merate. La Cgil condanna e chiede la testa dei contestatori, la Fiom che dice?

(6 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it


06-10-2010/14:33
--- (aggiornato alle 18) Non si fermano le contestazioni contro il sindacato giallo guidato da Bonanni, e anzi negli ultimi giorni le azioni crescono di intensità: questa mattina a Roma una ventina di attivisti di ‘Action – Diritti in movimento’ hanno inscenato un protesta davanti alla sede nazionale della Confederazione in via Po a Roma. Volantini contro Cisl e Uil (definite una “casta distante dai problemi quotidiani”) sono stati lanciati sulle scale che precede l’ingresso della sede al piano terra. L’azione è proseguita con lancio di uova: due fumogeni, uno rosso e uno verde, sono stati accesi davanti all’ingresso e i muri adiacenti all’entrata della sede di via Po sono stati imbrattati con vernice rossa. Secondo le agenzie di stampa i manifestanti avrebbero anche tentato un’irruzione nella sede, ma l’intervento della sicurezza interna che ha bloccato le porte scorrevoli avrebbe impedito l’ingresso degli attivisti dentro la sede. Scrive Action in un comunicato diffuso in tarda mattinata: “L’attacco alla Fiom e ai metalmeccanici da parte della Fiat non riguarda solo un settore di lavoratori, ma tutti coloro sono interessati ad una società con maggiori diritti. A Pomigliano la Fiat intende sperimentare un modello che sacrifica sull’altare della competitività i diritti conquistati, ribattendo fuori dalla porta delle fabbriche la civiltà e le garanzie costituzionali. Torna il volto più brutale della globalizzazione, che impone la precarietà come unico modo di vita, il mercato come unico parametro e i diritti come costi da tagliare. Non si tratta semplicemente di una concezione dei rapporti industriali, ma a monte s’impone un’ idea della società che esclude il conflitto sociale, il conflitto verticale tra interessi sociali e logica del profitto, che ha rappresentato un aspetto centrale della dialettica democratica e il motore delle conquiste sociali che conosciamo. (...) In questo quadro la Cisl e la Uil stanno accettando il ricatto dell’azienda, favorendo un arretramento sul terreno dei diritti. Contestiamo la Cisl e la UIL perché questi sindacati fanno parte di quella casta distante dai problemi quotidiani che decide a tavolino sulla pelle delle persone, senza sapere che cosa vuol dire perdere diritti e dignità. Noi contestiamo la Cisl e la Uil perché crediamo che contestare con determinazione chi attenta le basi delle convivenza democratica sia in linea con le regole costituzionali che difendono la libertà di critica”.
Quella di Roma non è stata l’unica contestazione nei confronti della Cisl della giornata: sempre stamattina, a Merate, una cittadina in provincia di Lecco, un gruppo di operai metalmeccanici che avevano partecipato ad uno sciopero con presidio, indetto dalla sola Fiom in una fabbrica dell’azienda Fomas a poche centinaia di metri dalla sede locale della Cisl, avrebbero fatto irruzione in quest’ultima con in mano bandiere del sindacato metalmeccanici della Cgil, lanciando slogan e alcuni volantini negli uffici. Ma il segretario della Fiom Lombardia, Mirco Rota, smentisce ci sia stata l'irruzione nella sede Cisl: "Fosse vero, si tratterebbe di un atto gravissimo. Ma a Merate, questa mattina, le cose sono andate in tutt'altro modo. Lo dicono i fatti, non la Fiom". E spiega: attorno alle 10 "4 lavoratori - di cui due delegati della Fiom - si sono presentati davanti alla sede della Cisl. Dopo aver preavvisato le forze dell'ordine, due di loro - sotto gli occhi della forza pubblica - sono entrati nei locali e hanno consegnato un volantino. Gli altri due sono rimasti all'esterno. La storia è finita. Non abbiamo altro da aggiungere, se non il nostro profondo dissenso verso qualunque forma di protesta non civile, sbagliata e dannosa". Nessuna violenza, chiarisce comunque lo stesso segretario della Cisl di Lecco che pure conferma l'irruzione.
Ma di violenza e di aggressione parlano invece i responsabili del sindacato collaborazionista di Bonanni. Stesse accuse anche da parte della Cgil, cioè la confederazione che la Fiom rappresenta nel settore metalmeccanico.
Il segretario generale della Cgil della Lombardia Nino Baseotto ad esempio ha definito il gesto di Merate «un nuovo episodio di intolleranza» e si è detto “allibito e costernato”. La segreteria nazionale del sindacato di Epifani, che sta flirtando sempre più esplicitamente con governo e Confindustria su produttività e modello Fiat, ha annunciato che attiverà i propri "organismi disciplinari nei confronti degli autori" e chiederà ai dirigenti delle tute blu "di rispondere dei loro comportamenti". Nel comunicato ufficiale emesso da Corso Italia si legge: “Nell’esprimere solidarietà e affetto alle lavoratrici Cisl che hanno subito l`intimidazione e alla Cisl tutta, la segreteria Cgil affronterà lunedì nell`incontro con la segreteria Fiom questo come primo argomento - aggiunge - è infatti inammissibile e inaccettabile che non vi sia la più netta sanzione di questi comportamenti e che si possano ripetere”.

Ora la Fiom non potrà più far finta di niente: alle decine di migliaia di operai, studenti e attivisti politici che sabato 16 ottobre parteciperanno a Roma alla manifestazione nazionale indetta dai metalmeccanici, la Fiom dovrà dire se ubbidisce alla Fiat e a Epifani, espellendo e sanzionando gli operai ‘colpevoli’ di aver contestato la Cisl. Oppure se finalmente intraprenderà un percorso di autonomizzazione delle proprie strutture dalla Cgil in vista di un collegamento più stretto ed organico con un sindacalismo indipendente e di base che ormai rappresenta un pezzo importante, e non più solo testimoniale, del mondo del lavoro. La mancanza di una sponda confederale credibile rende assai più debole la sacrosanta resistenza dei metalmeccanici nelle fabbriche assediate da un padronato sempre più vorace e condanna migliaia di lavoratori disponibili al conflitto ad una frustrazione priva di sbocchi per il futuro. Vedremo cosa succederà in piazza a Roma il 16: la prevista chiusura da parte di Epifani potrebbe rappresentare una provocazione per quei settori del mondo del lavoro e dello stesso sindacato di Cremaschi e Landini che come controparte nei territori e nelle aziende si ritrovano sempre più spesso i dirigenti della propria confederazione.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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