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Inizia il tiro alla fune con l'Egitto

(8 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.forumpalestina.org

Convoglio VivaPalestina

Il Convoglio che intanto si è arricchito di altri arrivi, in particolare quello di una forte delegazione algerina, è fermo, forzatamente fermo, a Lattakya in attesa di ripartire per El Arish.
Ieri una giornata molto importante. George Gelloway è arrivato al campo in mattinata accolto da una grande folla che ormai vede in lui non solo il leader di VivaPalestina, ma un protagonista di primo piano della lotta del popolo palestinese. Alle ore 11 si sono riuniti tutti i reduci della Mavi Marmara partecipanti al convoglio. Nel pomeriggio è previsto un meeting con le autorità locali in cui Galloway farà il punto della situazione sulla base di un incontro che si è svolto a Damasco mercoledì 6 ottobre fra una delegazione del convoglio e rappresentanti del governo egiziano per trattare sull'ingresso a Gaza.
E' in corso una sottile e defatigante trattativa diplomatica con Egitto che, pur in una situazione di oggettivo isolamento rispetto a tutti gli Stati confinanti, non vuole cedere alla richiesta di libero transito del convoglio e quindi di rottura dello stato di assedio e che, comunque, intende porre le sue condizioni.
Da questa trattativa dipende o meno il successo dell'operazione VivaPalestina.
Galloway si dimostra un personaggio di altissima statura politica, l'unico capace di confrontarsi con i governi locali, animato da una grande idealità e passione per la causa palestinese, ma anche capace di gestire con intelligenza una situazione che deve necessariamente fare i conti con i condizionamenti dei governi locali.
Il suo intervento al meeting che si svolge alle 18 con una partecipazione grande di folla è preceduto da quelli di notabili locali e di rappresentanti delle delegazioni della carovana, in particolare di quelle arabe che si sono aggregate negli ultimi giorni.
La presenza di numerose delegazioni dei paesi arabi è un segno nuovo, un risveglio dopo anni di silenzio. E' un indice significativo dei cambiamenti politici e geopolitici in atto in Medio Oriente.
Tutto si svolge con una certa lentezza a causa della necessità della traduzione.
L'intervento di Galloway è di straordinaria efficacia nella sua essenzialità e meriterà di essere tradotto e diffuso.
Inizia con un lungo elogio alla Siria di cui sottolinea e ricorda il comportamento eroico durante l'aggressione israeliana del 67, quella che ha comportato per la Siria la perdita delle alture del Golan ancora oggi in mano israeliana.

Ribadisce con grande forza che non ci sarà pace senza giustizia, e fino a che un solo centimetro di territorio siriano non sarà liberato.
Consapevole di parlare a un uditorio di palestinesi del campo profughi, ribadisce con forza il diritto al ritorno.
Sottolinea il carattere eccezionale del Convoy 5 Vivapalestina, che rappresenta la prima risposta alla brutale e tragica aggressione israeliana alla Mavi Marmara, ed evidenzia come questa volta esso raccoglie delegazioni di tutta l'area dal Bahrein fino alla Turchia.
Sottolinea e denuncia l'arroganza dello Stato di Israele che non ha esitato a umiliare pesantemente anche il presidente Obama, senza fare alcuna concessione alla ripresa di trattative di pace.
Sottolinea le potenzialità straordinarie dei paesi arabi che se solo volessero, se trovassero un minimo di accordo comune, con le risorse economiche di cui dispongono, potrebbero piegare la politica di occupazione e di violenza dello Stato di Israele e il sostegno dato ad essa dai governi occidentali.
Conclude il suo intervento, interrotto da ripetuti applausi, informando sobriamente sulla trattativa con il governo egiziano.
Il punto di mediazione raggiunto è proprio sulla figura di Galloway che non potrà entrare a Gaza.

Questo il prezzo da pagare. Ma Galloway non ne esce certamente sconfitto, anzi, da questo meschino accanimento la sua personalità e il suo ruolo ne esce ulteriormente esaltato.
Si chiude il meeting, la folla si disperde, le emozioni sono forti. Il lavoro da compiere è ancora molto, L'Egitto continuerà a creare intralci e a provocare ritardi, ma forse l'obiettivo di rompere l'assedio e di entrare a Gaza è ormai vicino. E come ci ha ricordato il coordinatore dell'International Campaign to Break the siege on Gaza, ora occorre soprattutto armarci di pazienza

Lattakya giovedì 7 ottobre 2010

ISM-Italia

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