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Ama, miracoli di bilancio e manager chiacchierati

(8 Ottobre 2010)

Panzironi e Alemanno

Panzironi e Alemanno

E’ arrivata da un pool bancario guidato da Bnl-Paribas la boccata d’ossigeno che rivitalizzava l’Ama dal pericolo di fallimento di due anni or sono. Le amicizie trasversali del sindaco Alemanno hanno sanato un debito da 1,2 miliardi di euro, e una perdita quantificata dagli stessi bilanci d’esercizio dell’azienda in 257 milioni di euro nel 2008. Il totale delle spese è tuttora gigantesco: 452.630 milioni di euro sono stati preventivati nell’anno in corso per trattare rifiuti urbani indifferenziati più quelli della raccolta dei singoli materiali. Sulle cifre c’è discordanza fra il Comune che sostiene come quest’ultima ammonti al 24% e Legambiente che conteggia un 17,4% nel 2008 con una miglioria minima per il 2009. E non sono gli unici numeri a non tornare. Le trances debitorie nei confronti del Consorzio di Cerroni e soci, gestori di Malagrotta, parlano di 120 milioni di euro ancora da riscuotere, mentre la discarica prosegue a ingoiare rifiuti. Per tirar su la cassa mesi scorsi la commissione ambiente e bilancio aveva approvato un aumento del 10% della tariffa cittadina di riscossione rifiuti; recentemente una nota del Campidoglio ha annunciato un bilancio aziendale attivo di 8 milioni di euro che risuona come lode spazzapolemiche verso l’amico manager Panzironi. Uno degli uomini d’oro di Alemanno, fortemente voluto nell’incarico di amministratore delegato che recenti inchieste giornalistiche indicavano come un perfetto cumulatore di cariche e stipendi: 380 mila euro annui dall’Ama, 165 mila dalla Multiservizi. Per imbarazzo, più del suo tutor politico che personale, Panzironi si è dimesso dal secondo incarico. Era finito (e Alemanno con lui) al centro di ben più pesanti polemiche quando Stefano Andrini, squadrista fascista non tanto ex visti i contatti con Boccacci e col nostalgico truffatore e malavitoso Mokbel, venne assunto all’Ama con un bel contratto. Andrini si tenne stretti posto ed emolumenti fino ai primi passi dell’inchiesta sulla rete che aveva contribuito a mettere in piedi insieme a uomini della ‘ndrangheta per comperare voti di italiani in Germania a favore del senatore Di Girolamo. Poi gli stessi amici sindaco e manager gli consigliarono le dimissioni. Per il 2010 l’Ama, cui la capitale ha affidato la gestione dei rifiuti urbani dal 2000, prevedeva di portare la raccolta della differenziata al 24%, con 300mila tonnellate di rifiuti da smaltire, 200mila presso i propri impianti il resto in strutture terze. Per ora non riuscirà nell’intento anche se gli sforzi aumentano. Tuttora gli scarti della differenziata necessitano di trattamento perché nei famosi cassonetti bianchi e blu finiscono anche altri prodotti. L’azienda, inoltre, provvede ad altri servizi di decoro: pulizia di banchine del Tevere nel tratto fra i ponti Milvio e Marconi, di piste ciclabili del tratto urbano, spazzatura e lavaggio strade dopo manifestazioni pubbliche, mercati, visite ufficiali ed eventi, rimozione del guano degli storni e delle foglie degli alberi.

Enrico Campofreda

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