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A Terzigno ‘manganellate come se piovesse’. Contro la discarica rogo dei certificati elettorali e picchetti davanti agli scavi di Pompei

(12 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

12-10-2010/09:58 --- Nuove iniziative di protesta delle popolazione dell’area vesuviana contro l’apertura di una nuova discarica a Terzigno, nel napoletano: domenica centinaia di persone hanno sfilato in corteo fino al santuario di Pompei dove si svolgeva la messa domenicale, e poi i manifestanti hanno bloccato per un’ora le porte d’ingresso agli scavi archeologici distribuendo un volantino in quattro lingue ai turisti per spiegare il senso della loro protesta. Durante la notte di ieri i cittadini hanno di nuovo fermato o rallentato gli auto-compattatori diretti alla discarica già in funzione con falò e blocchi stradali, mentre sabato migliaia di bambini delle scuole locali avevano inviato migliaia di lettere e cartoline al Presidente del Consiglio. Sempre domenica circa 6000 persone hanno bruciato in piazza i propri certificati elettorali come estremo atto di sfiducia nella classe politica.
“Su questo territorio, in un parco nazionale piccolissimo sotto la protezione dell’Unesco, parco nazionale specifico per la biodiversità protetto da leggi italiane ed europee, ora è arrivato lo Stato e c’ha imposto una discarica, senza nessun controllo. Qui non è stata fatto assolutamente nessun rilievo né dell’acqua e né del sottosuolo e ci hanno imposto questo merdaio, facendoci vivere in un modo che nemmeno nell’ottavo mondo.” Così commentava ieri gli ultimi avvenimenti Luigi Casciello, dei Comitati Cittadini dell'area del Vesuvio, ai microfoni di Radio Città Aperta.
“È impossibile vivere cosi. Hanno varato addirittura delle leggi speciali contro chi protesta contro questa discarica: un anno di carcere che diventano quattro nel caso degli organizzatori delle mobilitazioni. Abbiamo cercato di ragionare col governo e con i commissari straordinari: abbiamo proposto un ciclo industriale della spazzatura che non sia composto dalle discariche e dagli inceneritori ma che preveda un trattamento meccanico a freddo dei rifiuti. Abbiamo pure realizzato un convegno – ricorda Casciello – portando qui nel nostro comune addirittura l’ingegnere che ha ideato questo tipo di impianto di trattamento meccanico della spazzatura, proponendo di realizzarlo anche da noi. Ma nessuno ci ha risposto... Si capisce subito il perché: un inceneritore costa 300 milioni di euro e sono sempre i soliti noti ad accaparrarsi l’appalto per la realizzazione e la gestione. La camorra l’avevamo cacciata tramite la creazione del Parco nazionale del Vesuvio nel 1994 ma ora rientra dalla finestra perché sotto la spinta dell’emergenza rifiuti Bertolaso affida a chi gli pare il trasporto dell’immondizia e la gestione degli inceneritori”. Denuncia ancora l’esponente dei Comitati cittadini’: “si è creato un circuito incredibile di malaffare fra politica, camorra e imprese. Noi stiamo tentando di portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale questa situazione, e quindi automaticamente è scattata la repressione , le perquisizioni nelle case di chi protesta , la limitazione alla libertà di movimento. Per non parlare delle manganellate come se piovesse. Questa è la nostra situazione. Adesso tutti aspettano che il ‘messia’ arrivi con le sue borse piene di soldi. Pensano che cosi facendo riusciranno a convincerci ad ingoiare la spazzatura di tutta la Campania, ma non smetteremo di protestare”.
Per i prossimi giorni sono attese nuove proteste e nuove mobilitazioni.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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