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Immigrazione: risorsa o problema?

(18 Ottobre 2010)

Leggo su “il Fatto Quotidiano” di ieri, 16 ottobre, un articolo sulla immigrazione, titolato “non passi lo straniero”, in cui si cita un dato, quindi non una opinione, che ci rivela che l’83% degli italiani considera i 5 milioni di immigrati una presenza eccessiva.
Mettiamo qualche punto fermo se vogliamo dare un giudizio ragionato e abbandoniamo ideologia, retorica dell’accoglienza e che siamo tutti fratelli, e anche le interpretazioni di tipo razzista, visto che il fenomeno nella sua essenza è di natura economica.

L’immigrazione massiva in Italia inizia 30 anni fa e coincide con gli interessi degli imprenditori italiani piccoli e medi della economia sommersa di avere manodopera a basso costo, in nero, a contrastare le conquiste operaie e bracciantili, e per la grande industria, in fase di espansione, di disporre di un esercito di riserva pronto a sostituire i troppo sindacalizzati operai italiani.
La manovra nel suo complesso ha portato vantaggi a imprenditori, che certamente non sono di sinistra, ma ha anche avvantaggiato, in tutta Europa, tutti quei movimenti razzisti e di destra che hanno cavalcato i grandi disagi portati alle classi popolari nelle periferie, e hanno già da anni spostato a destra quegli stessi operai che erano il tradizionale elettorato di sinistra.

Praticamente la destra economica e quella razzista con la immigrazione hanno preso due piccioni con una fava: hanno indebolito il movimento operaio e fatto profitti con il lavoro nero, e per di più hanno dato la colpa agli immigrati, ai clandestini, e alle puttane e spacciatori di droga che si sono portati appresso, creando movimenti di tipo xenofobo e razzista per una guerra tra poveri.
E la sinistra? Ottusamente ha ripetuto che gli immigrati creano il 10% del PIL (ma quanta evasione fiscale genera il lavoro nero non viene quantificato), che fanno lavori che gli italiani rifiutano, che senza le 70.000 culle straniere ci sarebbe un crollo demografico (in realtà il territorio italiano ha una sostenibilità per 30 milioni di persone e la saggia riduzione delle nascite è legata all’istinto di sopravvivenza di un popolo che proprio per la sovrappopolazione ha conosciuto l’emigrazione), e che non si potrebbero pagare le pensioni.

Ma il peggio deve ancora venire!
La crisi economica, dovuta in parte alle speculazioni finanziarie, ma soprattutto alla affermazione nella economia globale di nuovi soggetti produttivi, che ci hanno tolto per sempre interi mercati di sbocco per le nostre merci ed ora sono gli esportatori verso l’Italia, ha creato una situazione di licenziamenti di massa, di delocalizzazioni produttive all’estero, di recessione, per cui la manodopera non altamente qualificata non serve più e i milioni di immigrati stanno diventando un problema esplosivo, altro che risorsa per il paese.
Se poi vi è qualche farlocco che pensa che l’immigrazione abbia risolto qualche problema per il continente africano, dobbiamo aprirgli gli occhi, sempre con dati di fatto e non opinioni: la fame in questi anni è aumentato e l’emigrazione dall’Africa non ha dato alcun sollievo alla sovrappopolazione africana che ormai è aumentata passando da 600 milioni a quasi un miliardo,
Il mondo in questi ultimi 30 anni è peggiorato, il ricorso ai flussi migratori deresponsabilizza gli stati dal cercare un proprio sviluppo sostenibile e dalle politiche serie di limitazione delle nascite.
Il migliore aiuto per certi paesi sarebbe quello di sapere che ricorrere alla emigrazione è un capitolo chiuso e che i problemi se li devono risolvere da soli.
Voglio solo ricordare i fatti di Rosarno, in Calabria, dove gli schiavi negri venivano sfruttati dai mafiosi proprietari degli aranceti per 20 euro e furono presi a fucilate quando accennarono ad una rivolta.

La immigrazione porta squilibri, prepotenze, sfruttamento, fa arretrare ogni conquista dei lavoratori, rende bestiali i rapporti tra gli uomini, e infatti è stata voluta e usata dalle destre capitaliste.
La sinistra che non c’è non ha saputo analizzare il problema, lo ha sottovalutato, lo ha considerato un fenomeno ineluttabile, non arginabile e ci ha perso e perderà milioni di elettori.

Paolo De Gregorio

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