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(30 Aprile 2011) Enzo Apicella

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8 Novembre: siamo tutti palestinesi... Tranne qualcuno.

Il CPN di Rifondazione Comunista ha votato contro la partecipazione alla manifestazione

(2 Novembre 2003)

La valanga di adesioni alla manifestazione nazionale STOP THE WALL - STOP THE WAR è ormai inarrestabile. Ai promotori dell'iniziativa, che hanno ripreso e rilanciato gli appelli provenienti dalla Palestina martoriata, si sono aggiunti partiti politici, circoli del PRC, sindacati di base, associazioni, centri sociali, network antagonisti, social forum, rappresentanti istituzionali, semplici cittadini, giornalisti, intellettuali, e le adesioni continuano ad arrivare non solo alla casella ufficiale della manifestazione - stopthewall@tiscali.it - ma addirittura ai singoli promotori. Non è esagerato dire che il popolo di sinistra, il popolo della pace e della solidarietà internazionale si sta nuovamente mobilitando e nuovamente alza la bandiera della Palestina come la bandiera del diritto e della giustizia negati da uno Stato colonialista e razzista e dal suo potente protettore imperialista.

Sabato 8 novembre, dunque, decine di migliaia di cittadine e cittadini invaderanno pacificamente le strade di Roma, sventolando le bandiere di quello Stato di Palestina che i likudniks di Tel Aviv e di Washington vorrebbero non vedesse mai la luce. Sarà una manifestazione grande nei numeri e nobile nel messaggio che intende lanciare: muri, bombe ed assassini non possono vincere la resistenza dei popoli - in Palestina come in Irak - e la solidarietà internazionale.

In questo contesto, l'incredibile decisione del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista - che domenica 26 ottobre ha votato a maggioranza contro la partecipazione alla manifestazione - è un fatto politico grave e gravido di conseguenze.

L'ostilità del gruppo dirigente bertinottiano verso il dispiegamento di un vasto e forte movimento di solidarietà con la lotta del popolo palestinese era un fatto già noto e, nei mesi scorsi, non erano mancati episodi anche pesanti, che non abbiamo mancato di sottolineare; eppure, mai prima d'ora il partito di Bertinotti e Bertinotti medesimo si erano spinti fino al punto di dissociarsi platealmente da una manifestazione promossa e sostenuta da un arco di forze tanto ampio che - quando mancano ancora più di dieci giorni all'appuntamento - vede la presenza della sinistra dell'Ulivo (PdCI, Verdi, sinistra DS), dei sindacati di base più rappresentativi (CUB - RdB e Cobas), di un'infinità di associazioni, insomma di quel movimento con il quale Bertinotti e i suoi si sono riempiti la bocca in tutti questi anni.

Fortunatamente, componenti significative dell'organismo dirigente del PRC - segnatamente, la sinistra di Marco Ferrando e l'area della rivista l'Ernesto - hanno confermato il proprio impegno per la manifestazione dell'8 novembre, ma questo non è sufficiente a nascondere la gravità della scelta bertinottiana (sostenuta anche dai trotskisti di Maitan), malamente mascherata dall'affermazione pretestuosa che i punti della manifestazione non comprendono la condanna del "terrorismo palestinese". Che questa affermazione - insultante per i Palestinesi e per tutti noi - non sia altro che un patetico pretesto lo dimostra, fra l'altro, l'adesione piena del PRC all'appello di Action for Peace per la manifestazione dello scorso 4 ottobre, in cui (naturalmente) non vi era la minima traccia di condanne del "terrorismo palestinese". Il vero e inconfessato problema di Bertinotti e dei suoi, quindi, deve essere un altro.

L'assenza di Bertinotti e pochi intimi non costituisce un problema per la riuscita della manifestazione, in cui - come è sempre avvenuto - l'impegno e la presenza dei compagni e delle compagne del PRC saranno generosi ed evidenti. Tuttavia, la gravità e, per così dire, la viltà della scelta bertinottiana non rimarranno senza conseguenze: se il disimpegno del PRC dalla questione palestinese è uno dei tanti ticket che Bertinotti deve pagare all'israeliano Fassino per potersi accomodare nel salotto buono del futuro governo Prodi bis, è bene che se ne parli, dentro e fuori il PRC.

Appuntamento per tutte e tutti sabato 8 novembre a Roma. Per dire poche cose, ma chiare: NO al Muro dell'Apartheid, NO all'occupazione della Palestina e dell'Irak, NO alla guerra permanente di Bush e Sharon. Oggi più che mai, le donne e gli uomini liberi del mondo sono tutti Palestinesi.

Arcipelago

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