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Martino: sì agli albanesi nell’Esercito italiano

(3 Novembre 2003)

ROMA - «Una volta, in Albania, feci un pensiero ad alta voce. Dissi: “Sarebbe bello arruolare una brigata albanese nell’Esercito italiano”. Pensavo che la cosa fosse finita lì, invece qualche tempo dopo il mio collega Pandeli Majko mi chiese conto di quell’affermazione. Mi disse: “Vanno avanti i lavori per la Brigata albanese”? A Tirana avevano preso molto sul serio la mia idea».

Invece a Roma, ministro Martino, che effetto ha fatto la sua proposta?

«Guardi, io non ci trovo nulla di scandaloso. In Italia abbiamo una situazione demografica disastrosa: aumentano gli anziani e diminuiscono i giovani. L’idea di arruolare gli albanesi nell’Esercito italiano è buona: alla fine dei cinque anni di ferma gli albanesi potrebbero diventare cittadini italiani e, in più, avrebbero imparato un mestiere. D’altronde, i francesi hanno la Legione straniera, gli inglesi hanno i “Gurkha”. Perché noi no?».

A che punto è, ministro, l’Europa della Difesa?

«Preferirei parlare di Europa della sicurezza, essendo il concetto di Difesa molto cambiato negli ultimi anni. (...)».

Ministro, l’Onu ha appena varato una risoluzione che dà il via a una Forza multinazionale in Iraq. Che ne pensa?

«Che è un fatto meraviglioso. Io sono convinto che l’Iraq non sarà, come ha detto qualcuno, un nuovo Vietnam per le forze della coalizione. (...)».

Ministro, la previsione del bilancio della Difesa per il 2004 vede ancora un taglio dei fondi. Ci sono dei programmi a rischio?

«(...) Certo, mi dispiace che là dove la spesa pubblica è giustificata, come nella Difesa, si spenda di meno. La Difesa non è un apparato dello Stato, è lo Stato».

di CARLO MERCURI

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