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Terzigno

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(30 Settembre 2010) Enzo Apicella
Terzigno: una nuova discarica nel territorio di produzione del Lacryma Christi

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A Terzigno niente scontri, ma la polizia provoca e minaccia i cittadini. Verso una ‘Terzigno lucana’?

(26 Ottobre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

25-10-2010/20:52 --- Nonostante nei giorni scorsi il premier Berlusconi si sia detto «commosso» per le «lamentele» dei cittadini campani che si oppongono alla seconda discarica prevista all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, l’attenggiamento del governo sul tema è tutt’altro che conciliante. Infatti durante una conferenza stampa il sottosegretario e commissario straordinario Bertolaso ha confermato la linea dura anche dopo che i quattro sindaci dei comuni interessati hanno lasciato il tavolo delle trattative rifiutandosi di sottoscrivere il programma-diktat proposto dall’esecutivo. «Non arretriamo di un passo. Andremo avanti con l’accordo, rispettando i punti del documento siglato ieri sera, in maniera unilaterale», ha detto Bertolaso che ha minacciato il ricorso alle maniera forti in caso di continuazione della protesta. Come se finora lo stato d’assedio, le cariche e la repressione imposti dallo Stato nei confronti dei cittadini di Terzigno e di Boscoreale fossero solo degli assaggi di una prova di forza militare che il governo non annuncia esplicitamente ma che lascia intendere. Ad esempio quando filtra la notizia che altri reparti mobili della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza stanno raggiungendo il napoletano provenienti da Bari e da altre zone del paese...
Ma i cittadini di Tricase, Terzigno, Boscoreale e Boscotrecase non sembrano essersi intimiditi e mantengono ferma la loro opposizione ad un documento che sembra più uno specchietto per le allodole che la rinuncia da parte dello Stato ad aprire una seconda discarica nel vesuviano. I comitati, le associazioni, i cittadini e – di rimando anche i sindaci – vogliono scritto nero su bianco non solo che la seconda discarica di Cava Vitiello non aprirà, ma che chiuderà anche quella attiva e inquinante di Terzigno. Non gli bastano i tre giorni di sospensione nello sversamento dei rifiuti nella cava Sari annunciati per permettere indagini adeguate sulla falda idrica e sull’aria; vogliono la immediata bonifica e messa in sicurezza dell’area che sparge miasmi insopportabili in un’area di parecchi chilometri quadrati. Bertolaso ha chiarito che di chiudere la discarica attiva nella cava Sari non se ne parla proprio. Perché se no, lascia intendere, sarebbe il segnale nei confronti delle altre popolazioni in lotta nel resto d’Italia che la mobilitazione paga e potrebbe scatenare un effetto emulazione ingestibile per l’esecutivo.
La giornata di ieri è stata comunque la più tranquilla delle ultime settimane: in mattinata c’è stata una grande manifestazione autoconvocata dai comitati e dalle associazioni alla quale hanno partecipato circa 10.000 persone provenienti non solo dai comuni del vesuviano ma anche dal resto del napoletano e dal capoluogo. Una giornata che poi è proseguita con assemblee, riunioni, incontri mentre alla popolazione in lotta giungeva la solidarietà da parte di altre realtà della Campania come Acerra, Napoli, Chiaiano, Giuliano ecc. Anche con l’oscurità la situazione è rimasta tranquilla, senza gli scontri che avevano caratterizzato le nottate precedenti. Almeno finchè alcuni agenti della Digos non si sono messi a provocare e a minacciare i cittadini che, esasperati, hanno deciso di reagire. Un episodio che oggi era su tutte le edizioni web della stampa, trattato come se si fosse trattato di un’aggressione a freddo nei confronti dei ‘tutori dell’ordine’. Ma le testimonianze su quello che è avvenuto veramente ieri sera a Terzigno restituiscono una versione assai diversa dei fatti.
“Ieri sera si è registrato questo spiacevole episodio di aggressione nei confronti di due auto civetta, senza contrassegni, della Digos. Queste due auto mi erano già state segnalate prima da alcuni cittadini, ed insieme ad alcuni appartenenti al nostro Legal Team stavamo cercando di filmarle perché molti cittadini si erano lamentati del fatto di essere stati fermati e anche malmenati da questi agenti in borghese che senza paletta fermavano le automobili e i motorini, in particolare intimavano di non andare sulla rotonda e di togliersi di mezzo” racconta ai microfoni di Radio Città Aperta Angelo Genovese, professore ed esponente del comitato ‘Vesuvio in lotta’. “Noi avremmo tentato di filmare il loro comportamento inaccettabile per poi magari segnalarlo agli stessi organi di Polizia ma non ci siamo riusciti. Poi abbiamo saputo che un gruppo di cittadini della zona aveva circondato ed aggredito questi poliziotti. C’è stata una colluttazione e qualche tafferuglio, ma niente di così grave come hanno scritto alcuni giornali. Però certo è che se le cose sono andate come ci hanno raccontato alcuni cittadini le forze dell’ordine non è che si siano comportate in maniera corretta in quella situazione”.
Naturalmente la versione di quanto accaduto ieri sera – tre giovani del luogo sarebbero stati arrestati e denunciati per resistenza, oltraggio e violenze – ha permesso al ministro degli Interni Maroni di fare la voce grossa e minacciare la popolazione campana. Stamattina, a margine di un incontro con gli studenti di Varese sul tema della lotta alla criminalita', il titolare del Viminale ha avvertito: "Non sono più accettabili atti di violenza contro le forze dell'ordine. Faccio un invito a tutti a deporre le armi, altrimenti credo che si renderà necessario intervenire in maniera più dura di quanto non sia stato fatto finora". Intanto per tutta la giornata polizia e carabinieri si sono dedicati a operare perquisizioni nelle case di alcuni tra i cittadini che più si sono distinti per le proteste di questi giorni, invitati a starsene lontani dalla Rotonda, quartier generale della mobilitazione, e dalle manifestazioni.
Rispetto ai diktat del governo, mascherati da disponibilità alla trattativa, Genovese è chiaro: “Sulla questione Bertolaso purtroppo non assistiamo a niente di nuovo; in tutti questi anni e ancora oggi le loro proposte sono sempre di carattere unilaterale, scelte non condivise e imposte con il ricatto. Loro per proposte condivise intendono quelle che vengono da loro imposte con la forza degli uomini in divisa. Questa è una cosa abbastanza grave perché non ci si rende conto che si trovano di fronte a una intera popolazione esasperata che non solo non vuol sentire parlare dell’apertura di una nuova discarica ma soprattutto vuole la chiusura immediata di quella attualmente esistente. L’interesse di Bertolaso e del governo è di mantenere l’emergenza vigente... Loro sono interessati a suscitare crisi per quanto riguarda i rifiuti ogni due anni, tre anni, per poi applicare soluzioni estreme e per loro vantaggiose. Se no non si capisce assolutamente il perché non si punti sulla raccolta differenziata, non si facciano leggi che riducono a monte il problema. Anzi, in realtà lo si capisce molto bene” puntualizza Genovese: “Chi produce imballaggi usa e getta non vuole assolutamente convertirsi a qualcosa di più ecologico, anzi....Allo stesso tempo anche la camorra ha grossi interessi nel tenere aperte le discariche e il flusso dei rifiuti così com’è”.
Al ministero degli Interni e nelle varie questure della Campania si afferma che si sta indagando sulle possibili infiltrazioni dell’area anarco-insurrezionalista nelle proteste, così come sulla presenza negli scontri di frange provenienti dagli ambienti camorristici… Ma la verità è che l’emergenza rifiuti è estesa in tutta Italia e presto altre popolazioni potrebbero esplodere come una polveriera.
Ad esempio un nuovo fronte sembra in procinto di aprirsi in Basilicata: oggi l’Organizzazione Lucana Ambientalista ha espresso solidarietà ai cittadini del borgo La Martella di Matera che hanno attivato un presidio contro il conferimento di rifiuti solidi urbani della provincia di Potenza nella discarica comunale. Sulla base di un'ordinanza del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, sabato è iniziato lo sversamento di ben 4.300 tonnellate di immondizia. ''Evitare una Terzigno lucana'', é l'appello lanciato dal comitato alla politica regionale. L'organizzazione, infatti, ha espresso ''il timore che il trasporto dei rifiuti della vicina provincia di Potenza porti in pochi mesi alla saturazione nella discarica materana'' ed ha denunciato ''la politica regionale improntata erroneamente sull'ampliamento e realizzazione di nuove discariche e sull'incenerimento dei rifiuti anche presso gli impianti a biomassa e nei cementifici''. Per l'associazione ecologista ''purtroppo si assiste ad un nuovo 'tour della monnezza' che ora rischia di far collassare il pur lodevole impegno dei cittadini e dell'amministrazione comunale di Matera e di tutte quelle amministrazioni che vogliono uscire dal ciclo vizioso dell'emergenza in una regione che produce il piu' basso quantitativo di rifiuti pro capite d'Italia''.

Marco Santopadre, Radio Città Aperta

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