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(29 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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I risultati della riforma Brunetta: taglio di 300 mila posti di lavoro, servizi pubblici allo sbando, meno scuola, meno salute e meno servizi.

(1 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

01/11/2010 08:47

Negli anni 2008 e 2009 il personale della Pubblica Amministrazione si è ridotto di 72 mila dipendenti scendendo a 3,5 milioni di unità. dopo le
migliaia di contratti non rinnovati ai precari, dopo la rinuncia da parte del Governo alla stabilizzazione, con lavoratori e lavoratrici che per anni avevano operato nei settori pubblici e sono stati dall'oggi al domani buttati fuori senza alcuna logica, ora arrivano tagli ancora più considerevoli. Nel corso di una delle sue innumerevoli conferenze stampa, il Ministro Brunetta ha fornito ulteriori numeri:
"Per effetto delle misure in materia di blocco del turnover, contratti di
lavoro flessibile e collocamento a riposo, complessivamente tra il 2008 e il 2013 si può prevedere una riduzione dell'occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità (- 8,4%)”.

Brunetta con la consueta demagogia propagandistica anti-statali scimmiotta i ministri di Francia e Inghilterra che scaricano sul lavoro dipendente i costi della crisi dopo avere salvato dalla bancarotta le banche e i centri di potere finanziari, una bancarotta creata dallo stesso capitale finanziario e dalle sue speculazioni borsistiche. In Tutta Europa stanno riducendo i servizi pubblici, si accaniscono sulla scuola e sulla sanità e in questa opera si contraddistinguono i Governi di destra, con il silenzioso benestare dei partiti di centrosinistra che non fanno opposizione.
Un disegno europeo di smantellamento dei servizi pubblici, di riduzione del personale che in Italia è reso ancora più drammatico dal fatto che in questi settori (nella scuola, nella sanità, nella ricerca, nell'ammodernamento della macchina amministrativa) si è investito poco o nulla.

Dopo non avere mosso un dito contro l'aumento a 65 anni dell'età pensionabile per le donne nella pubblica amministrazione, i sindacati Cgil Cisl Uil ora non muovono foglia contro questo attacco ai lavoratori e ai servizi pubblici, falsamente interessati a discutere dei 4 comparti di contrattazione in cui il Governo vuole riorganizzare la Pubblica Amministrazione.

Tutti zitti e buoni, interessati come sono a spartirsi i poteri, i permessi e le agibilità sindacali e a chiedere al Governo di accelerare l'iter di approvazione dello scippo del trattamento di fine servizio in favore di quella pensione integrativa che viene cogestita anche da Cgil Cisl Uil.

E' tempo di mobilitarsi come in Francia, se un tempo il lavoro pubblico era una occupazione sicura, oggi questa certezza non esiste più e dopo i codici disciplinari da caserma, Il ministro Brunetta si veste da Napoleone e attacca il potere di contrattazione sindacale (con i 4 mega comparti e con la eliminazione, attraverso la legge che prende il suo nome, di gran parte delle materie di contrattazione, che davano un senso e un ruolo alle RSU), distrugge il potere di acquisto dei salari (blocco per 3 anni dei contratti e della stessa contrattazione decentrata) e taglia migliaia di posti di lavoro.

Mandiamo a casa il ministro dei tagli e non fidiamoci dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e autonomi che con il Governo vanno a braccetto.

Cobas Pubblico Impiego

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