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L’Italia frana: la cronaca di un disastro abbondantemente annunciato

(2 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

02-11-2010/12:16 --- La morte a Massa di una madre e del suo figlioletto di due anni, uccisi da una frana che ha travolto la loro casa, ricorda a tutti noi come lo spettro del pericolo frane e alluvioni incomba su almeno 6 milioni di persone che nel nostro paese vivono nei 29.500 chilometri quadrati ad alto rischio idrogeologico. Frane, esondazioni, colate di fango, in Italia, hanno fatto una media di 61 morti l'anno, su un totale di oltre 100 mila persone coinvolte in queste calamita'. Sono inoltre più di 24 milioni i residenti in aree ad elevato rischio sismico di 725 Comuni, dove vi sono 27.920 scuole, 2.188 ospedali e oltre 6 milioni di edifici, residenziali e non, mentre frane e alluvioni minacciano 1.260.000 edifici, di cui 6.000 scuole e 531 ospedali.
L’ultimo studio in ordine di tempo risale ad appena due settimane fa e, tristemente, indica la Toscana proprio tra le regioni più esposte a smottamenti come quello che ha ucciso le tre persone in provincia di Massa. Si tratta della ricerca Terra e Sviluppo. Decalogo della Terra 2010, realizzata dal centro studi del Consiglio nazionale dei geologi. Secondo gli esperti del Cng poco meno di un italiano su dieci (circa sei milioni di persone) abita nei 29.500 chilometri quadrati del territorio considerato a elevato rischio idrogeologico, ovvero dove eventi naturali straordinari possono rivelarsi distruttivi per le cose e fatali per le persone. Il 19 per cento della popolazione a rischio, pari a oltre un milione di persone, vive in Campania, 825mila in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in Piemonte, Lombardia e Veneto.
È in queste regioni, insieme alla Toscana, che persone e cose sono maggiormente esposte a pericoli, sia per l’ampiezza dei territori che registrano situazioni di pericolo sia per l’elevata densità abitativa. A tal proposito giova ricordare che sono un milione e 260mila gli edifici a rischio di frane e alluvioni. Di questi oltre seimila sono scuole, mentre gli ospedali sono 531. Più in generale, considerando tutto il territorio nazionale, i comuni a elevato rischio di alluvioni e frane sono ben il 68,9 per cento del totale (fonte Legambiente), di cui il 21,1 con aree franabili, il 15,8 con aree alluvionabili e ben il 32 per cento con aree franabili e alluvionabili.
La morfologia del territorio italiano lega a doppio filo le conseguenze del dissesto idrogeologico e dei terremoti. Per contenere l’emergenza, secondo i calcoli del Cng dal dopoguerra a oggi si sono spesi circa 200 miliardi di euro. Denaro soprattutto destinato a interventi successivi alle calamità naturali. Il valore dei danni causati da eventi franosi e alluvionali in 60 anni è di circa 52 miliardi. Di contro, il ministero dell’Ambiente stima il fabbisogno finanziario per mettere definitivamente in sicurezza idrogeologica l’intero territorio nazionale in 40 miliardi. Agli attuali livelli di spesa e in assenza di calamità naturali ci vorrebbero 33 anni. Denaro che, finalmente impiegato, salverebbe la vita a diverse migliaia di persone.
Difatti, secondo l’ultimo Rapporto sulle frane in Italia pubblicato nel 2007 dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nell’ambito del Progetto Iffi (Inventario dei fenomeni franosi), dopo i terremoti «le frane sono le calamità naturali che causano il maggior numero di vittime e danni». Dal secondo dopoguerra in poi, si legge ancora nel rapporto, in Italia a causa delle frane sono morte 6.549 persone. Non è dunque frutto della fatalità se il 38 per cento delle vittime causate dal maltempo (e dalla mancata prevenzione) in Europa, risiedesse nel nostro Paese.

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