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Quella direttiva Ue mai applicata

(3 Novembre 2010)

IL CASO. Uno studio condotto nel 2003 dal Commissario europeo della Ricerca ha rivelato che l’Italia si colloca al primo posto in Europa per le vittime d’inondazioni e alluvioni.

Uno studio condotto nel 2003 dal Commissario europeo della Ricerca ha rivelato che l’Italia si colloca al primo posto in Europa per le vittime d’inondazioni e alluvioni (38%), seguita da Spagna (20%), Francia (17%) e Gran Bretagna (12%). Negli ultimi 10 anni la spesa per le aree colpite in Italia dai principali eventi alluvionali è stata di oltre 10 miliardi di euro (annuario Apat 2005-2006). Uno strumento importante per il contenimento del rischio è la direttiva 2007/60/CE che consente di valutare e gestire il rischio da alluvione: attraverso una pianificazione, che si attua a livello di distretto idrografico, è ridotto il rischio idrogeologico.

La direttiva prevede che gli Stati, entro il 2011, facciano una valutazione preliminare dei rischi d’inondazione dei bacini idrografici del proprio territorio e delle zone costiere. Alla presenza di un’elevata probabilità di danni da alluvione si dovrà, entro il 2013, definire le zone sondabili e le mappe dei rischi d’inondazione. Infine, entro il 2015, si dovranno completare i piani di gestione dei rischi. Peccato che questa direttiva non sia stata ancora recepita nell’ordinamento giuridico italiano, e le risorse per gli interventi sul dissesto siano poche e insufficienti. Rilevanti i tagli ai capitoli di bilancio, riguardanti lo sviluppo sostenibile, la tutela del territorio e dell’ambiente, che sono passati dai quasi due miliardi di euro del 2008 a poco meno di 600 milioni nel 2010.

Infine: lo schema di accordo di programmazione e di finanziamento d’interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, elaborato dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, sembra attribuire al ministero la gestione diretta dei fondi per attuare gli interventi, emarginando le Regioni a individuare le azioni prioritarie (concordate con il ministero), affidandone, però, alla società (in house) del ministero dell’Ambiente, la Sogesid, l’elaborazione e la pianificazione. Le risorse per la riduzione del rischio idrogeologico sono spiccioletti rispetto ai 231 miliardi di euro destinati alle cosiddette opere strategiche, identificate non sulla base di una definizione di “opera strategica”, ma da accordi con le Regioni. E, intanto, il Paese frana e la gente continua a morire.

Erasmo Venosi - Terra

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