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(Contratto Metalmeccanici)

Campania: precontratti FIOM e licenziamenti

(8 Novembre 2003)

Nessun precontratto è stato ancora strappato dalla Fiom nelle aziende meccaniche campane. Ma anche se c'è una chiara disparità con regioni come l'Emilia, la Toscana o la Lombardia - dove sono state siglate decine di accordi - ciò non pesa sullo sciopero di venerdì. E in cantiere ci sono diverse vertenze già in piedi e le premesse per aprirne circa cinquanta nelle grandi imprese: 25 a Napoli, 10 a Caserta, 6 a Salerno, 5 a Benevento, 3 ad Avellino. Tra le aziende interessate figurano i nomi di Fincantieri, Whirpool, Ansaldo e Alenia. Alla Fincantieri i lavoratori sono uniti e hanno totalizzato già 56 ore di sciopero dello straordinario per il precontratto. Alla Merloni di Teverola (Ce), il referendum sulla vertenza, cui hanno partecipato il 78% dei lavoratori, ha ottenuto il 98% dei consensi. Discorso a parte per l'Alfa di Pomigliano: gli operai dovranno aspettare che a livello nazionale con la Fiat si smuova qualcosa. Nel frattempo ci si batte per ottenere contratti a tempo indeterminato per 500 giovani che a febbraio terminano la formazione e contro il tmc2, il nuovo modello d'organizzazione del lavoro che aumenta i carichi di lavoro.

Il complesso tessuto delle piccole e medie imprese (pmi) campane è il vero problema, il 70% delle quali è composto dall'indotto che fa capo alle aziende nazionali e multinazionali.

Le storie parlano da sole. Come quella dei dipendenti Ipm che ieri hanno scioperato con una manifestazione di protesta a Napoli, di fronte all'Unione degli industriali. Quattrocento lavoratori potrebbero ritrovarsi in mezzo alla strada. Il gruppo specializzato in telecomunicazione dei fratelli De Feo, un nome di garanzia tra gli industriali del Mezzogiorno, è alla frutta. Sette aziende solo in Campania, per un totale di circa 1000 dipendenti che potrebbero essere messe in liquidazione. E i cassintegrati, senza un intervento sono destinati alla mobilità: 35 su 47 alla Ipm net, 97 su 214 alla Ipm group, 30 su 60 alla DataCom, 20 su 100 alla Telecontrolli, 50 su 180 alla Novatel. Per non parlare dei 77 lavoratori della Meltem di Arzano, in cig da quasi un anno, esclusi da qualsiasi riqualificazione aziendale.

Nel `96 i De Feo avevano ottenuto un finanziamento di 54 miliardi, con il preciso obiettivo di assumere 400 persone per la costruzione dell'edificio della Ipm Net. Ma l'Ipm si occupa sostanzialmente della manutenzione dei telefoni pubblici, la Telecom li ha ridotti passando in pochi anni da 600.000 a 100.000 per lasciare campo libero alla telefonia mobile. Da quel momento non sono rimaste molte chance ai De Feo di risalire la china.

05 novembre 2003

Centro di Documentazione e Lotta

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