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Bubboni

(10 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in fulviogrimaldi.blogspot.com

Bubboni

foto: fulviogrimaldi.blogspot.com

Argentina
Crepa a 84 anni l'ammiraglio Eduardo Massera, membro della giunta militare installata per determinazione degli USA (immutabili nei secoli) nel 1976 e rimasta a massacrare il paese e il suo popolo fino al 1983, quando, a neoliberismo installato, si poteva procedere con governi, sempre vassalli, ma dalla vernice democratica. Purtroppo, a dispetto del buon lavoro fatto dai Kirchner, presidenti marito e moglie, per cancellare la vergogna dell'immunità garantita agli stragisti e torturatori dal berlusconide Menem, l'orrido personaggio, corresponsabile dei
30mila desaparecidos, ha potuto terminare i suoi luridi giorni in un ospedale di Buenos Aires. Possibile che non ci fosse nessun sopravvissuto dell'ERP, o di altre formazioni eroicamente resistenti alla dittatura, che gli avesse potuto rendere pan per focaccia?

I generali argentini sono fuorigioco da tempo. Chi rimane in gioco, anzi in prima linea, soprattutto in America Latina, è la Chiesa cattolica. Proseguendo nel suo millennario e attualissimo spargimento di infamie per tutto il pianeta, le vera fonte etica di ogni terrorismo insiste anche oggi nel sostegno alla criminalità organizzata politica, che sia di regime o di opposizione fascista, dall'Honduras alla Colombia, dal Messico al Guatemala. Incancellabile la vergogna di un cardinale, nunzio apostolico in Argentina dal 1974 al 1980, che, non solo ebbe frequentazioni amicali con Massera, partner sui campi da tennis, dopo la colazione di qualche chiodo conficcato negli occhi di detenuti, ma difese ed esaltò il regime più sanguinario della storia latinoamericana fino all'ultimo dei suoi giorni. Amato, stimato e protetto, di conseguenza, dall'oscurantista e fascistoide papa Woytila, ne fu nominato guida della Congregazione per l'Educazione Cattolica. Chi meglio di lui, del resto, poteva occuparsi di educazione, alla luce delle esperienze fatte giocando a tennis a due passi dalle segrete in cui giovani cattolici rapiti dalle scuole venivano istruiti e sminuzzati fisicamente e psichicamente dagli aguzzini del suo compagno di giochi? Il papa polacco santo-subito ribadì poi il ruolo e le preferenze della sua Chiesa danzando sottobraccio con il dittatore Pinochet su un balcone che guardava sulla spianata di croci allestita in tutto il continente dal duo Nixon-Kissinger. Quando Laghi si tolse dai coglioni, alle soddisfatta età di 86 anni, Napolitano inviò espressioni cordoglio.
Qui un estratto dal manifesto pro-generali argentini compilato da Pio Laghi:

Il Paese ha un'ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d'Aquino, il quale insegna che in casi del genere l'amore per la Patria si equipara all'amore per Dio". Questa la dichiarazione ufficiale d'appoggio al genocidio espressa dal nunzio apostolico Pio Laghi, intimo nonché compagno di tennis preferito dell'ammiraglio Emilio Eduardo Massera (tessera P2 numero 478), uno dei membri del triumvirato (con i generali Jorge Rafael Videla e Orlando Ramón Agosti) che instaurò la dittatura col golpe silenzioso del 24 marzo 1976.

Myanmar
Non abbiamo, nessuno fuori da quel paese ha, la più pallida idea come stiano le cose e come si siano svolte le elezioni di domenica scorsa. Sappiamo però che ex-colonialisti, dall' irrinunciabile spirito revanscista, ce l'hanno con Myanmar che, dal "manifesto" a "Il giornale", colonialisticamente, vittorianamente e razzisticamente insistono a chiamare "Birmania". Ed è già un bel segnale. Sappiamo però per certe alcune cose. Che il Myanmar sta sul cazzo all'imperialismo USA-UE perchè non riescono a frantumarlo e sottometterlo, come Iraq, Afghanistan, Yemen, Honduras, Messico, a dispetto delle "rivoluzioni colorate" che fanno allestire ai soliti monaci buddisti, perlopiù spediti a far casino dalla vicina Thailandia. E anche perchè è stretto partner commerciale e strategico della Cina, crimine massimo. Sappiamo che Pannella da anni rompe le scatole al Myanmar sollecitando alla rivolta armate arretrate tribù di stampo leghista. Sappiamo che il Myanmar è straricco di risorse minerarie e che al largo si sono scoperti ampi giacimenti petroliferi e che, logicamente, la cupola mafiosa multinazionale del petrolio ne vuol fare un nuovo Iraq. Sappiamo che l'unanimente venerata, in Occidente, Aung San Suu Khi, ha gli uffici della sua organizzazione a due passi dalla Casa Bianca e condivide con i suoi fautori Usa la celestiale visione di un libero mercato sul quale far troneggiare Exxon, Lockheed e Monsanto che non cessano di foraggiare la sua Lega Nazionale per la Democrazia (ultimamente afflitta da una scissione di chi vedeva nel sabotaggio delle elezioni un segno di impotenza). Infine vediamo che sul Myanmar, anzi sulla Birmania, c'è totale concordia e unanimità di giudizio dall'estrema sinistra all'estrema destra. Segno, come sempre in questi casi, che la destra l'ha messo in quel posto alla sinistra. E questo ci basta. Tanto più che da neanche un fringuellino di questo "Eden democratico" si è sentito un bisbiglio su elezioni modello come quelle di Arabia Saudita, Messico, Afghanistan, Iraq, Honduras...

Usraele
Agli Usa non bastava la totale identificazione di Barack Obama con le sanguinarie e nazisioniste ragioni di Israele. Dava noia addirittura quel suo inarcare leggermente il sopracciglio sinistro di fronte alla cannibalizzazione ebraica delle terre arabe di Palestina, Gerusalemme compresa, espressione adottata unicamente per salvare le apparenze di fronte a un'opinione pubblica sempre più atterrita alla vista del sistematico terrorismo di Stato di quel carcinoma planetario.
E così hanno mandato al Senato Marco Rubio, stella sfolgorante del movimento neo-Ku-Klux-Klan "Tea Party", che da una vita si proclama militante sionista e militarista, e di conseguenza, è stato eletto nello Stato della Florida, quello che rubò due volte le elezioni a favore di Bush, quello in mano alla criminalità organizzata della mafia cubana e di tutti i fuorusciti dei paesi antimperialisti latinoamericani, quello che onora confessi terroristi e serial killer come Orlando Bosch e Posada Carriles. Gli affini s'incontrano, il cerchio si chiude, l'internazionale neonazista, vero Pacifici, Alemanno, Saviano, Nirenstein?, onora il suo capofila. "La sopravvivenza di Israele, per non menzionare il suo successo, è nientemeno che un miracolo... Un Iran nucleare sarebbe devastante. Improvvisamente, organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah e Al Qaida avrebbero un volenteroso fornitore di armi nucleari da usare contro Israele e gli Stati Uniti e qualsiasi altro "infedele" che si metta in mezzo al loro piano di stabilire un califfato islamico globale".

Così parlò Marco Rubio , un post-cubano che ti fa precipitare in difesa di Cuba qualsiasi cosa faccia, comprese gli autodafé politici, economici e sociali di Raul Castro. Così parlò, mentre in Palestina un civile arabo viene ammazzato ogni giorno, nella Gaza-Auschwitz ci si deve estinguere lentamente, nelle carceri si torturano palestinesi anche minorenni, anche donne, gli SS delle colonie bruciano terre e manomettono vite, la coppia Netaniahu-Lieberman chiude le sue giornate agitando turiboli davanti alle immagini di Hitler e Himmler. E i nostri israeliti alla Lerner o Colombo si voltano dall'altra parte e s'indignano contro la persecuzione dei rom. Mentre il paraisraelita Saviano furoreggia su tutti gli schermi e giornali in difesa della libertà e dei diritti umani. Chissà dove ha imparato che la migliore arma d'attacco alla verità e alla giustizia è il vittimismo?

Criptoberluschini
Piero Sansonetti, estrema defecazione (scusate l'ìmmagine, ma calza) di Bertinotti, nei talk-show di destra e di criptodestra è ospite principe. E' la munifica sorte riservata ai transfughi. Quale soddisfazione maggiore di quella che ti viene da uno che dalle stelle (presunte) ti arriva nelle stalle dei porci con la coda tra le gambe e l'acquolina in bocca? Dopo il lustro a dirigere il fogliettino del Bertisconi "Liberazione", (se ne ricorda l'urlo una prima pagina, al tempo di un altro gaglioffo sull'Isola dei famosi, "Forza Vladimir!"), cacciato da una rivolta dei pur tollerantissimi redattori e lettori, tentò l'avventura trasformista con una roba chiamata "L'altro" che, però, fu sommersa istantaneamente dalla sua totale insipienza, insignificatezza e inutilità. Infatti l'uomo non sa neppure fare il suo mestiere, tanto prevalgono altre urgenze. Così è finito in un angolo assai oscuro, allusivamente metaforizzando, di una regione altrettanto oscura e oscurata (a scapito di tanti suoi luminosissimi cittadini), a dirigere "Calabria Ora". Subito si è tolto dalle palle, ovviamente grazie all' intuito geniale su chi si dovesse favorire da quelle parti, il giornalista Lucio Musolino, inviso al picchiatore fascista e ora presidente calabro Peppe Scopelliti e sopratutto alla 'ndrangheta, contro la quale il temerario Lucio aveva sparato bordate non da poco.

Inghirlandato di allori locali per quest'impresa, il soggettone dalle chiome svolazzanti come le sue ideologie, ha scalato un altro piano verso il paradiso della benevolenza di chi conta, accettato e poi dribblato un amichevole incontro con Roberto Fiore di Forza Nuova, annunciando un convegno intitolato nostalgicamente"Boia chi molla", nientemeno. Riscattando la jacquerie mafiofascista del 1970, l'ominicchio impreca contro coloro, compagni, sindacati non normalizzati, democratici, che si precipitarono allora a Reggio, a costo di morti ammazzati, per contenere quell'ennesimo rigurgito fascista sotto l'ombra di Gladio e degli Usa. Che si tratti del controcanto alla manifestazione contro la 'ndranghetta organizzata dal rivale perbene "Quotidiano della Calabria", come sospetta argutamente Silvio Messinetti sul "manifesto"? Comunque, ragazzi, non c'è da preoccuparsi, se c'è uno che sa mandare in vacca qualsiasi impresa giornalistica è Piero Sansonetti. E anche qui il cerchio si chiude: Bertinotti, Sansonetti, Vendola... Come si vede dura minga.

Pubblicato da Fulvio Grimaldi alle ore 10:11

Fulvio Grimaldi

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