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Padova: le illusioni (e le false promesse) del centro sinistra

odg presentato (e non approvato) al Comitato Politico Provinciale del PRC

(9 Novembre 2003)

Nell'affrontare la questione delle elezioni amministrative della primavera 2004, è doveroso riflettere sul quadro generale in cui queste elezioni si collocano.
Questo non solo per correttezza di analisi, ma anche perché queste elezioni, come lo sono state quelle del 2003, vengono sottolineate da più parti come una tappa del percorso politico generale della riproposizione e dell'allargamento dell'ulivo, sia sul piano europeo (nello stesso 2004) che su quello nazionale (entro il 2006).

La domanda da porsi quindi, sia sul piano generale che su quello locale, è se oggi è riproponibile l'alleanza tra il riformismo della classe e il riformismo del capitale, cioè tra i rappresentanti della borghesia liberale nella Margherita e nei DS e i rappresentanti dei lavoratori.
La domanda non è retorica perché ci sono stati periodi storici in cui questa alleanza si è verificata e, forse, ha anche portato qualche beneficio materiale alla classe. Ma la situazione concreta in cui ci troviamo a vivere rende impossibile questo incontro tra riformismi.

La crisi generale che cova da oltre 30 anni si sta dispiegando appieno e i suoi effetti li abbiamo ogni giorno sotto gli occhi: semplicemente non ci sono soldi da spartire.
Le amministrazioni locali (indipendentemente dal fatto che siano di centro destra o di centro sinistra) sono costrette a fare cassa vendendo il proprio patrimonio e lo stesso governo berlusconi ha la sue belle difficoltà a finanziare i faraonici progetti di grandi opere del ministro Lunardi.

Questa situazione di crisi pesa soprattutto sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici, che non a caso in questi ultimi anni sono stati spinti dalle loro condizioni materiali ad esprimersi con rinnovata militanza in appoggio ai movimenti e alle mobilitazioni contro il sistema globale del capitale.
Una nuova disponibilità alla mobilitazione e alla lotta da parte della classe che ha trovato eco anche nelle prese di posizione ufficiali del Partito, la cui direzione nazionale del settembre 2001 scriveva: "E' possibile che nel mondo si stiano determinando le condizioni per un nuovo inizio di un processo rivoluzionario... cioè il superamento dell'ordine esistente, il superamento della società capitalistica."

Ogni ragionamento sul programma, sugli accordi e soprattutto sui criteri con cui si procede a questi accordi non può non fare i conti con questo contesto generale.
Gli elementi discriminati del nostro programma non possono essere quelli che verranno puntualmente vanificati dal procedere della crisi, ma al contrario devono porsi come proposte concrete alla classe di resistenza nella crisi.

Non possiamo promettere o far credere che basti far cadere la giunta Destro per avviare una rimunicipalizzazione dell'aps, né possiamo rimandare la questione alla caduta del governo berlusconi e la sua sostituzione con un nuovo governo Prodi, come se questo cambio di governo potesse fare il miracolo di fermare la crisi generale e globale di questo sistema, creando dal nulla i soldi che servono a sostenere nuove politiche di welfare, a rifinanziare le amministrazioni comunali, a procedere con nuove nazionalizzazioni e municipalizzazioni.
Non solo perché né Zanonato né Prodi sono dell'idea di nazionalizzare o rimunicipalizzare qualcosa, ma perché, anche se lo fossero, non potrebbero comunque farlo senza prima modificare questo stato di cose.
Generare questo tipo di illusioni porta con sé il rischio politico enorme di spendere la credibilità del partito a garanzia di promesse che nessuno potrà poi mantenere.

Gli elementi di programma che vanno sostenuti all'interno di questa campagna elettorale devono essere il meno fumosi e il più concreti possibile.
Già su una questione concreta come quella della privatizzazione dell'aps abbiamo verificato come da una parte la Margherita non sia assolutamente disposta a contrastare il percorso di privatizzazione e dall'altra i DS di Zanonato continuino a sostenere il progetto di società per azioni a livello veneto.
E di queste prese di posizione dovremmo trarre le dovute conseguenze.
Le altre questioni che dovremmo porre sul tappeto dovrebbero essere altrettanto concrete.
Come ad esempio la rimunicipalizzazione della fiera.
Il blocco del processo di privatizzazione dell'Ater.
La rimunicipalizzazione delle farmacie comunali.
La cessazione immediata di qualsiasi tipo di sovvenzione comunale all'OIC, cioè alla struttura privata che ha supplito alla chiusura del geriatrico.

Infine, anche se non sono questioni che vanno ad intaccare interessi immediati, ma per il loro valore politico generale, vanno richieste e sollecitate prese di posizioni inequivocabili politiche sulla questione del ritiro delle truppe italiane dall'Irak e dall'Afganistan indipendentemente dalle risoluzioni ONU, e contro la costruzione di un esercito europeo.

31 ottobre 2003

favorevoli: 4
contrari 8
astenuti: 8

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