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I repubblicani boicottano il ‘New Start’ tra USA e Russia. A Lisbona Obama annuncerà: 'in Afghanistan altri 4 anni di guerra'

(18 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

I repubblicani boicottano il ‘New Start’ tra USA e Russia. A Lisbona Obama annuncerà: 'in Afghanistan altri 4 anni di guerra'

foto: www.radiocittaperta.it

Redazione Radio Città Aperta

18-11-2010/11:57 --- Ha appena perso le elezioni di medio termine ed ecco che il presidente degli Stati Uniti Obama deve incassare un nuovo schiaffo da un parlamento nel quale i toni concilianti dei primi mesi del suo mandato sembrano un lontano ricordo. Le elezioni di metà mandato hanno ridisegnato gli equilibri sia alla Camera sia al Senato a favore dei Repubblicani che ora si mettono di traverso. In questo particolare e breve periodo di transizione – che durerà fino al 5 gennaio, giorno di insediamento dei neoeletti senatori e generalmente denominato periodo dell’anatra zoppa - il presidente dovrà giocare tutte le carte a sua disposizione per far approvare e ratificare il nuovo Start (il trattato per la riduzione delle armi strategiche) siglato a primavera con il presidente russo Dimitri Medvedev. Il nuovo trattato, che sostituisce il precedente del 2002 e decaduto nel dicembre 2009, non prevede nessuna seria riduzione delle testate nucleari ed è già nettamente sbilanciato a favore di Washington, prevedendo ad esempio ispezioni a Mosca ma non in suolo statunitense. Ma non basta ai repubblicani che ora affermano di voler far saltare tutto. L’ultima telefonata di ieri tra il vicepresidente democratico Biden e il numero due dei senatori repubblicani Kyl ha aperto uno scenario politico che rischia di mettere alle strette Obama. I repubblicani non vogliono cedere ai democratici una vittoria importante, dal momento che il New Start rappresenta la priorità della politica estera dell’amministrazione Obama. Una schermaglia quindi più simbolica che sui contenuti che però potrebbe mettere in seria difficoltà un Obama che ha già dovuto annunciare, ammettendo l’ennesimo smacco, che il ritiro parziale dall’Afghanistan già previsto a partire dal prossimo anno slitterà almeno al 2014. Le difficoltà di Obama hanno già messo in allarme la diffidente Duma russa. Subito dopo le elezioni di midterm infatti la commissione Affari esteri del parlamento di Mosca ha ritirato le raccomandazioni di ratifica e il presidente Konstantin Kosachev ha detto che se il Senato statunitense non voterà a favore entro il mese di dicembre, le possibilità che il trattato venga ratificato crolleranno radicalmente.

Tornando alla guerra d'occupazione degli Stati Uniti e della Nato in Afghanistan, non solo durerà per almeno altri 4 anni, ma la presenza militare occidentale nel paese proseguirà, senza limiti, ben oltre il 2015. Questo andrà a dire domani il premio Nobel per la pace Barak Obama al vertice dell'Alleanza atlantica di Lisbona: altri 48 mesi di guerra 'dura' alla Petraus (con un'escalation dei bombardamenti aerei e un sempre più massiccio ricorso ai raid notturni delle forze speciali), al termine dei quali dovrebbe avvenire il ritiro del grosso delle 'truppe combattenti' lasciando comunque sul campo decine di migliaia di militari dell’Alleanza Atlantica con il compito ufficialmente di assistere l'esercito afgano nella prosecuzione delle operazioni belliche.
A preoccupare gli afgani, insieme all'aumento dei bombardamenti aerei, è il crescente ricorso alla tattica dei 'night raid': i famigerati blitz notturni compiuti dalle forze speciali (per lo più statunitensi ma non solo) nelle abitazioni civili 'sospette'. Azioni brutali che terrorizzano la popolazione e che spesso si concludono con l'uccisione di donne, uomini e bambini, accompagnate da violenze gratuite e umiliazioni, furti e devastazioni. Una pratica sempre più diffusa da quando c'è Petraeus al comando. A dimostrare che la brutalità dell’azione dell’esercito Usa non è affatto dipendente dal colore o dalla fede politica del presidente di turno.
Pianificare altri quattro anni di guerra significa mettere in conto altre decine di migliaia di civili afgani uccisi, altre centinaia di migliaia di innocenti feriti, mutilati e sfollati, e almeno altri 2.500 giovani militari occidentali caduti (stando alla media dell'ultimo anno di guerra). Per non parlare delle decine di miliardi di euro che verranno gettati al vento e sottratti allo stato sociale, all’istruzione e alla sanità: solo l'Italia spenderà almeno altri 3 miliardi di euro se deciderà di rimanere in Afghanistan fino al 2014, come fa giustamente notare Peacereporter.

Radio Città Aperta - Roma

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