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Solidarietà. Democrazia. Trasparenza. Oggi l’Aquila chiama Italia

(20 Novembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Solidarietà. Democrazia. Trasparenza. Oggi l’Aquila chiama Italia

foto: www.radiocittaperta.it


Marco Santopadre, Radio Città Aperta

20-11-2010/15:25
--- A ormai 19 mesi dal sisma che ha sconvolto l’Aquila e la sua provincia quel maledetto 6 aprile del 2009, la ricostruzione è ferma – anzi, non è mai iniziata veramente - la disoccupazione è alle stelle e lo spettro dell’emigrazione di massa verso altri lidi è sempre più realistico. Migliaia di persone continuano a ‘vivere’ ospitati da parenti o amici o addirittura nei residence o negli alberghi della costa. I più ‘fortunati’, quelli che sono finiti nei moduli ‘C.a.s.e.’, non ne possono già più dei ghetti in cui sono stati trasferiti sotto i riflettori di quei media nazionali che hanno ormai da tempo abbandonato l’epicentro di un terremoto che sembra non finire mai. E’ per questo che oggi all’Aquila stanno sfilando in migliaia; i cittadini del capoluogo e gli abitanti dei piccoli centri della provincia rasi al suolo alle 3 e 32 di quella notte, ma anche tanti abruzzesi trasferitisi da tempo a Roma, a Milano, a Bologna... E tanti non abruzzesi, che considerano quello che sta accadendo a l’Aquila uno schiaffo a tutto il paese. Le macerie nel centro della città sono anche macerie di democrazia. Democrazia sospesa, violata, surrogata. Nonostante il maltempo in tanti hanno raggiunto il capoluogo per sfilare in corteo: sindacalisti, attivisti dei movimenti sociali e territoriali, giovani, centri sociali, comitati, forze politiche e associazioni di categoria. I promotori non chiedono solo solidarietà, ma un sostegno attivo e la creazione di un fronte comune con chi lotta in val di Susa contro l’alta velocità o in Campania contro discariche e inceneritori.
D’altronde il modello sperimentato in Abruzzo il governo lo sta ora applicando in tutto il paese: “Basta avvicinarsi all’inceneritore di Acerra e si viene immediatamente intercettati da qualche militare del Battaglione San Marco che ti chiede i documenti e ti impedisce di ficcare il naso – ricorda il giornalista Manuele Bonaccorsi ai microfoni di Radio Città Aperta. - Le discariche e gli inceneritori in Campania sono stati dichiarati tutti, per decreto, siti di interesse militare. Così come per la zona rossa de l’Aquila. Quando c’è una opposizione popolare l’emergenza stabilisce una militarizzazione del territorio e una sospensione delle normali procedure democratiche per coprire un modello di ricostruzione – o di grandi opere, come nel caso della Tav – pensata a esclusivo beneficio delle cricche e delle lobbies affaristico-politiche”.
La manifestazione di oggi è il vero, unico miracolo che questo territorio abbia veramente offerto; sono lontani i giorni delle apparizioni settimanali del Premier e della sua corte, quando la consegna dei costosissimi e inutili prefabbricati alle famiglie di terremotati avveniva nelle fasce di massimo ascolto televisivo. Ma la disillusione non sembra aver cancellato la voglia di riscatto delle popolazioni colpite dal sisma del terremoto prima e da quello di una ricostruzione autoritaria e truffaldina poi. E’ anche per evitare che qualche esponente politico voglia approfittare della mobilitazione di oggi per darsi visibilità che i promotori del corteo hanno chiesto a tutti di sfilare sotto i simboli della città e le bandiere verdi e nere ma senza simboli di partito. Un invito raccolto anche da chi non avrebbe niente di cui vergognarsi, come i Vigili del Fuoco dell’USB: “Oltre ad esprimere il nostro sostegno e la nostra solidarietà ai cittadini aquilani, vogliamo sottolineare che è inconcepibile trovarsi ancora oggi, a 19 mesi dal terremoto, di fronte al fatto che altri cittadini non possono tornare nei loro quartieri, nel centro storico dove hanno vissuto e lavorato per anni, mentre L’Aquila viene lasciata in pasto a ‘piovre’ interessate a trarre profitti dalla sciagura. Una politica bugiarda e ciarlatana ha messo in liquidazione la popolazione aquilana, esposta come beneficiaria di un ‘miracolo italiano’ di efficienza”. Un’efficienza presto tramontata, e ottenuta per interposta persona, grazie al sacrificio di quei vigili del fuoco che oggi si sentono strumentalizzati, scavalcati dalle burocrazie degli apparati di controllo messi in piedi da Bertolaso e dall’emergenzialismo, e che ora denunciano la mancanza di mezzi e risorse indispensabili ad operare con efficacia nell’aquilano e in tutti quei territori dove l’Italia, letteralmente, frana.
Proprio alla vigilia della manifestazione di oggi un dossier preparato dal comitato 3 e 32 e da altri comitati aquilani denuncia gli appetiti sulla città di quei fondi immobiliari privati che stanno approfittando della mancanza di certezze rispetto allo stanziamento dei fondi pubblici. “C’è un fondo che si chiama ‘Fondo AQ’ – racconta ancora Bonaccorsi - controllato da una società denominata ‘Europa Risorse SGR’ che tramite alcune ordinanze di Protezione Civile ha già acquisito 500 appartamenti da affittare agli sfollati e che ora si prepara – come ammette lo stesso gestore del fondo, un certo Antonio Napoleone – a investire su alcune delle zone più preziose della città: il centro storico, alcuni insediamenti già individuati dal Piano C.a.s.e e l’area di Collemaggio che è quella dove ha sede lo spazio sociale ‘Casematte’. Nel capitale azionario di questa società ci sono la Finit, uno dei più importanti gestori di fondi immobiliari il cui amministratore delegato, Massimo Caputi, è sotto inchiesta a Milano per aggiotaggio, riciclaggio e tentativo di sfuggire ai controlli della Consob. Ma ci sono anche fondi basati alle Cayman e in Lussemburgo... Siccome non ci sono i fondi pubblici, la ricostruzione viene così affidata ad una speculazione selvaggia e senza nessun controllo, realizzata da soggetti societari misteriosi. E’ paradossale che questa operazione sia coperta da ordinanze di Protezione Civile e dalla Legge Finanziaria. Cioè il Governo impone all’Inail e agli enti previdenziali pubblici di investire il 7% nell’area del ‘cratere’. Il tutto è presentato come se si trattasse di una scelta etica: siccome i fondi pensionistici devono investire per garantire la redditività del loro capitale, tanto vale farli investire in aree depresse come quella colpita dal sisma. Il problema è che l’ordinanza in questione obbliga i fondi pensionistici ad investire per via indiretta, cioè attraverso il tramite dei fondi immobiliari privati. La torta da spartire è enorme: si parla di 3 miliardi di euro di fondi pubblici, dati in gestione ai fondi immobiliari privati, nei prossimi 4 anni”. Una montagna di denaro che cambierà il volto della città dell’Aquila senza nessun controllo pubblico e tantomeno partecipazione dei cittadini. Le cosiddette ‘New town’ di Berlusconi sono costate circa 2800 euro al metro quadro; il prezzario regionale che fissa i risarcimenti per quei cittadini che hanno avuto la casa distrutta fissa a 600 euro al metro quadro il contributo statale alla ricostruzione. Questo ci fa capire in quale direzione va la ricostruzione in Abruzzo. A proposito della mancanza di stanziamenti pubblici per la ricostruzione, o della impossibilità di spendere rapidamente i fondi già stanziati spiega Bonaccorsi: “si continua a ripetere che l’emergenza, il commissariamento, le ordinanze di protezione civili sono l’unica strada perché sono efficienti. Ma in realtà è esattamente l’opposto: al di là della gestione della prima emergenza, dopo un anno e mezzo dal terremoto la ricostruzione all’Aquila non è affatto partita. E questo per colpa di quella burocrazia che il commissariamento pretendeva di bypassare. Si è creata una duplicazione di tutti gli enti, di tutte le funzioni e di tutte le procedure attraverso la nomina di commissari da parte del Governo. Si crea così un labirinto burocratico di difficile comprensione. Abbiamo il Commissario Delegato che ora è il presidente della Regione Gianni Chiodi, il capo della struttura tecnica che è l’architetto Fontana, tra l’altro ex direttore della associazione dei costruttori edili di Confindustria, poi un Vice Commissario che si chiama Cicchetti, uomo dell’Opus Dei ed espressione di Propaganda Fide – esattamente come Angelo Balducci, collegato al Cardinale Sepe e al resto della ‘Cricca’. Anche i Beni Culturali sono stati commissariati. Questa duplicazione di funzioni rende più difficile la ricostruzione, non la rende più facile e spedita e crea un conflitto tra istituzioni ed enti in cui poi ogni amministratore o commissario dà la colpa agli altri...”
Gli Aquilani chiedono, proprio attraverso la manifestazione di oggi, che la gestione dell’emergenza e quindi della ricostruzione torni nelle mani dei cittadini e delle istituzioni locali. Dicono basta commissariamenti e basta ordinanze di Protezione civile. Al centro della giornata c’è l’inizio della raccolta delle 50mila firme necessarie per la legge di iniziativa popolare elaborata dai cittadini per una ricostruzione trasparente e partecipata. E come si trovano le risorse necessarie alla ricostruzione? Aumentando la tassazione sui redditi superiori a cento mila euro annui e attraverso la tassazione delle rendite finanziarie. Un meccanismo, un modello, valido naturalmente non solo per l’Aquila, ma per tutti i territori colpiti da emergenze che sembrano sempre più numerose e gravi, visto lo stato di abbandono in cui versano i territori. E’ per questo che la manifestazione di oggi all’Aquila parla a tutto il paese.

Radio Città Aperta - Roma

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