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No alla guerra!

(12 Novembre 2003)

Il Coordinamento contro la guerra “senza se e senza ma”, formato da associazioni e organizzazioni pacifiste Padovane, appresa la notizia della strage avvenuta in Iraq presso il contingente dei militari italiani a Nassiriya, esprime il proprio profondo cordoglio per le vittime italiane ed irachene, solidarietà alle famiglie e invia auguri ai militari feriti.

Ciò detto,non può esimersi dal ribadire il NO determinato alla guerra in Iraq perché ingiusta, lesiva dei diritti internazionali e del diritto all’autodeterminazione del popolo iracheno, perché è stato occupato un territorio in modo ingiustificato e con azioni unilaterali.
Nei mesi scorsi siamo scesi in piazza a Padova, come in tutto il Mondo, per dire no alla guerra in Iraq e no a tutte le guerre che ci sono in molti Paesi.

Per questo abbiamo bocciato la proposta, poi approvata dal governo BERLUSCONI, di inviare i militari italiani in MISSIONE UMANITARIA.
Proprio il 29 ottobre a Padova è stato attuato un sit-in davanti alla Prefettura, con le parole d’ordine
NON UN UOMO, NON UN SOLDO alla guerra in Iraq. Chiedevamo ai politici di adoperarsi per il ripristino della legalità internazionale e di schierarsi, senza ambiguità, contro l’invio dei soldati italiani in territorio Iracheno.
Quelle parole partivano dalla convinzione che, l’invio del contingente italiano, aveva trasformato il nostro paese in “potenza occupante”. Era quindi prevedibile che, anche verso i soldati italiani, sarebbe cresciuto il malcontento della popolazione irachena che si trova a vivere una situazione di estrema incertezza per il proprio futuro. Forse speravamo di essere considerati diversi o di essere accolti a braccia aperte?

Oggi l’attacco al Comando italiano conferma purtroppo la nostra analisi (che è poi l’analisi del movimento globale contro la guerra): non sono le divise, non sono le armi che ridaranno speranza alla popolazione irachena, già in precedenza colpita da decenni di dittature, di embargo e di guerre che hanno seminato solo morti ed odio.

Nei mesi scorsi abbiamo iniziato una raccolta le firme di una Petizione Popolare per il ritiro del contingente italiano in Iraq. Continueremo a farlo:

- per ribadire il NO alla guerra in Iraq e alla presenza di forze occupanti,
- per chiedere al governo italiano di agire in sintonia con il dettato della nostra Costituzione, sganciarsi dalla sudditanza agli Stati Uniti e trovare una posizione comune fra i paesi dell’Unione Europea di opposizione e di pace,
- per il ripristino del ruolo dell’ONU nella gestione della transizione, della sicurezza e della ricostruzione dell’Iraq e per il sostegno alle organizzazioni non governative che si stanno adoperando in aiuti alla popolazione Irachena,
- per favorire l’incontro delle forze politiche Irachene nella prospettiva della costruzione di istituzioni libere, democratiche e rispettose della volontà del popolo iracheno.

Quanti morti dovremo avere ancora prima che si revochi la permanenza dei soldati in Iraq?

Padova, 12/11/2003

Coordinamento contro la guerra “senza se e senza ma”

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