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La guerra non è finita! Mobilitiamoci contro l’Europa dei padroni!

contributo per le giornate di mobilitazioni a Napoli

(20 Novembre 2003)

attenzione l'incontro è stato rimandato. leggere il commento a pie di pagina

Il testo che segue è un contributo alla discussione per tutti coloro, realtà organizzate e singoli soggetti, che vogliano aderire ai due giorni di mobilitazione che stiamo organizzando a Napoli per il 29 e 30 Novembre, in occasione della Conferenza interministeriale dell’Unione Europea e della VI Conferenza Euromediterranea. Stiamo lavorando perché la convocazione delle iniziative sia il più allargata possibile, anche per farne un primo momento di confronto, nella città di Napoli, fra tutti coloro che, come noi, riconoscono la centralità dell’Unione Europea come polo imperialista in fase di consolidamento, e più in generale l’antimperialismo e l’anticapitalismo come discriminanti di base per una reale trasformazione dell’esistente. Per questo, pubblicheremo a breve il calendario delle iniziative in dettaglio.
Invitiamo comunque tutte\i le\i compagne\i a inviarci già da ora critiche, suggerimenti e soprattutto adesioni, per permetterci di organizzare al meglio l’accoglienza. Il nostro indirizzo e-mail è: lab_antimp_na@hotmail.com
A presto!


Mentre si celebravano, con somministrazione in dosi massicce di retorica patriottica, i funerali dei militari italiani morti a Nassiriya, i comandi dell’esercito italiano in Iraq affermavano di essere sempre stati consapevoli dell’alto rischio della “missione di pace” e il SISMI si affrettava a ribadire che l’allarme attentati contro le truppe italiane in Iraq è ancora altissimo. Nell’indifferenza generale, l’aviazione militare USA bombarda intanto tutto l’Iraq.

Nel frattempo, nel cuore dell’occidente imperialista, George W. Bush è costretto, "per ragioni di sicurezza", ad attraversare in elicottero la città di Londra, capitale del paese maggiore alleato degli USA, mentre manifestazioni spontanee arrivano fino a Buckingham Palace per contestare il boia statunitense.
Tutto questo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’aggressione imperialista in Iraq (così come l’opposizione ad essa) continua, e che gli interessi strategici degli USA e dei suoi alleati in Medio Oriente devono essere perseguiti a tutti i costi, nonostante la resistenza irachena stia facendo pagare alla coalizione un prezzo molto più alto di quello ufficialmente preventivato.

Le politiche dell’occidente (USA e UE) hanno due facce: a seconda dell’opportunità, possono tradursi in guerra dispiegata, in accordi diplomatici e\o trattati di cooperazione politico-economica. In entrambi i casi, obiettivi e risultati non cambiano: far pagare ai popoli i costi della crisi, generalizzare sfruttamento e miseria e così aumentare il profitto dei pochi detentori dei mezzi di produzione.

La guerra viene condotta quindi dalla borghesia imperialista su due fronti: sul fronte interno, contro il proletariato metropolitano (operai, precari, disoccupati, immigrati); sul fronte esterno, contro le masse arabe e i popoli del “sud del mondo”, aggrediti militarmente, ricattati e sottomessi economicamente.

In questo quadro, avanza il processo di strutturazione dell’Unione Europea come polo imperialista. Tale processo si basa su due pilastri fondamentali:
- la creazione e il rafforzamento di istituzioni comuni sotto il profilo politico (Parlamento Europeo e Convenzione), economico-finanziario (BEI), militare (PESC) e repressivo (GAI);
- l’estensione dei confini, fino ad includere paesi dell’Est europeo, dei Balcani, del Baltico, del bacino del Mediterraneo.

Per quanto riguarda il primo punto, gli effetti delle politiche comuni europee sono già ampiamente visibili: oltre all’aumento vertiginoso del costo della vita seguito anche all’introduzione della moneta unica (euro), le riforme del mercato del lavoro e del welfare portate avanti da tutti i governi degli stati membri si sono tradotte in questi anni in disoccupazione, riforme di scuola e università in direzione di un totale asservimento alle logiche del profitto e alle esigenze del mercato, precarizzazione fatta passare per “flessibilità”, attacco ai salari, alle pensioni, alla sanità pubblica.

Le borghesie europee sono ben consapevoli che il peggioramento delle condizioni di vita alimenta il malcontento e la conflittualità sociale: per questo le politiche repressive vengono rafforzate, anche attraverso nuovi strumenti (si pensi alle accuse per reati associativi e d’opinione e alle sofisticate tecniche di sorveglianza e monitoraggio del territorio), al fine di prevenire e contrastare qualsiasi forma di opposizione. Vittime della repressione sono tutti i proletari e coloro che tentino concretamente di trasformare la realtà del capitalismo. Nello stesso contesto va inquadrata la situazione degli immigrati che, se non muoiono prima di raggiungere le sponde dell’ occidente “democratico”, sono bollati come clandestini e rinchiusi in centri di permanenza-lager, per poi di essere riconosciuti come forza lavoro facilmente ricattabile o magari rispediti in patria perché “indesiderati” o “pericolosi”.

L’espansione geo-strategica dell’Unione le consentirà, nel giro di qualche anno, di competere in maniera credibile con USA e Giappone (e in prospettiva con l’astro nascente della Cina) sia sui mercati internazionali sia sul piano militare. Tutte le contraddizioni generate dalla guerra in Iraq non hanno fatto altro che rafforzare la posizione di paesi quali Francia e Germania, contrarie –tutt’altro che per ragioni umanitarie- all’aggressione militare USA e interessati piuttosto a conquistare, per sé e in generale per l’UE, un ruolo egemone nell’area mediorientale. Penetrare stabilmente in Medio Oriente significa per l’UE accaparrarsi risorse petrolifere, garantirsi la gestione d’investimenti nell’area e la presenza su nuovi mercati. Come si è detto, questi obiettivi vengono perseguiti solo in ultima analisi attraverso le aggressioni militari: innanzitutto, l’UE si è dotata di strumenti politici e diplomatici che le garantiscono il dialogo e l’integrazione “pacifica” (si parla di “partenariato”) con i paesi delle aree interessate. Fra questi strumenti, oltre alla Cig (conferenza intergovernativa, cioè vertice periodico dei ministri degli stati membro), c’è la Conferenza intergovernativa EUROMEDITERRANEA, costituitasi a Barcellona nel 1995 e comprendente i ministri degli esteri dei 15 paesi UE e dei 12 paesi Partners mediterranei (Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia, Autorità Palestinese). La prossima CIG dei ministri degli esteri dell’UE si terrà a Napoli il 28 e 29 novembre, subito a ridosso di EUROMED, sempre a Napoli, il 2 e il 3 dicembre.

"La Conferenza interministeriale di Napoli si configura come lo sbocco di un percorso di rilancio del Partenariato euro-mediterraneo…Nelle conclusione della conferenza di Napoli confluiranno anche le indicazioni che scaturiranno dagli incontri ministeriali di carattere settoriale previsti durante il semestre, rispettivamente, in materia d’investimenti, infrastrutture ed energia, d’agricoltura e commercio. In quell’occasione dovrebbe essere infine finalizzato il progetto di “Fondazione euro-mediterranea per il dialogo fra le culture e le civiltà” e sancito il principio di una futura trasformazione dell’esistente Fondo Euromeditterraneo d’Investimenti e Partenariato (FEMIP) in struttura finanziaria autonoma. Entrambe le iniziative rivestono carattere di priorità nel programma della presidenza italiana…" (dal sito ufficiale www.UE2003.it).

L’Italia, che per la sua posizione geografica si trova in prima linea nei rapporti di cooperazione coi paesi del Mediterraneo, deve svolgere un ruolo decisivo nella gestione di queste iniziative. Si pensi anche alla particolare condizione italiana, che vede il territorio diviso in due aree: da una parte, il centro-nord già proiettato in Europa (anche se a spese dei lavoratori); dall’altra, il sud e le isole, con tassi di disoccupazione elevatissimi (specie fra le donne, che sono anche peggio retribuite), il conseguente basso costo della manodopera, le infrastrutture inadeguate….un’intera area che si presenta ancora come un serbatoio da cui drenare risorse e forza lavoro o, come dimostrano ad esempio Scanzano Jonico o Acerra, da ridurre a discarica di rifiuti. Non è un caso che si scelga proprio Napoli come sede d’incontri d’importanza strategica come EUROMEDITERRANEA: il sud Italia viene eletto come laboratorio “dell’integrazione e dello sviluppo”, cioè, detto a parole nostre, dello sfruttamento e dell’immiserimento di popoli già sottomessi da secoli di sporche guerre e interessi criminalborghesi.

E’ ora di dire BASTA!

Facciamo della contestazione ai vertici di UE e EUROMED un’occasione per iniziare a costruire percorsi di opposizione concreta ai processi in atto, sostenendo, a partire dai nostri territori, la resistenza dei popoli aggrediti dall’imperialismo e combattendo, sul fronte interno, le politiche di sfruttamento e di repressione del capitalismo.


29 e 30 Novembre a NAPOLI: GIORNATE DI MOBILITAZIONE ANTIMPERIALISTA E ANTICAPITALISTA CONTRO L’EUROPA DEI PADRONI
SOLO LA LOTTA PAGA!
GUERRA ALLA GUERRA!


20\11\’03

Laboratorio antimperialista -Napoli.

Fonte

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