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Il PRC e la Palestina

Un commento di Joseph Halevi

(20 Novembre 2003)

Trovo sinceramente incomprensibile la non adesione di Rifondazione alla manifestazione contro il muro di annessione ed espulsione che il Governo di Israele va costruendo. La storia della Palestina ha comportato la trasformazione de popolo palestinese in un popolo di espulsi e di oppressi ben prima dell'11 giugno 1967. Tale consapevolezza storica renderebbe tutti consapevole del significato del terrorismo sionista.

La validita' contemporanea del riferimento al terrorismo sionista e' dimostrata dal fatto che il governo di Israele ed i partiti sionisti fanno di tutto per cancellare la memoria della presenza palestinese del 1948. Eppure il 48 e' assolutamente presente nell'Intifada di oggi.

La presenza del 48 e la non volonta' dell'establishment israeliano di accettarla e' stata riconosciuta da Meron Benvenisti in un articolo su Ha-Aretz da me commentato su il manifesto. la prova del nove che il 48 e' tabu' nei circoli dominanti in Israele e nei circoli sionisti e' venuta recentemente dal tentativo di espellere dall'Universita' di Haifa il professor Illan Pappe' per aver difeso la tesi di uno studente che mostrava il massacro della popolazione di un villaggio arabo sulle cui rovine oggi sorge un kibbutz. Pappe' denuncio' altresi' l'annullamento del titolo di studio (Master) conferito in base a quella tesi allo studente.

Ne naccque un tentativo sistematico di cacciare Pappe' dall'universita' di Haifa, che fu respinto solo grazie ad una durissima petizione internazionale di solidarieta' con Pappe' . Non voler contestualizzare il terrorismo significa una cosa sola: non rendersi conto del processo che ha portatao al'oppressione del popolo palestinesi ed accettare quindi che si sviluppino operazioni come quella contro l'isrealiano Pappe'.

Se lo riconosce Benvenisti che il nodo e' il 1948 , lui che era il vicesindaco di Gerusalemme quando c'era Teddy Kollek che inizio' l''espansione a tentacoli della citta' per soffocare i palestinesi, se lo riconosce l'ex vicesindaco perche' non lo deve riconoscere il movimento di solidarieta' in Italia?

Trovo pertanto del tutto inappropriata la lettera inviata da Gennaro Migliore al manifesto apparsa sul numero del 9 novembre che si lamenta della assenza di un esplicito sostegno al dissenso in Israele. Alla manifestazione ha parlato Michal Schwartz, scusate ma da dove viene?

Cosi' voi di Rifondazione (o meglio l'ala che ha fatto passare la decisione di non aderire ufficialmente) vi state coprendo di ridicolo e implicitamente stabilite un' arbitraria simmetria in primo luogo sul piano morale. Nessuno si sognava durante le manifestazioni di solidarieta' per il Vietnam di porre sullo stesso piano la resistenza dei vietnamiti e l'opposizione negli Usa a tale guerra.

La prima riceveva priorita' assoluta e la seconda veniva applaudita, appoggiata ed incoraggiata quando si manifestava apertamente con coraggio.

Ovviamente tanto piu tale opposizione cresceva tanto piu' essa acquistava spazio. Ma questo dipende dall'attivita' delle forze coinvolte e non deve costituire un assegno in bianco che, altrimenti significherebbe : "non se ne fa nulla se non si fa riferimento alle forze pacifiste israeliane" (o americane nel caso del Vietnam). Esattamente lo stesso principio deve guidare la campagna di solidarieta' nei confronti dei palestinesi.

Dovreste essere piu' umili ed imparare dai comunisti israeliani soprattutto dai grandi dirigenti del PCI(Israele) come Meir Vilner e Toufik Toubi. Nella loro lotta di solidarieta' con i palestinesi, ben prima del 1967, essi non hanno mai mai mai aspettato che i palestinesi o, come si diceva allora, "gli arabi" li contraccambiassero. L'ordine di priorita; era preciso. In primo luogo solidarieta' con il popolo oppresso anche se i suoi rappresentati non ci riconoscono esplicitamente. Il criterio valido perfino in una situazione di profonda asimmetria in cui il popolo oppresso non aveva gran fiducia nei suoi sostenitori in Israele (per una serie di validissime ragioni tra l'altro legate al ruolo dell'URSS nell'intera vicenda del 1948-9) vale ancor piu' oggi dal momento che i palestinesi riconoscono totalmente le forze di solidarieta' israeliane. Rimane comunque il fatto che l'imperativo morale e politico di manifestarsi ricade sulle forze di solidarieta' che operano nel paese aggressore (siete d'accordo spero che il 1967 fu un'aggressione unilaterale: validissima e' ancora la posizione che presero allora il PCI ed il PSIUP ) che poi si e' trasformato in paese oppressore di tutto il popolo palestinese.

Spetta alle forze progressiste israeliane dire "siamo con voi" esattamente come ha fatto mi sembra Michal Schwartz che non viene dall'Alaska. Assurdo che Migliore ingnori questo fatto, cioe' il fatto che la Schwartz provenisse da Israele, che rende totalmente inutile la sua lettera.

Senza addentrarmi nelle contorsioni della politica italiana mi sembra che la lettera di Migliore al manifesto testimoni del vuoto storico concettuale e teorico della dirigenza di Rifondazione e del fatto che per rilanciare un movimento di ispirazione comunista e' necessario un approccio meno politicistico e meno contingente. Quindi non posso che espimere le mie simpatie a Stefano Chiarini sia in quanto giornalista de il manifesto che in quanto intellettuale sistematicamente impegnato contro l'occupazione ed il lento genocidio (come e' stato scritto pubblicato sul manifesto riprendendo un intervento di Tanya Reinhart) cui e' sottoposta la popolazione palestinese.

18 novembre 2003

Cordiali saluti

Joseph Halevi

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