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(14 Aprile 2010) Enzo Apicella
I leader di 47 Paesi negli Stati Uniti per una conferenza sulla non proliferazione atomica, anzi sulla non proliferazione... in mano a regimi ostili

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Kosovo, la democrazia dei clan

(14 Dicembre 2010)

Thaci

Il premier uscente Thaci, forse riconfermato

Gli exit poll delle elezioni in Kosovo dicono che Thaci, il premier uscente ex miliziano e trafficante, ce l’ha fatta a confermare se stesso e ipotecare per il suo Pdk la supremazia nella regione-nazione. Lui già festeggia rivendicando un 31% che gli avversari contestano, parlando di brogli in almeno due città dove il suo clan imperversa. La Lega democratica, che presentava in alternativa il sindaco di Pristina Isa Mustafa, vanterebbe il 25% dei consensi. I due partiti governavano insieme ma quest’ultimo non ci starà a fare da puntello a un nuovo governo Thaci e se la Ldk toglierà l’appoggio la guida dello Stato, autoproclamatosi tale col sostegno dell’Ue, diventerà problematica. Alle polemiche sull’uso anticipato e personale delle urne voluto dal premier uscente s’aggiungono appunto le contestazioni su eventuali brogli. Mentre scriviamo gli osservatori internazionali non si sono ancora pronunciati sulla regolarità del voto. Senza un rinnovato accordo con l’Ldk il Pdk dovrà guardare a due formazioni minori, entrambe guidate da uomini ingombranti al pari se non più dello stesso Thaci. Sono il leader dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo, forte d’un 12,5%, Haradinaj accusato di crimini di guerra per pulizie etniche contro la minoranza serba; e il capo dell’Alleanza per un nuovo Kosovo (6,5%) il miliardario “elvetico” Pacolli, che punta il dito sulla corruzione dell’attuale leadership ma è sospettato d’aver accresciuto i suoi patrimoni ripulendo nelle banche svizzere i dollari delle mafie della terra d’origine oltre a quelli di Eltsin.

Quest’ambientino, di cui Stati Uniti e Unione Europea tutto sanno e tanto coprono, s’aggiunge il mattatore della campagna elettorale: il nazionalista Albin Kurti. La sua Vetevendosje ha raccolto il 15% dei consensi puntando sul refrain panalbanese, sogno inattuabile per motivi vecchi e nuovi, che infiamma però molti giovani. Forte d’un passato di perseguitato politico da parte di Milosevic Kurti dice alcune verità sulla tutela internazionale fornita al Kosovo dalla missione Eulex. Come ad esempio quella di essere utile più alle carriere dei funzionari europei impiegati nel giovane Stato che a una sua vera autodeterminazione. Ma nella denuncia Kurti tralascia un particolare: senza il benestare americano e il supporto dell’Ue l’indipendenza del 17 febbraio 2008, che ha introdotto le attuali elezioni, non avrebbe mai visto luce. Inoltre il suo nazionalismo non fa i conti con un quadro balcanico in trasformazione. Ora i governanti di Belgrado sembrano aver attenuato il dolore per il grande smacco subìto con l’indipendenza kosovara e la comunità internazionale cerca d’incentivarne il moderatismo con la chimera dell’ingresso nella Ue. La stessa minoranza serbo-kosovara, fino a poco tempo fa arroccata su posizioni di auto separatismo, si è divisa e ha boicottato le elezioni solo nell’enclave settentrionale di Mitrovica. A Gracanica e nell’area centrale i serbi hanno votato, guardando ai dieci seggi del Parlamento riservati alle comunità non albanesi.

13 dicembre 2010

Enrico Campofreda

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