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(Il nuovo ordine mondiale è guerra)

24 Marzo 1999 - 24 Marzo2003

Per non dimenticare l'aggressione ai popoli della popoli della Federazione Jugoslava

(24 Marzo 2003)

Il 24 Marzo 1999 la NATO, l'Europa, gli USA, il governo D'Alema-Ulivo, con l'appoggio delle destre e per conto delle potenze economiche mondiali dominanti, nell'ambito di un disegno globale di ricolonizzazione, scatenarono una micidiale pioggia di bombe sui popoli della Federazione Jugoslava, violando Costituzione italiana, leggi e trattati nazionale e internazionali. Migliaia di vittime sotto le bombe e i missili all'uranio impoverito e alla grafite e le cluster bombs, che hanno causato il più grande disastro ambientale mai avvenuto in Europa: 20.000 morti di tumore in quattro anni di cui il 30% bambini. Con la Jugoslavia cancellata politicamente da un governo fantoccio, al servizio della NATO e dell'Unione Europea, che con un consenso dell'8% applica oggi fedelmente le ricette liberiste con licenziamenti e privatizzazioni. Un paese dove la popolazione diserta le urne delegittimando democraticamente i propri rappresentanti politici ufficiali, dove gli scioperi dei lavoratori del comparto privato e pubblico dilagano ma sono cancellati dall'informazione di regime, nazionale e internazionale, Italia compresa. Dove i leader politici fantoccio al servizio di potenze straniere, esaurito il loro ruolo, cadono sotto i colpi assassini delle bande politico-mafiose, dando l'opportunità al regime reazionario di operare una svolta autoritaria e di scatenare la caccia alle streghe, per ammonire, zittire, fare piazza pulita di ogni residuo di opposizione alle loro politiche liquidatorie e liberticide di ogni parvenza residua di legalità e praticabilità democratica.

L'aggressione italiana alla Jugoslavia, pur nella sua orrenda specificità, non è stata un inizio né una fine: l'Italia negli ultimi decenni è stata coinvolta in altri interventi armati, diretti o ausiliari. L'esercito italiano è ad oggi impegnato in Albania (2600 effettivi), Bosnia (1200), Serbia (Kosovo, 4900), Macedonia (120), Afghanistan (1400), Eritrea (50), Palestina (??), mentre l'Italia è occupata militarmente da 140 siti militarizzati USA e NATO, tra basi, poligoni, porti, presidi e comandi militari. Ma l'orizzonte, dopo e attraverso la distruzione della Jugoslavia, è cambiato: dalle guerre "limitate" e "concordate" si è passati alla guerra mondiale permanente. La feroce competizione fra gli stati "alleati" membri del G8 sta sfociando inevitabilmente in nuove guerre, costringendo gli Stati Uniti ad alzare il tiro, pena la perdita dell'egemonia mondiale. La "guerra umanitaria" alla Jugoslavia del 1999, preceduta da altri "interventi di polizia internazionale" (Iraq '91, Somalia '93, Albania '95) atti a tastare il polso alle potenze "alleate" europee, è stata soprattutto il banco di prova generale USA di una nuova politica egemonica, mirata a far saltare gli ultimi residui del "diritto internazionale" ed a varare la politica USA delle alleanze a "geometria variabile" definitivamente collaudata in Afghanistan nel 2001. Oggi tocca all'Iraq, e ancora una volta l'Italia, sulla spinta dei suoi potentati economico-finanziari di osservanza bi-polare, vi vorrebbe partecipare. Intanto già vi partecipa indirettamente, prestando servitù militari e infrastrutture sul territorio nazionale, e contingenti mercenari nelle aree coloniali già conquistate dall'Armata imperiale.

Siamo di fronte ad uno scenario di guerra globale, non solo militare e non solo contro i popoli che rifiutano di farsi colonizzare. E' una guerra sociale ed economica contro i lavoratori di tutto il mondo, e contro i lavoratori italiani costretti a subire in questi ultimi 10 anni le politiche dei due poli che si sono alternati al governo: tagli allo stato sociale e privatizzazioni, bassi salari e cancellazione dei diritti, criminalizzazione delle lotte, militarizzazione della vita pubblica e del territorio.

C'è chi ha interesse che la data del 24 Marzo venga cancellata dalla nostra memoria, e osserviamo con preoccupazione come il PRC non abbia saputo ricordarla con una qualsiasi iniziativa nazionale o regionale, scelta politica sopperita dall'iniziativa isolata e autonoma di singoli compagni. Noi, invece, vogliamo far vivere la data del 24 marzo, per contestualizzarla dentro la giusta protesta popolare e di massa che in questo periodo si esprime, finalmente in termini radicali, contro questa "nuova" guerra imperialista. Invitiamo pertanto a partecipare alla giornata di mobilitazione del prossimo 5 aprile ricordando questa data storica - così come abbiamo fatto domenica 23 Marzo nel quarto anniversario dei bombardamenti sulla Jugoslavia - per manifestare contro la guerra e per la chiusura della base USA-NATO di Aviano, dalla quale sono partiti i bombardamenti su Belgrado il 24 marzo 1999, e da dove ancora e ancora partiranno soldati e aerei con il loro carico di morte fino a quando questa base terrorista non sarà cancellata dal nostro territorio.

24 marzo 2003

Gruppo Zastava Trieste

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