il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Imperialismo e guerra    (Visualizza la Mappa del sito )

Missioni di pace

Missioni di pace

(27 Luglio 2011) Enzo Apicella
Muore in uno scontro a fuoco il caporal maggiore David Tobini. E' il 41° militare italiano morto in Afghanistan.

Tutte le vignette di Enzo Apicella

PRIMA PAGINA

  • PICCOLA RUMINAZIONE IN LODE DELLE RAGAZZE E DEI RAGAZZI CHE IN QUESTI GIORNI...
    (UN DISCORSO FATTO A VITERBO NELL'ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI ALFIO PANNEGA)
    (21 Settembre 2019)
  • costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

    SITI WEB
    (Imperialismo e guerra)

    Gli affari italiani di Sharon

    Un nuovo "accordo della vergogna" ACEA - Israele?

    (26 Novembre 2003)

    Grazie al giornale di Giuliano Ferrara, possiamo prendere conoscenza di alcuni risvolti non secondari della visita italiana di Ariel Sharon. Oltre ad incassare l'incondizionato sostegno politico del governo e della maggioranza, e quello appena più pudico dell'opposizione di centrosinistra (Fausto Bertinotti, come al solito, ha brillato per il suo silenzio), Sharon ha gettato le premesse per un sostanzioso irrobustimento dei rapporti commerciali fra Italia e Israele.
    Sull'edizione del Foglio di giovedì 20 novembre, compare un articolo titolato «Roma-Gerusalemme», che riportiamo integralmente.

    La visita in Italia del premier israeliano Ariel Sharon non conferma solo l’ottima intesa politica col governo italiano, vuole anche avviare una svolta nei rapporti economici tra Italia e Israele. La conferma viene anche dal dossier che la Farnesina ha preparato per l’arrivo di Sharon. Il documento degli Esteri fa riferimento al successo di un recente seminario riservato avvenuto tra le due parti per “mettere a fuoco” le aree di rispettivo interesse. In quell’appuntamento sono state poste le basi per un programma di joint venture che prevede anche la nascita di nuove società a partecipazione mista italo-israeliana. L’intesa verrà ufficializzata a Gerusalemme dal 14 al 16 dicembre con la firma degli accordi. La delegazione italiana sarà composta dal viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso con delega al Commercio estero, da Confindustria (sicura la presenza del direttore generale, Stefano Parisi, probabile quella del presidente Antonio D’Amato) e da big come l’amministratore delegato dell’Enel Paolo Scaroni, e il numero uno di Unicredit Alessandro Profumo. Gli incontri si terranno a Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah.
    E’ un appuntamento cui hanno lavorato molto gli uomini di An nel governo, visto che segue a ruota la visita di Gianfranco Fini in Israele, il 23 novembre, visita che corona anni di sforzi del presidente di An per il definitivo accreditamento all’estero. Urso, dal canto suo, si consolida “ambasciatore” di An nel mondo economico, e fa un pensierino a diventare ministro. Sono ben 70 le aziende italiane coinvolte nel progetto che sono sostenute dalla Simest, la società pubblica per la promozione all’estero delle imprese che per statuto può partecipare fino al 25 per cento del capitale di una società. Una percentuale che, grazie a una recente modifica legislativa, è incrementabile al 49 per cento se gli investimenti sono realizzati in Stati stranieri che si affacciano nel Mediterraneo. Sono 46 invece le aziende israeliane candidate a dar vita con quelle italiane a joint venture che spazieranno dalle telecomunicazioni alle biotecnologie, dalla sicurezza al trattamento delle acque.

    In prima fila per l’Italia: Telecom Italia, Tim, Necchi (elettrodomestici), Menarini (biomedicale), Alenia Spazio (satelliti), Finmeccanica (difesa), Telespazio(telematica) e Unicredito. Potrebbe essere della partita anche l’Acea, nel campo delle infrastrutture idriche, ma i contatti che erano in corso devono ancora essere confermati dai nuovi vertici dell’ex municipalizzata romana. Di spicco anche i nomi delle imprese israeliane coinvolti nelle intese. Si va da Radware e Onsenet nel campo del software e delle telecomunicazioni, a Polyheal e Mdg per la farmaceutica, fino ad Athena e Mipha che operano nel settore della sicurezza.

    Gli accordi di metà dicembre rappresentano una svolta nel rafforzamento dei rapporti economici e politici tra Israele e Italia. “Riconosciamo con soddisfazione l’eccellente stato dei rapporti politici bilaterali – si legge nel dossier della Farnesina – e gli ottimi rapporti economici, testimoniati dal volume dell’interscambio commerciale e dalla presenza imprenditoriale italiana che va progressivamente irrobustendosi, nonostante la crisi economica israeliana”. Il documento rivela anche scenari inediti. Si sottolinea infatti che “il governo israeliano ha deciso di esplorare possibili campi di cooperazione con l’Unione europea nel quadro del progetto Galileo (il sistema di navigazione satellitare che si aggiungerà a quelli oggi gestiti da Stati Uniti, Gps, e Russia, Glonass)”. “Nonostante i vari adempimenti tecnici da compiere e i vari accordi da siglare – chiosa la relazione – l’idea israeliana sarebbe quella di poter partecipare allo sviluppo del progetto a partire dall’aprile 2004”. Conclude il paper: “In tale contesto è stato chiesto il nostro supporto, Tel Aviv ritiene che la cooperazione con l’Italia rappresenti una delle priorità della richiesta di adesione, grazie alla posizione di rilievo che la nostra industria spaziale occupa in ambito europeo, e grazie all’impatto che la posizione italiana ha all’interno dei meccanismi decisionali della politica aerospaziale europea”. Il Galileo, in realtà, è solo la parte “emergente” di una collaborazione italo-israeliana sui sistemi della difesa destinata a rafforzarsi molto, nella prospettiva dell’ingresso di Finmeccanica nel “girone A” della Netwar e delle commesse Usa in materia, grazie alla joint coi britannici di BAE Systems.

    Il Forum Palestina rinnova il suo invito al boicottaggio dell'economia di guerra israeliana "FINO A QUANDO CONTINUERA' L'OCCUPAZIONE ISRAELIANA DELLA PALESTINA E LA COSTRUZIONE DEL MURO DELL'APARTHEID", e questa - per quanto di nostra conoscenza - è la sola reazione che si è avuta alla divulgazione di una notizia tanto grave.

    E' grave che il governo italiano - e in particolare Alleanza Nazionale, che si conferma partner privilegiato del governo sionista - rafforzi la cooperazione con uno Stato che continua ad ignorare tutte le Risoluzioni dell'ONU sull'occupazione dei Territori Palestinesi, del Golan, di un'enclave libanese e quelle sulle armi di distruzione di massa; è grave che questa cooperazione si concentri particolarmente in settori quali la tecnologia militare e la biotecnologia; è grave che tutto ciò sia il frutto di un recente seminario riservato avvenuto tra le due parti per “mettere a fuoco” le aree di rispettivo interesse. E' troppo chiedere se qualche parlamentare sia disposto a pretendere che gli atti di questo "seminario riservato" siano resi pubblici, visto che riguardano sicuramente un corposo impegno di denaro pubblico?

    Ma vi è un altro aspetto sul quale è necessario riaccendere urgentemente i riflettori: ci riferiamo al coinvolgimento dell'azienda pubblica ACEA nel "trattamento delle acque" in collaborazione con Israele. Come qualcuno ricorderà, di questa operazione si parlò molto alcuni mesi or sono, quando il Sole 24 Ore pubblicò un articolo simile a quello attuale del Foglio; anche allora, il regista dell'operazione economica Italia - Israele era il Viceministro Urso ed anche allora si parlò di un coinvolgimento dell'ACEA, azienda al 51% di proprietà del Comune di Roma. Un appello del Forum Palestina contro l'accordo della vergogna raccolse in pochi giorni centinaia di firme, mentre la Consigliera del PRC Adriana Spera sollecitava, con un'interrogazione urgente in Campidoglio, una risposta, mentre anche l'Assessore del PRC Luigi Nieri prendeva posizione contro l'accordo. La risposta venne fornita rapidamente dall'Assessore alle Politiche Economiche Marco Causi, che escluse l'esistenza di "accordi commerciali o partnership industriali che coinvolgono Acea spa". Alleanza Nazionale sbraitò contro la sospensione dell'accordo e anche l'ambasciata israeliana non fece mancare le sue pressioni, ma la faccenda sembrava chiusa.

    Ora - stando all'articolo del Foglio - la partita si riapre. Come è stato più volte sottolineato dal Forum Palestina, la forzata rinuncia ai capitali e alla tecnologia ACEA sono stati un duro colpo per Israele, che ora torna alla carica per accaparrarsi le risorse necessarie a continuare e perfezionare la rapina dell'acqua dei Palestinesi, in primo luogo, ma anche dei Siriani e dei Libanesi, per non essere più costretto ad importare ogni anno 15 milioni di metri cubi di acqua dalla Turchia e ridurre definitivamente i Palestinesi all'invivibilità. Ci auguriamo che il secondo tempo della partita confermi il risultato del primo.

    Forum Palestina

    3270