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(15 Gennaio 2011) Enzo Apicella
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Siamo tutti "Mirafiori": nessuna resa

(27 Dicembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

Siamo tutti "Mirafiori": nessuna resa

foto: www.cobas.it

Grazie alla firma della sigle “sindacali” di comodo Fim, Uilm e Fismic, Marchionne e la Fiat possono ora sostenere che c’è “un accordo”, ovvero nuove regole per cui in fabbrica ci potranno stare solo operai che lavorano anche dieci ore al giorno, sui diciotto turni con tutto il sabato, che non si ammalano, non scioperano, non si lamentano e che vanno a mangiare, in ferie o in permesso solo quando il padrone lo consente.

Nuove regole per cui varcati i cancelli la democrazia sparisce definitivamente, spariscono i diritti collettivi e lo Statuto dei Lavoratori, si irride al diritto costituzionale di sciopero, si annulla la rappresentanza elettiva della Rsu.

Ciò che resta è la solitudine del lavoratore, abbandonato e soccombente a fronte dell’arbitrio della azienda. Una sottomissione senza condizioni e senza alcuna contropartita; senza prospettiva nemmeno della continuità produttiva: per tanti e tanti – quelli già usurati dal lavoro – nella nuova fabbrica non ci sarà posto e per chi ci entra gli investimenti annunciati non prevedono altro che una prospettiva produttiva fumosa e incerta.

Per Marchionne manca solo ancora che a chinare la testa e a deglutire la vergogna siano uno per uno gli stessi lavoratori della fabbrica, che saranno chiamati a gennaio a un referendum che lo stesso A.d. Fiat vuole sia fatto in fretta e da cui risulti a maggioranza la sottomissione ai suoi voleri.

Per questo non c’è alternativa che dire NO e votare NO al referendum.

Oggi a Mirafiori gli operai sono chiamati a dare una prova di resistenza e di coraggio che travalica i confini della fabbrica, di Torino e della stessa produzione dell’auto. Sono chiamati a dire NO a un progetto che vuole distruggere pezzo per pezzo tutti i diritti del lavoro e della tutela della qualità della vita, dentro e fuori dallo stabilimento. Non solo per loro: il futuro del lavoro e della vita umana che si decide ora a Mirafiori è il modello padronale per il futuro di tutte le categorie. Per questo gli operai e le operaie di Mirafiori non possono essere lasciati soli. A tutti deve appartenere la coscienza che qui si sta tracciando il futuro di tutto il mondo del lavoro, della solidarietà sociale, della difesa dei beni comuni, di cui il lavoro è “valore” che appartiene al lavoratore e non al mercato.

Confederazione Cobas

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