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(27 Ottobre 2011) Enzo Apicella
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Fondi Pensione nel Pubblico Impiego

Il tempo s’avvicina

(31 Dicembre 2010)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

Si moltiplicano i segnali che si sta avvicinando il tempo in cui dovremo sopportare un’altra campagna di falsità con la quale si cercheranno di indurre i lavoratori del Pubblico Impiego a devolvere il loro TFR a qualche fondo pensione chiuso (sinonimi: negoziale, sindacale, contrattuale) o aperto (Società Gestione Risparmio, banca, assicurazione) che sia. In tutti i casi ricordiamo a chi ci legge che i Fondi Pensione (cosiddetti) in realtà non sono altro che prodotti finanziari che nonostante i nomi non forniscono ai risparmiatori nessuna garanzia.

Il segnale più recente è arrivato il 20 dicembre dall’ARAN e dalle rappresentanze dei sindacati concertativi che hanno dato il via definitivo ad un altro Fondo Pensione negoziale per i lavoratori del Pubblico Impiego, dopo il Fondo ESPERO destinato ai lavoratori della Scuola. Il nuovo Fondo sarà il PERSEO destinato ai lavoratori pubblici dipendenti dagli Enti Locali (Comuni, Province, Regioni) e dal Sistema Sanitario Nazionale (medici, infermieri, biologi, veterinari, amministrativi, ecc.). Il Bacino potenziale dei lavoratori che potrebbero aderire è di 1 milione e 260 mila lavoratori. Il Fondo Pensione è nato nel 2007 ma potrà cominciare ad esercitare solo dopo la iscrizione alla COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).

L’altro fondo in gestazione è il SIRIO destinato ai lavoratori pubblici dei ministeri, Enac, Cnel, che in tutto potrebbero essere 300.000 ma che non è ancora passato dalla tappa della registrazione notarile.

L’unico fondo per i lavoratori pubblici negoziale è fino ad ora l’ESPERO che nonostante i molti anni di esistenza ha raccolto, fino adesso, soltanto 86.000 aderenti, che su una platea di oltre un milione di lavoratori sono solo il 7%. Di questi 86.000 il 20% circa sono lavoratori docenti ed Ata precari, assunti a tempo determinato, ai quali, a volte, in modo truffaldino è stata fatta firmare l’adesione, senza alcuna conoscenza o consapevolezza, contestualmente al contratto di assunzione.

L’altro segnale è stato la legge 122 (finanziaria di stabilità) che ha sancito il passaggio coatto di tutti i lavoratori dal regime di TFS (Trattamento Fine Servizio) al regime del TFR (Trattamento di Fine Rapporto). Non solo questa manovra consentirà allo stato di tagliare migliaia di euro dalle liquidazioni dei lavoratori e di incamerare il maltolto al fine di distribuirlo ai soliti noti, ma soprattutto toglierà un ostacolo forte per l’adesione dei pubblici dipendenti ai fondi pensione e la devoluzione ad essi del TFR.

Infatti fino ad adesso i lavoratori della Scuola (gli unici a poter godere del fondo pensione negoziale ESPERO) se volevano devolvere il TFR dovevano prima firmare per l’abbandono del TFS e l’adesione al TFR con la conseguente perdita di migliaia di Euro di liquidazione.

La manovra faciliterà i Fondi pensione a raccogliere adesioni tra i lavoratori poco informati o artatamente disinformati. Ancora una volta avvertiamo i lavoratori che per i fondi pensione non vi è nessuna garanzia, né per la conservazione del capitale, né per un rendimento migliore del TFR.

I due fondi pensione più “antichi e stimati” Cometa (metalmeccanici) e Fonchim (chimici) hanno avuto negli ultimi 10 anni rendimenti medi annui rispettivamente del 2,51% e del 2,69% lordi, e bisogna ancora togliere da questi rendimenti, i costi, le commissioni, le tasse.

Il TFR, invece, ha reso negli stessi anni al netto di tutte le spese anche quelle fiscali più del 3% medio annuo garantendo capitale e un rendimento minimo anno per anno dell’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione calcolato dall’Istat.

Comitato di Base dei Pensionati di Roma

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