il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Imperialismo e guerra    (Visualizza la Mappa del sito )

Hiroshima

Hiroshima

(7 Agosto 2010) Enzo Apicella
65 ° anniversario dell'eccidio atomico di Hiroshima

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Il nuovo ordine mondiale è guerra)

In Costa d’Avorio, due presidenti pronti a servire gli interessi dei trust francesi

(3 Gennaio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

Un nuovo bagno di sangue sembra possibile in Costa d’Avorio. I due candidati alla carica presidenziale si sono dichiarati entrambi vincitori, ciascuno ha formato il suo governo ed ambedue contribuiscono ad aizzare una parte della popolazione contro l’altra. Ma, quale che sia l’esito di questa rivalità, i lavoratori ivoriani non possono essere che perdenti.

Laurent Gbagbo, presidente uscente, è stato un leale servitore degli interessi dei gruppi francesi in Costa d’Avorio e ha beneficiato per anni del sostegno della Francia.

Oggi, l’ONU e Sarkozy preferiscono giocare la carta di Ouattara, riconoscendo la sua elezione e condannando Gbagbo. Anche Quattara è un servitore dei trust francesi. Primo ministro dell’ex dittatore Houphouët-Boigny dal 1990 al 1993, aveva condotto una politica d’austerità, licenziando migliaia di lavoratori della funzione pubblica, diminuendo le spese dello stato e privatizzando settori importanti quali l’acqua e l’elettricità a vantaggio dei gruppi francesi come Bolloré o Bouygues.

Da Ouattara a Gbagbo, i dirigenti ivoriani si sono preoccupati solo di far pagare ai lavoratori i debiti e le difficoltà economiche.

Un’ex colonia prospera

La Costa d’Avorio, tuttavia, è apparsa per molto tempo come uno dei paesi più prosperi delle ex colonie francesi. Trust francesi, Bolloré in testa, hanno realizzato enormi profitti su prodotti come il cacao o il caffè. Molti altri ne hanno largamente beneficiato, come Bouygues, Total, France Télécom, BNP Paribas e centinaia di altre imprese, che hanno sfruttato decine di migliaia di lavoratori ivoriani.

Ma, se lo sfruttamento capitalista ha permesso di far partecipare questa ex colonia alla prosperità della borghesia francese, non altrettanto ha sviluppato un’economia passabilmente solida in Costa d’Avorio. A partire dagli anni ’80, quando il corso delle materie prime è sprofondato, l’economia ivoriana ha cominciato ad affondare. In questo humus di miseria crescente, i dirigenti ivoriani si sono lanciati in una nauseante retorica razzista. Hanno inventato « l’ivoirité », un’ideologia che pretende di difendere i « veri ivoriani » contro gli « stranieri ». Un’assurdità tanto maggiore, in quanto sul continente africano le frontiere sono state ritagliate in funzione degli interessi diplomatici dei colonizzatori e chiudono o separano i popoli in modo aleatorio. Ma questi fantasmi nazionalisti hanno avuto effetti ben reali e drammatici. L’etnismo ha avvelenato gli animi, ponendo la popolazione del sud, a maggioranza cristiana, contro quella del nord, musulmana, sfociando in veri pogrom contro i Burkinesi e gli altri « stranieri».

Alla fine del 2002, una ribellione, che pretendeva di difendere la popolazione del nord, ha tagliato in due la Costa d’Avorio, dopo di che l’intervento militare francese ha salvato il bottino di Gbagbo. Otto anni dopo, la divisione tra Gbagbo e Ouattara divide di nuovo il nord dal sud del paese, perché ciascuno s’aggrappa alla propria riserva di caccia, che non vuol lasciare a vantaggio di chi sarà il nuovo presidente.

L’interesse dei lavoratori non è quello dei dirigenti del paese

I lavoratori ivoriani, siano del nord o del sud, non hanno interessi in questa battaglia, tanto più che il vincitore sarà sempre lo stesso: l’imperialismo francese. I gruppi francesi aspettano il risultato finale per firmare nuovi contratti. Bolloré s’appresta a firmare il contratto di gestione del terminale dei container del porto di Abidjan, Bouygues aspetta di costruire un terzo ponte sulla laguna d’Abidjan, chiunque sia il presidente ivoriano che firmerà il contratto alla fine.

Per la popolazione, altre lotte sono all’ordine del giorno : per i salari, bloccati da dieci anni malgrado l’impennata dei prezzi dei generi alimentari, per gli ospedali, le scuole, le strade, il risanamento dei quartieri lasciati in stato di abbandono.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 20 dicembre 2010

http://www.convergencesrevolutionnaires.org

traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

Fonte

Condividi questo articolo su Facebook

Condividi

 

Notizie sullo stesso argomento

Ultime notizie del dossier «Il nuovo ordine mondiale è guerra»

Ultime notizie dell'autore «Convergences Révolutionnaires»

4919