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Italia/Israele. Le aziende italiane investono sull’apartheid

Riparte la campagna di boicottaggio tesa ad ottenere il disinvestimento dal mercato israeliano

(7 Dicembre 2003)

Dal 13 al 16 dicembre, il ministro di AN Urso, guiderà una nuova delegazione di imprenditori italiani in Israele per stipulare accordi economici e commerciali. Il consigliere per gli affari dell’Ambasciata Israeliana in Italia, invita ad investire in Israele ed anche nelle aree industriali situate nei territori palestinesi occupati (Erez, rafah, Gaza, Atarot etc.).

Le aziende italiane che più investono in Israele, sono le Generali (assicurazioni e finanza), la Telecom, la TIM, Tiscali (telecomunicazioni), Luxottica (occhiali), Unicredito (banche), Alenia (industrie militari), Fiat. Indiscrezioni sono nuovamente circolate intorno alla ACEA (trattamento delle acque).

Il caso dell’ACEA

I consiglieri comunali di Roma Adriana Spera e Nunzio D'Erme (del PRC) hanno presentato l’1 dicembre scorso una interrogazione urgente al sindaco Veltroni per chiedere nuovamente chiarimenti su ogni eventuale rapporto commerciale e di collaborazione tra Israele e l'ACEA.

In seguito a quanto pubblicato da "il Foglio" di Giuliano Ferrara, emergerebbe che durante la visita di Stato di Ariel Sharon a Roma del 20 Novembre scorso, tra le varie intese commerciali raggiunte, ve ne sarebbe una stretta con l'ACEA per lo sfruttamento delle acque della regione mediorientale. Considerando che l'ACEA è un s.p.a. la cui maggioranza è nelle mani del Comune di Roma e che Israele è uno dei pochi paesi al mondo a non aver firmato gli accordi internazionali sullo sfruttamento delle acque e continua a violare i diritti della popolazione palestinese, i due consiglieri chiedono che il Sindaco e il CdA dell’ACEA chiariscano o smentiscano l’indiscrezione pubblicata dal Foglio. La vicenda degli accordi ACEA-Israele, era già esplosa nei primi mesi del 2003, ma gli assessori competenti e il sindaco avevano smentito pubblicamente che ci fossero accordi in corso.

L’apartheid in fabbrica

Un articolo comparso sul Sole 24 ore del 30 novembre, conferma come il sistema dell’apartheid al quale Israele sottopone i palestinesi, arrivi fin dentro le fabbriche delle aree industriali situate nei territori palestinesi occupati. Gli impianti infatti sono separati anche qui da un Muro che divide il personale israeliano da quello palestinese e con i lavoratori palestinesi guadagnano il 40% in meno dei dipendenti israeliani. E’ questo il contesto in cui l’Ambasciata Israeliana in Italia invita le imprese italiane e i finanziamenti europei ad investire sul mercato israeliano. Le associazioni di solidarietà e per la difesa dei diritti umani, il Forum Palestina invitano ad una campagna di pressione e boicottaggio contro le aziende italiane che investono in un paese fondato sull’apartheid chiedendo a queste aziende di ritirare i propri investimenti da Israele. Scriviamo in massa alle direzioni aziendali di queste aziende comunicando che se non disinvestiranno dal mercato italiano comincerà la chiusura dei conti correnti, la disdetta dei contratti e delle polizze ed una vasta campagna di “pubblicità negativa” sul mercato italiano.

La campagna cesserà quanto verrà fermata la costruzione del Muro dell’Apartheid e comincerà il suo smantellamento nel quadro di un vero negoziato di pace tra il governo israeliano e l’Autorità nazionale palestinese.

Forum Palestina

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