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Eta. Tregua permamente, generale, verificabile

(11 Gennaio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.radiocittaperta.it

Eta. Tregua permamente, generale, verificabile

foto: www.radiocittaperta.it

Eta ha deciso: tregua permanente, generale e verificabile. Il comunicato dell'organizzazione armata basca è stato diramato attraverso un video e un comunicato sul quotidiano basco Gara.
Le parole sono precise e ricalcano la strada intrapresa coraggiosamente dalla Sinistra basca nella dichiarazione di Gernika: un cessate il fuoco permanente e con la possibilità di verifica da parte di agenti internazionali. Quest'ultima parte della strategia della sinistra indipendentista era stata corroborata dalla dichiarazione di Bruxelles, in cui personalità della diplomazia e politica internazionale si erano rese disponibili alla fase di verifica e mediazione per un auspicabile finale del conflitto armato basco.
Eta scrive e motiva il suo gesto con la decisione ferma di arrivare alla fine del conflitto e della lotta armata. Nel testo l'organizzazione armata non rinuncia allo strumento referendario "Come risultato del processo, la cittadinanza basca deve avere la parola e decidere sul proprio futuro senza alcun tipo di limitazione e ingerenza", come non si abbandona il concetto per il quale "la negoziazione deve tenere conto delle chiavi dell'autodeterminazione e della territorialità".
"Tutti gli agenti politici e sociali, scrive ancora l'organizzazione armata, devono lavorare per arrivare al riconoscimento di Euskal Herria, alla sua possibilità di esprimersi, assicurando lo sviluppo di tutti i progetti politici, incluso - incluso - quello dell'indipendenza.
Il partito socialista spagnolo ha accolto la notizia conferendole importanza, anche se il vicepresidente e titolare dell'Interno Rubalcaba ha voluto rimarcare che è una buona notizia, ma non la notizia. Il discorso ufficiale del governo Zapatero è quello di volere una dichiarazione di disarmo unilaterale, una possibilità non remota, ma impossibile per la soluzione di un conflitto armato che porta cinquant'anni di scontri, tregue e ripresa delle ostilità sulle spalle.
L'annuncio della tregua, di una tregua strutturata così come l'aveva richiesta la Sinistra basca, che in questi giorni presenterà una nuova formazione che per statuto ripudia qualsiasi ingerenza armata e l'uso della violenza, era nell'aria da alcune settimane. Molte fonti parlavano di un annuncio a dicembre. E secondo alcuni analisti il dibattito all'interno dell'organizzazione è stato serrato, proprio per la velocità che il movimento politico ha impresso alla strategia che cercava di rompere un isolamento politico, arrivando a chiudere una lunga stagione che ha visto marciare in parallelo iniziativa politica e tattiche militari. Il successo, per la politica della sinistra basca, è completo e l'annuncio di questa tregua dà, senza alcun dubbio, un protagonismo e uno slancio ai fautori della nuova proposta di pace che fanno crescere le possibilità di iniziare davvero un processo negoziale.
Un fatto che il governo spagnolo non può riconoscere pubblicamente, così come le operazioni di polizia, i casi di tortura denunciati, l'avvitamento della repressione contro prigionieri politici e famiglie non sono cessati, anzi hanno fatto segnare una accelerazione nei confronti dei giovani indipendentisti, considerati come il soggetto più impaziente e duro fra le molteplici anime che compongono la sinistra basca.
Sabato scorso a Bilbao decine di migliaia di persone hanno sfilato per i diritti dei prigionieri politici baschi e non dei detenuti di Eta come si sono affannati a scrivere quasi tutti i media spagnoli. Anche perché fra le centinaia di uomini e donne detenuti e dispersi nelle carceri spagnole sono numerosissimi i casi di uomini e donne incarcerati semplicemente per le proprie idee e condotte. Colpevoli di essere, in sostanza, indipendentisti. Il collettivo dei prigionieri politici baschi si è espresso a favore del nuovo scenario di negoziazione. Mancava solo la voce dell'organizzazione. Oggi è arrivata.
Ogni tregua, quando apre o concorre a uno scenario che porta verso un tentativo negoziale, porta con sé sentimenti contraddittori: flebili e prudenti speranze e la tentazione di cedere al disfattismo di chi ha vissuto altri momenti analoghi, senza che nulla alla fine cambiasse.
La grande differenza, che in molti si ostinano a non considerare - e altri a cancellare scientemente - è nel protagonismo che la politica della sinistra basca è stata capace di assumere. Pagando in prima persona in un rapporto non facile non solo con le forze di sicurezza spagnole, basche e francesi, ma anche nel dialogo con la stessa organizzazione armata. Da oggi, per chi davvero vuole, il campo è aperto.

Angelo Miotto - Peacereporter

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