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21.1.2011 - riunione nazionale Filt de "La Cgil che vogliamo"

(21 Gennaio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.rete28aprile.it

Venerdì 21 Gennaio 2011 15:52
Report della riunione di Goffredo Carrara

Venerdì 14 gennaio si è svolta a Milano, nella sede regionale della Filt, la “Riunione nazionale” organizzata dalla nostra area “La Cgil che vogliamo” costituita in Filt.
L’iniziativa è stata presenziata dal Coordinatore nazionale Gianni Rinaldini, che ha garantito la sua presenza pur in una settimana così densa di scadenze importanti, com’è a tutti voi ben noto.
Hanno partecipato alla riunione oltre cinquanta compagni e compagne di varie regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria e Toscana). Un segnale importante, questo, che dimostra la disponibilità a mobilitarsi e a spostarsi dai vari territori dei compagni per partecipare ad iniziative dell’ area programmatica. L’iniziativa, com’è evidente, si è caratterizzata per il coinvolgimento del centro-nord, segnalando, in questo senso, un problema aperto e relativo al radicamento nostro nelle realtà territoriali del sud. Un aspetto politico-organizzativo che dovremo affrontare per allargare la nostra presenza sindacale su tutto il territorio nazionale.
La riunione, sollecitata, in particolare, dai compagni di Milano, aveva come oggetto di discussione il “Contratto del Trasporto Merci e Logistica e le prospettive della categoria”, tuttavia ha visto il coinvolgimento anche ad altri settori della Filt.
Il tema è stato affrontato, nella relazione introduttiva, dal compagno Forlano (Merci, CD Filt Lombardia) che, partendo dal contesto generale in cui si colloca la vicenda, ha chiarito i punti critici dell’accordo e i vari aspetti che portano ad esprimere un giudizio negativo sullo stesso. Un giudizio che, comunque, i lavoratori dovranno esprimere liberamente, attraverso il referendum previsto, sul quadro complessivo dell’accordo, non certo su un aspetto parziale.
Sono intervenuti (Non ci conosciamo ancora tutti, non avendo un quadro ancora preciso e dei ruoli ricoperti dei membri appartenenti alla nostra area costituita in Filt, spero di non aver dimenticato nessuno): Ghiglietti (Merci, Seg.ria Filt Novara), Usama Sayed (Merci, CD Filt Pisa), D’Angelo (Seg.Gen. Filt Vicenza), Pietrasanta (Porto, Seg.ria Filt Genova), Chiesi (Merci, CD Filt Piemonte), Zatti (FS, CDN Filt), Parozzi (Merci, CD Filt Lombardia), Schivo (Seg.Gen. Filt Savona), Carta (Autoferrot. CD Filt Lombardia), Carrara (Seg.Gen. Filt Pisa)
Il dibattito dei compagni si è concentrato sul tema specifico del trasporto merci, ma ha anche affrontato temi che coinvolgono la nostra categoria nei vari settori e le tematiche legate all’attacco in atto contro il mondo del lavoro. In questo contesto tutti si sono schierati a fianco dei lavoratori di Mirafiori e a sostegno dello sciopero nazionale del 28 gennaio proclamato dalla Fiom.
La discussione ha fatto emergere il legame stretto tra i problemi che la categoria, nelle sue articolazioni, deve affrontare. Problemi accentuati da una linea sindacale, che la Filt sta portando avanti, inadeguata alle sfide in atto. A titolo di esempio possiamo citare, oltre alle traversie ancora in corso e ai cedimenti del contratto del merci di cui si è detto, i tentativi di unificazione contrattuale come quello della mobilità che langue da oltre due anni, non ancora concluso e sconosciuto ai più; la regolamentazione degli scioperi nella nostra categoria, per impedirli, che non trova risposte adeguate a livello nazionale.
Rispetto alla necessità di incidere concretamente, come sinistra sindacale, per contrastare una linea sindacale debole e spesso lontana dalle reali esigenti della nostra categoria, dal dibattito sono emersi gli elementi di difficoltà ma anche le potenzialità che possiamo esprimere su questo terreno.
Una strada in salita, certamente, ma che può essere affrontata nella consapevolezza che la necessità di organizzare una solida difesa di classe è un’esigenza che si pone con forza. Diverse esperienze locali, richiamate negli interventi, lo hanno confermato con evidenza.

Il dibattito è stato concluso da Gianni Rinaldini che si è soffermato sul contesto della crisi in atto, i suoi riflessi politico sociali e le ragioni delle nostre posizioni portate avanti nella vicenda Fiat e, più in generale, sui temi che riguardano l’attacco in atto ai cardini delle conquiste del mondo del lavoro. In questo contesto sono stati approfonditi i punti politico sindacali che ci vedono impegnati, come area, in un dibattito e in un difficile confronto nella stessa CGIL. Riferendosi alla vicenda Fiat ha sottolineato come, al di là dell’esito referendario a Mirafiori (mentre si svolgeva la nostra iniziativa il referendum era in corso, oggi conosciamo il risultato soddisfacente che ha visto i NO attestarsi al 46%), la battaglia della Fiom ha riportato al centro del dibattito, anche dei vari partiti, la questione del “lavoro”. Tutto questo in un contesto in cui la globalizzazione mette in discussione i fondamenti su cui è nato il sindacato. L’idea che si vuole affermare è quella di una logica di puro mercato che non può concepire nessun vincolo sindacale. Da qui le politiche del governo che tendono alla distruzione del diritto del lavoro. Riproponendo il Piano Maroni del 2001, che fu sconfitto, allora, dalla Cgil. Oggi siamo di fronte ad una situazione che vede Cisl e Uil posizionate su un scelta strategica di subalternità a queste scelte. La Cgil deve fare una scelta chiara. Ad oggi non c’è una reazione adeguata al livello dello scontro in atto. Esiste un disagio sociale, accentuato dalla crisi, che si manifesta in forme e modi diversi, che è destinato a crescere. La risposta a questi fenomeni (studenti, precari..) non possiamo aspettarcela dai partiti. La Cgil potrebbe essere in grado di intercettare il disagio sociale in atto (il problema è se c’è la volontà di muoversi in questa direzione). Per farlo occorre aver chiaro che, oggi, non esistono spazi per politiche di concertazione. La fase è completamente diversa. Quello che occorre, ha ribadito Rinaldini, è il rilancio di una strada vertenziale. A partire dalla costruzione di una piattaforma rivendicativa che rappresenti un’altra idea per l’uscita dalla crisi. Una piattaforma capace di parlare agli studenti, ai precari, al disagio sociale. (Questa la sintesi, chiaramente semplificata e riportata per come è stata letta dal sottoscritto, delle conclusioni di Rinaldini)
L’iniziativa può essere letta, a mio avviso, come ho sostenuto in un breve intervento prima delle conclusioni, come un primo passo, importante, verso la costruzione di una nostra presenza organizzata capace di incidere con più forza nelle dinamiche e nelle scelte sindacali della Filt, ai vari livelli.
A livello nazionale il risultato ottenuto dal nostro documento si è attestato intorno al 10%. Un dato che rappresenta una media tra alcune presenze nostre, significative, in diverse realtà locali e l’assenza totale in numerosi territori.
E’ evidente, perciò, che dove abbiamo registrato la presenza organizzata di compagne e compagni nella battaglia congressuale, questa si è tradotta in adesione alle nostre posizioni, anche consistente e ben oltre il 10% del dato nazionale. Da questo punto di vista ci sono importanti situazioni da consolidare, spazi enormi da conquistare, lavoratori che, come nel trasporto merci, in molti casi non organizza nessuno. Ci sono, senza dubbio, lavoratori e delegati che hanno appoggiato le nostre posizioni nelle assemblee congressuali con cui non abbiamo contatti. Dobbiamo lavorare per colmare questi vuoti, questo ritardo organizzativo.
Gli effetti della crisi accentuano, anche nel nostro settore, la necessità di una organizzazione e una reazione sindacale adeguata, di classe. Su questo terreno possiamo lavorare con buone prospettive, allargando una rete di lavoratori e delegati che possano collegarsi alle nostre posizioni. Senza illusioni e velleitarismi, ma nella consapevolezza che la lotta di classe e la dialettica tra capitale e lavoro non la cancella certamente Marchionne o chi cerca di spacciare per grandi novità le vecchie e logore ideologie su un mondo che è cambiato, dove siamo tutti sulla stessa barca, padroni e salariati.
Non è così. Anche nella riunione di Milano è emerso con forza che gli unici ad avere interessi comuni sono i lavoratori salariati, al dì là delle nazionalità, delle culture, delle religioni, delle proprie radici storiche.

Rete del 28 aprile per l'indipendenza e la democrazia sindacale

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