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Libia

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(24 Febbraio 2011) Enzo Apicella
Libia: rivolta di popolo o guerra per il petrolio?

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(Capitale e lavoro)

Sosteniamo attivamente le proteste popolari in Tunisia

Stop alla complicità dell’Italia con i regimi corrotti. Libertà per tutti i prigionieri politici e i partiti tunisini

(22 Gennaio 2011)

Incontro pubblico a Roma venerdi 28 gennaio

La rivolta popolare tunisina contro la disoccupazione di massa, il carovita e la democratizzazione del paese, è un segnale importante che dall’altra sponda del Mediterraneo quella che è la “periferia produttiva” del blocco europeo lancia anche a noi e alle nostre “banlieus”. Rispetto alle filiere mondiali di produzione, infatti, aree come il Maghreb rappresentano i confini della “metropoli europea” ed è lì che la privatizzazione dell’economia e il decentramento produttivo hanno saputo individuare il terreno fertile per le delocalizzazioni e per il trasferimento delle catene di montaggio dove si concentra la forza lavoro a basso costo. E’ in quell’area, dunque, che si manifestano brutalmente, nell’epoca della crisi di sovrapproduzione del sistema capitalistico, tutte le contraddizioni che hanno dato vita al forte movimento politico e sociale che ha saputo portare alla destituzione del regime corrotto di Ben Ali.

Sono le stesse contraddizioni che ricadono nei nostri territori e nelle nostre metropoli, dove la destrutturazione del lavoro, la precarizzazione, il carovita, la carenza di servizi e di spese sociali, ricadono su una situazione di forte polarizzazione sociale, effetto delle stesse politiche di centralizzazione delle ricchezze e di controllo sociale che hanno generato la rivolta nei confronti del clan di Ben Alì.

Il tentativo di mantenere al potere la stessa dirigenza che ha affamato la popolazione tunisina prosegue anche attraverso l’istituzione di un sedicente “governo di unità nazionale” sotto l’egemonia del partito di Ben Alì, un governo nato sulle politiche repressive nei confronti della rivolta popolare, volte ad escludere dal governo le forze di opposizione, fra cui il Partito Comunista dei Lavoratori e alcune formazioni politiche islamiste, di cui alcuni militanti sono stati incarcerati se non uccisi nella repressione che ha provocato oltre cento vittime nelle strade.

Ma la rivolta prosegue, malgrado la complicità dell’occidente e il controllo assoluto dei mezzi di comunicazione, mentre si prospetta un allargamento delle proteste negli altri paesi dell’area, in Algeria come in Marocco, dove la rinascita di gruppi e organizzazioni comuniste lascia presagire nuove mobilitazioni contro i regimi corrotti e filo-occidentali. Regimi che storicamente sono stati sostenuti anche dal nostro paese, ancora oggi complice e beneficiario di interessi economici basati sullo sfruttamento e sul profitto.

E’ compito, dunque, dei comunisti e dei democratici prendere ancora una volta le distanze dalle scelte politiche dei governi occidentali e dalle logiche economiche, sociali e politiche che hanno generato una rivolta popolare su parole d’ordine che non possono non essere anche le nostre.

ASSEMBLEA PUBBLICA
VENERDI' 28 GENNAIO
SALA “ESQUILINO DOMANI”
ROMA - VIA GALILEI, 53 - ORE 17,00


La Rete dei Comunisti invita tutte le forze politiche, i movimenti sociali e i lavoratori tunisini in Italia a partecipare a questo incontro per confrontarsi e mettere in campo iniziative unitarie di sostegno alla rivolta popolare in Tunisia

La Rete dei Comunisti

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