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Alitalia: sciopero spontaneo

(19 Dicembre 2003)

Alcune migliaia di lavoratori dell'Alitalia hanno invaso l'ingresso del terminal delle partenze, nell'aeroporto di Fiumicino. La rabbia generale è tale che stavolta persino le agenzie di stampa non batteranno più di tanto il tasto retorico dei "voli cancellati". Alle 9 di mattina gli operai di una delle officine di manutenzione degli aeromobili si sono riuniti in assemblea sui piazzali. Assemblea solo perché tutti i sindacati si sono precipitati a coprirla con la definizione prevista dalla legge 300. In realtà avevano già incrociato le braccia per protestare contro "il nulla" rappresentato dall'offerta del governo ai sindacati: "moratoria" degli scioperi fino al 31 gennaio in cambio di una convocazione dei sindacati a palazzo Chigi, il 29, ospiti di Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del consiglio. Il piano industriale Alitalia prevede alcune migliaia di licenziamenti. A questi operai si sono subito uniti tutti quelli delle altre officine della Dot Alitalia; andando verso il terminal, si sono aggiunti gli addetti ai bagagli, gli operai sulle piste, i precari dei check-in e quelli dei call center.

Contemporaneamente, da Roma, oltre mille impiegati della sede centrale, alla Magliana, uscivano e prendevano il treno che porta direttamente nel terminal. Tra di essi anche alcuni capi aziendali. Bloccati momentaneamente dalla polizia, forzavano una porta attraverso cui raggiungevano gli altri lavoratori all'ingresso delle partenze. Ottanta voli venivano nel frattempo cancellati, altre decine subivano forti ritardi. Giornalisti e telecamere si precipitavano sull'aeroporto. Qui si svolgeva un'assemblea generale, che si trasformava poi in corteo verso l'autostrada. Allo svincolo uno schieramento di polizia bloccava il corteo con una carica improvvisa. Un breve lancio di sassi in risposta alle prime manganellate. Alle 13, infine, i lavoratori rientravano nei reparti.

Quello di ieri non è stato affatto uno sciopero improvviso. La prima esplosione c'era stata giovedì scorso, del tutto spontanea. Il consiglio di amministrazione (CdA) dell'Alitalia aveva unilateralmente deciso, senza neppure consultare le parti, di non aumentare gli stipendi della percentuale prevista dall'inflazione programmata (una miseria, rispetto a quella reale registrata dall'Istat e a quella effettiva verificata al momento di far la spesa). I lavoratori avevano occupato l'autostrada Roma-Fiumicino, con un corteo. E tutti si erano finalmente accorti che la crisi Alitalia è un problema serio, da non prendere sottogamba. Il governo, però, aveva pensato bene di fare il solito gioco delle tre carte: fingo di trattare, ma in realtà non faccio nulla.


18 dicembre 2003

Centro di documentazione e lotta

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