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Pomigliania

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(24 Giugno 2010) Enzo Apicella
Mentre la Lega rilancia la secessione della Padania, gli operai di Pomigliano fanno fallire il plebiscito richiesto dalla Fiat.

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La vicenda Fiat: una sfida a tutto il mondo del lavoro

(27 Gennaio 2011)

L’altissima percentuale dei NO sia a Pomigliano che a Mirafiori, nonostante il micidiale ricatto imposto dalla Fiat, rappresenta un importante segnale da parte dei lavoratori a non voler subire un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro.

La sfida di Marchionne, che si fa forte della possibilità di mettere in concorrenza tra di loro i lavoratori dei vari stabilimenti sparsi per il mondo, arriva dopo anni di “accordi” peggiorativi interni al gruppo Fiat ma, soprattutto, dopo anni in cui l’intero padronato ha avuto mano libera nella diffusione del lavoro precario, di contratti a tempo determinato che hanno completamente stravolto il mercato del lavoro producendo una sua frammentazione ed un generale indebolimento della forza contrattuale dei lavoratori.

Molti lavoratori di grandi aziende, che pure avevano visto arretrare le proprie condizioni lavorative e salariali, erano convinti che alcune loro tutele, acquisite con le lotte passate, non sarebbero state toccate. Ed invece dopo che, con l’aiuto del governo e dei sindacati istituzionali, si è imposto il massimo della flessibilità e della precarietà nelle piccole aziende e persino nei settori del pubblico impiego, oggi la grande industria, con la Fiat in testa, non solo ci dice che queste condizioni devono essere generalizzate a tutti i lavoratori, ma prova ad assestare il colpo finale pretendendo di impedire ad essi di potersi organizzare e lottare per contrastare questo ulteriore incremento dello sfruttamento.

Non è un caso che gli altri padroni metalmeccanici, ma anche di altre categorie, dichiarano di voler seguire l’esempio della Fiat e di voler abolire di fatto il contratto nazionale; non è un caso che il governo, dopo il varo del Collegato al Lavoro, abbia messo mano alla cancellazione dello Statuto dei Lavoratori con cui vuole sancire in via definitiva e generalizzare gli orientamenti previsti nell’accordo Fiat.

Per tale motivo la vicenda Fiat non riguarda solo i lavoratori di queste azienda né solo i metalmeccanici, ma l’intero mondo del lavoro, e richiede una risposta unitaria e generale che non può e non deve fermarsi allo sciopero del 28 gennaio.

Il rifiuto delle Fiom di firmare l’accordo capestro e l’indizione dello sciopero dei metalmeccanici, scaturito anche dalla determinazione manifestata da tanti lavoratori, rappresenta un importate segnale di resistenza, ma la rabbia dei lavoratori non può essere usata ed indirizzata per ristabilire il tavolo di concertazione, come vorrebbe la Fiom e innanzitutto la CGIL, che non a caso si è distinta per i suoi SI e NI nei due referendum e si è guardata bene dal supportare questa lotta con l’indizione dello sciopero generale. Non possiamo dimenticare, infatti, che proprio attraverso la concertazione sono passati i cedimenti che hanno indebolito la nostra unità e la nostra forza contrattuale ed anticipato quell’attacco al conflitto ed ai diritti sindacali che, dopo aver colpito le istanze più radicali del sindacalismo di base con la complicità del sindacato confederale, si abbatte oggi sulla stessa Fiom.

Di fronte all’esplodere della crisi ed alla necessità del capitale di salvaguardare i propri profitti attraverso una politica di lacrime e sangue per tutti i proletari, non ci si può difendere richiedendo un piano industriale più efficace, o maggiori investimenti per sostenere la produzione negli stabilimenti italiani, come viene richiesto dalla Fiom. L’unica difesa possibile è l’unificazione di tutte le forze che pagano le conseguenze della strategia del governo, della Fiat e del resto del padronato. Parliamo di quei lavoratori, precari, studenti, disoccupati che in questi mesi stanno lottando contro le politiche governative e confindustriali.

Il ricatto di Marchionne e di Sacconi può essere respinto unicamente con una resistenza che partendo dagli stabilimenti sotto attacco: 1) si rivolga ai lavoratori di tutti gli stabilimenti del gruppo (italiani, statunitensi, polacchi e brasiliani) affinché rispondano unitariamente rifiutando di farsi concorrenza reciproca ed imponendo limiti invalicabili all’utilizzo e alla remunerazione del proprio lavoro; 2) superi la propria specificità unendosi a tutte le altre vertenze esistenti nei luoghi di lavoro e sul territorio per costruire un unico fronte antipadronale ed antigovernativo.

Generalizziamo il conflitto! Rivendichiamo a gran voce uno sciopero generale che metta al centro la difesa delle condizioni di lavoro e di vita per tutti, rifiutandoci di subordinarli ai diktat dei mercati e alle esigenze del profitto.

Napoli, 28/01/11

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