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(16 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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Come il TAV, Fiat, padroni, sindacati di stato…

(28 Gennaio 2011)

I No Tav di “torino e cintura sarà dura” saranno al corteo di venerdì 28 gennaio in occasione dello sciopero generale.
Di seguito il volantino che diffonderanno in piazza.

Nel movimento NO TAV, con la sua esperienza ormai più che ventennale di lotta, aleggia un pensiero: riguarda la lotta operaia.

Questa idea appoggia su un forte sentimento di solidarietà Il pensiero dice: “Siamo d’accordo a rifiutare - anche di produrre - ciò che è inutile o dannoso?” “Qualcuno pensa ancora di aggrapparsi alla catena (di montaggio), pur di conservare il posto, producendo inquinamento e devastazione?”

È un’evoluzione critica del pensiero dei produttori che non vogliono più essere complici dei loro padroni pronti a tutto pur di estrarre profitto, nell’epoca della globalizzazione dell’inquinamento. Per formulare questo pensiero, ci rendiamo conto che bisogna riprendere in mano la propria sorte. È indispensabile smettere di delegare agli specialisti della politica e del sindacalismo le decisioni che riguardano la nostra vita. Questo richiede però forte responsabilità ed impegno da parte di ciascuno di noi.

Gli operai Fiat non possono non aver notato il voltafaccia dei partiti e dei sindacati storici che si sono riempiti la bocca per decenni col mito operaio, finché essi costituivano un consistente elettorato. E questo avviene proprio nel momento decisivo per le lotte di tutti i lavoratori. Gli operai Fiat sono stati mollati in balia dei padroni e dei loro media da cui hanno sentenziato anche alcuni “compagni” o “ex compagni” a favore dell’interesse degli sfruttatori. E così il sindaco uscente Chiamparino e l’aspirante sindaco Fassino, entrambi provenienti dal ex partito storico degli operai ci hanno spiegato che bisogna votare SI come voleva Marchionne, facendo il coro con Berlusconi. Un autentico linciaggio.

È giunta l’ora di passare a forme di lotta autogestite senza delegare a sindacati di stato, quali CISL e UIL e anche CGIL che già ci hanno venduti e che ci venderanno per mantenere i loro privilegi. Le decisioni devono essere prese in momenti assembleari lasciando la più ampia libertà di espressione e di attuazione delle iniziative di lotta. È impellente decidere insieme i percorsi per uscire da una logica di mercato, che ci sottraggano dallo "sviluppo" a tutti i costi. Sviluppo che è soltanto sviluppo dei profitti a scapito delle nostre vite e dell’ambiente.

Non possiamo e non vogliamo perdere tempo per discutere riconversioni industriali che garantiscano il flusso di profitto verso l’alto: impegniamoci a discutere come riprenderci il maltolto, noi che siamo in basso.

Questo pensiero aleggia sotto la bandiera No Tav. Un movimento popolare che ha vinto le sue battaglie in questo modo: con l’autogestione e l’azione diretta. Anche da noi i momenti critici sono arrivati quando abbiamo delegato qualcuno a rappresentarci. Allora sono iniziate divisioni e voltafaccia.

Ma il movimento No Tav, su questa strada ripida ha saputo sempre riprendersi. Prima che sia troppo tardi è indispensabile unire le forze ed i percorsi di liberazione. Solo così avremo la possibilità di riprenderci tutto ciò che ci è stato sottratto per tutta la vita da un sistema basato sull’ingiustizia sociale e sul privilegio che stanno distruggendo il pianeta: dalla salute all’ambiente, dalle ricchezze al piacere di vivere.

No Tav di “Torino e cintura sarà dura”

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