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ENIgnma Libia

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(22 Febbraio 2011) Enzo Apicella
La rivolta popolare in Libia mette a rischio gli impianti dell'ENI che garantiscono un quarto delle importazioni di greggio in Italia

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W la lotta del proletariato egiziano e tunisino!

(2 Febbraio 2011)

Come un vulcano, il Nord Africa esplode: prima l’Algeria, la Tunisia, e ora l’Egitto coi suoi 80 milioni di abitanti, in gran parte giovani. Le masse proletarie di lingua araba insorgono contro regimi oppressivi, contro disoccupazione, salari di fame e prezzi in aumento; contro la crescente ineguaglianza tra una borghesia sempre più ricca e una povertà diffusa.
Da una parte una enorme ricchezza concentrata in poche mani, spartita fra pochi clan, e dall’altra masse di giovani (oltre 15 milioni tra i 15 e i 24 anni) senza futuro, istruiti e in buona parte disoccupati, o destinati a lavori malpagati, con la sola alternativa dell’emigrazione verso i cantieri edili e le fabbriche d’Europa.
La rabbia di grandi masse, compressa per decenni, esplode nelle strade, e fa saltare la cappa della repressione di apparati militari finanziati e sostenuti dai paesi imperialisti, Italia inclusa (in Tunisia 250 mila uomini fra servizi di sicurezza o della guardia presidenziale, uno ogni 40 abitanti; in Egitto 1,4 milioni , uno ogni 55 abitanti compresi i neonati). Eserciti armati fino ai denti e pensati molto più per la repressione interna a garanzia dello sfruttamento che per la “difesa della patria”. Ma i 150 morti uccisi dalla polizia in Egitto non fermano, anzi radicalizzano il movimento.
Le grandi potenze cercano di puntellare i governi che hanno a lungo sostenuto e con cui hanno fatto grandi affari (ad esempio in Egitto l’ENI estrae importanti quantità di gas, Italcementi vi realizza un quarto del fatturato), ma sono tra loro in concorrenza per determinare l’eventuale “cambio di regime”.

W la lotta del proletariato tunisino ed egiziano!

Essa è tutt’uno con la lotta dei lavoratori italiani e di tutto il mondo contro il crescente sfruttamento, i tagli a salari e welfare, la disoccupazione dei giovani, il razzismo contro i lavoratori immigrati.
La lotta del proletariato del Nordafrica pone la questione dell’abbattimento non di questa o quella cricca dominante e corrotta per sostituirla con un’altra, sempre sotto la tutela dei militari, ma del potere borghese, del capitalismo stesso e quindi la questione della presa del potere da parte della classe lavoratrice.
Si pone il problema del partito rivoluzionario, che dia un chiara direzione al movimento, perché tutto non finisca con un cambio di persone. Si pone l’esigenza di un coordinamento internazionale delle lotte della nostra classe, di una internazionale comunista.
Le lotte dei nostri compagni di classe in Egitto e Tunisia suonano la sveglia al proletariato e ai giovani, e innanzitutto ai comunisti, anche in Italia; danno una prospettiva nuova alle lotte degli studenti.
Il nostro sostegno al proletariato arabofono è innanzitutto nel nostro impegno a fianco dei lavoratori che lottano contro l’aumento dello sfruttamento in Italia, dalla FIAT agli scantinati, alle cooperative della logistica, dei disoccupati e delle cooperative sociali soprattutto al Sud, e per i diritti dei lavoratori immigrati, di cui una buona parte viene dal Nordafrica; è nella nostra decisa denuncia e lotta contro l’imperialismo di casa nostra, l’imperialismo italiano. È nel nostro impegno per l’unità dei comunisti.

Venerdì 4 febbraio, ore 18
Piazza Nigra 1
Incontro sulle lotte in Egitto e Tunisia

Combat
Associazione Marxista Unità Comunista

Fonte

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