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(14 Giugno 2012) Enzo Apicella

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Il vento rivoluzionario che ci giunge dalla Tunisia

dalla Francia

(5 Febbraio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

In alcune settimane, con la loro mobilitazione crescente, i nostri fratelli e sorelle di Tunisia hanno maledettamente sgombrato il passaggio. Esce di scena Ben Ali, dittatore feroce insediato da 23 anni, capo di un clan che ha fondato le sue fortune sullo sfruttamento e l’oppressione forsennata. Esce di scena l’arroganza dei numerosi amici di Ben Ali nel mondo e in Francia, da Sarkozy a Strauss-Kahn, passando da Alliot-Marie e Frédéric Mitterrand, senza dimenticare i nomi del capitalismo francese che fanno “la grana” laggiù. Alcuni farfugliano espressioni di rammarico per aver goduto della loro villa di Cartagine senza sentire le voci degli oppositori condotti alla tortura.

Ma Ben Ali è finito. In poche settimane, la collera popolare è esplosa contro un regime che non dava né pane né lavoro né libertà, e prometteva il peggio con la crisi. Una collera che non ha smesso di crescere e prendere coraggio, malgrado i 100 morti e gli innumerevoli feriti dalle pallottole.

Finora, con una coscienza e un’audacia che ha strappato l’ammirazione di tutti i lavoratori e i poveri del mondo arabo, ma anche dell’Europa, i ribelli di Tunisia rifiutano le rabberciature e i grossi trucchi del campo avverso. La loro rivoluzione l’hanno fatta, ma soprattutto la proseguono e non abbandonano le armi, la loro forza mobilitata e organizzata in strada, nei quartieri e nelle imprese.

La rivoluzione, non bisogna farsela confiscare!

Ben Ali è partito ? Certo, ma ne restano altri ! A cominciare da questo « governo provvisorio d’unione nazionale », ben lungi dall’essere tutto bello e tutto nuovo ! E’ formato da ex ministri di Ben Ali nei posti chiave, con lo stesso primo ministro! Per la pressione popolare, tre burocrati dell’UGTT (sindacato unico in combutta col potere sotto Ben Ali), che si erano infilati nel governo, ne sono usciti. Sempre per la pressione popolare, il primo ministro ha dato le dimissioni dal RCD (il partito unico di Ben Ali), poi lo ha sciolto.

Ma ora la piazza esige le dimissioni del governo. Migliaia di manifestanti, le cui file crescono sotto le finestre del palazzo del governo a Tunisi, venuti da tutto il paese, sfidano il coprifuoco e chiedono la sua partenza.

I comitati di vigilanza e di autodifesa

Non è tutto : nei quartieri, si sono organizzati comitati di vigilanza e di autodifesa, forniti di armi di fortuna, per proteggersi contro le angherie poliziesche ma anche per provvedere alle urgenze alimentari. In un numero crescente d’imprese, tra cui banche, grandi giornali o catene televisive, i salariati si levano assieme, per iniziativa o meno di militanti locali dell’UGTT, per far sloggiare gli amministratori delegati legati a Ben Ali. I lavoratori e i giovani non aspettano che i diritti democratici siano loro concessi, li prendono essi stessi, installano paletti per il proprio potere. E’ questa la rivoluzione, venuta da grandi profondità e dunque assai larga. E non è finita. Mentre il governo fa appello ai ritorno a una « vita normale », tra cui la riapertura delle scuole, gli insegnanti delle elementari proclamano sciopero!

Un piccolo evento simbolico: alcune librerie di Tunisi espongono libri fino a ieri proibiti, di fronte a curiosi stupiti. Ma costano il 10 % dei circa 150 euro d’un Smic (salario minimo) tunisino. Il che dimostra che i lavoratori e i giovani, per approfittare di questa nuova libertà che hanno appena strappato, devono imporre tutte le loro rivendicazioni: non solo democratiche, ma economiche, di sopravvivenza di fronte alla disoccupazione e al rialzo del prezzo dei carburanti e dei prodotti alimentari di base. E per proseguire nella via che hanno spettacolosamente imboccato, d’azione e d’organizzazione sul loro terreno di classe.

Ci auguriamo che i lavoratori di Tunisia, che hanno dietro loro una ricca tradizione di lotte, anche sotto le peggiori dittature, approfittino della libertà conquistata per mettere in campo un programma d’urgenza, sia sul piano sociale, sia su quello politico, per tutti gli sfruttati e oppressi del paese, del mondo arabo e persino dell’Europa, ai quali sfruttatori e affamatori conducono la stessa guerra.

Per adesso, in ogni caso, la rivoluzione tunisina e il suo contagio fanno sì che la paura cambi di campo.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 24 gennaio 2011
http://www.convergencesrevolutionnaires.org
traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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