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Terroristi

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(4 Gennaio 2011) Enzo Apicella
Dopo Pomigliano anche a Mirafiori il ricatto di Marchionne: o lavorare schiavi o non lavorare più

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Che cosa hanno dimostrato i Referendum di Pomigliano e Mirafiori

(14 Febbraio 2011)

In Italia, anche i partiti prodotti dall’evoluzione del PCI si sono progressivamente allontanati da ogni riferimento agli operai e non sorprende l’adesione del PD ai progetti di Marchionne; le organizzazioni sindacali hanno in misura diversa assecondato questi processi, con l’abolizione della scala mobile, il blocco dei salari, il taglio delle pensioni, il via libera alle nuove leggi sui rapporti di lavoro e la disponibilità al peggioramento delle condizioni di lavoro nei contratti; e soprattutto contrastando, in modi ben conosciuti all’interno delle fabbriche, lo sviluppo di iniziative operaie indipendenti.

E’ una interpretazione molto riduttiva. La capacità degli operai di dire NO, contro il ricatto della FIAT, lo schieramento quasi unanime delle forze politiche e sindacali e la propaganda nazional-padronale, dimostra ancora una volta che formano una classe in senso politico: è la continuità della loro storia e del loro essere sociale che li mette in grado di esprimersi contro una simile coalizione e di affermare i loro interessi a fronte di quelli di tutte le altre classi della società.
Si tratta di interessi fondamentali, storicamente riconoscibili e persistenti, associati alle forme in cui continuano a svolgersi i processi produttivi alla base delle società moderne.
Con il NO di Mirafiori questa natura e queste capacità sono ridiventate evidenti a tutti, dopo anni di propaganda e di tentativi anche riusciti di marginalizzazione e di isolamento politico volti a negare esistenza e ruolo degli operai come classe.
Ed è un fatto altrettanto storicamente ricorrente che la manifestazione degli interessi operai si trasformi in polo di attrazione per le classi che avvertono in quel momento la precarietà della propria posizione sociale e sono perciò interessate a rimettere in discussione gli assetti sociali e politici esistenti.

Gli assetti sociali e politici di oggi sono il risultato di un’offensiva delle classi dominanti, che si è svolta sul piano internazionale a partire dagli anni ’80 e che ha smantellato, più o meno in tutti i paesi sviluppati, le conquiste dei lavoratori nella fase politica precedente.
L’adesione della maggior parte delle classi medie a questa prospettiva ha portato a un quadro politico che non solo isola gli operai, ma li esclude, tendenzialmente insieme a tutti i lavoratori, dalla rappresentanza politica, riservata in sostanza alle classi proprietarie e parassitarie.
Il risultato è stato in tutti i paesi il trasferimento dai lavoratori a queste classi di una buona parte del reddito e in diversi paesi, come l’Italia, l’indebolimento delle strutture industriali, l’aumento della disoccupazione, il disfacimento dei rapporti sociali in generale.
In Italia, anche i partiti prodotti dall’evoluzione del PCI si sono progressivamente allontanati da ogni riferimento agli operai e non sorprende l’adesione del PD ai progetti di Marchionne; le organizzazioni sindacali hanno in misura diversa assecondato questi processi, con l’abolizione della scala mobile, il blocco dei salari, il taglio delle pensioni, il via libera alle nuove leggi sui rapporti di lavoro e la disponibilità al peggioramento delle condizioni di lavoro nei contratti; e soprattutto contrastando, in modi ben conosciuti all’interno delle fabbriche, lo sviluppo di iniziative operaie indipendenti.

Soltanto in questo quadro si poteva produrre un simile attacco padronale, che viene dopo anni di disponibilità attiva di CISL e UIL, e passiva della CGIL, allo smantellamento delle conquiste e delle garanzie che i lavoratori avevano ottenuto con le mobilitazioni degli anni ’60 e ’70.
Ma l’iniziativa della FIAT rappresenta anche la rottura dei rapporti nello schieramento politico e sindacale che ha neutralizzato politicamente e sindacalmente la classe operaia per tanti anni e permesso di peggiorarne progressivamente le condizioni di vita e di lavoro.
In una situazione in cui da qualche anno il taglio dei servizi e della spesa sociale e la crescente precarietà del lavoro rende incerte le prospettive di estesi strati sociali e dà origine alla protesta giovanile in tutti i paesi.
I risultati potrebbero perciò anche trasformarsi da sogno in incubo per i padroni, tenendo anche conto che non saranno certo le forzature di Marchionne a risolvere i problemi storici della FIAT e della maggior parte dell’industria italiana sul mercato mondiale.
La risposta degli operai, per i suoi caratteri e la sua forza, riapre il problema della loro rappresentanza politica con un’evidenza e delle possibilità che non si erano più presentate dalla fine degli anni ’70. Riproponendo un patrimonio di diritti e di conquiste fondamentali per sé e per l’intera società, pone all’ordine del giorno, dopo anni di silenzio e di censura, questioni e rivendicazioni in grado di mettere in discussione l’intero assetto sociale e politico.

Senza dubbio, dobbiamo aspettarci sia nuove offensive, sia tentativi, di diversa provenienza, di dilazione e di smorzamento della risposta operaia, volti a evitarne la saldatura con la protesta di altri settori sociali e ad emarginare i gruppi attivi nelle fabbriche, che nello scontro quotidiano hanno rappresentato in modo intransigente le ragioni degli operai e messo le basi per la loro forza.

E’ perciò necessario che gli operai più attivi colgano il clima favorevole e passino all’offensiva rilanciando dentro le fabbriche l’iniziativa sui problemi più sentiti dai lavoratori. Nello stesso tempo, è necessario lavorare alla formazione di un fronte con gli strati sociali più colpiti dalle politiche del governo, sollevando i problemi della condizione materiale e sociale delle classi lavoratrici in generale a partire da poche ma decisive questioni politiche centrali:
- una svolta radicale nella legislazione del lavoro e nella tutela sociale dei lavoratori
l’effettivo esercizio della sovranità dei lavoratori sulle organizzazioni sindacali
- l’estraneità ai lavoratori di chi considera la compressione dei loro diritti come un progresso e un bene per il paese.

Redazione "il Manifestino"

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