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I risultati del Forum Sociale Mondiale di Dakar 6-11 febbraio 2011

(18 Febbraio 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.cobas.it

I risultati del Forum Sociale Mondiale di Dakar 6-11 febbraio 2011

foto: www.cobas.it

Come era prevedibile, il Forum Sociale Mondiale (FSM) di Dakar si è aperto sull’onda delle rivoluzioni in corso in Tunisia ed Egitto, il cui peso e rilievo hanno segnato tutto lo svolgimento dei lavori. E’ bene sottolineare che la zona del mondo dove durante il 2010 più si sono sviluppati i Forum e il processo conseguente di convergenza tra movimenti sociali è stato proprio il Maghreb. Da quando nel 2009 si è costituito il Forum Maghreb-Mashrek (è il termine arabo per definire il Medio Oriente), migliaia di tunisini, marocchini, algerini, egiziani, palestinesi, iracheni, libanesi e siriani hanno lavorato a stretto contatto di gomito per far crescere i movimenti di lotta e di protesta antiliberista e anti-regimi nelle rispettive zone di intervento: e nel solo 2010 si sono svolti in questi territori (nord-Africa e Medio Oriente) ben 10 Forum nazionali o internazionali (ultimo quello in Palestina, il Forum Mondiale Educazione, a cui ha partecipato una nostra delegazione), che hanno dato un notevole impulso allo sviluppo dei movimenti sociali e delle lotte. Le modalità di organizzazione di queste strutture hanno ricalcato il nuovo paradigma politico e ideologico già messo in atto nella America Latina a partire dal primo FSM di Porto Alegre, con lo sviluppo di ampie alleanze politico-sociali tra strutture di movimento impegnate nei più svariati campi del conflitto anticapitalistico e anti-liberista, dal lavoro all’ambiente, dall’opposizione alla guerra al sostegno dei migranti, dalla difesa della scuola e dell’Università pubbliche ai movimenti contadini, delle donne e a quelli indigeni e per il rispetto della “Madre Terra”. Solo una parte piuttosto limitata dei vecchi partiti o sindacati, lasciti del comunismo e del “socialismo reale” novecentesco, si muove dentro queste nuove realtà e di fatto rinunciando a modelli ruotanti sulla “centralità” del partito, sull’ideologia da partito o sindacato unico, sulla pretesa “egemonia” di un tema sugli altri o di una parte sul tutto all’interno del movimento altermondialista. Dunque, questa nuova impostazione ideologica, filosofica, culturale e politica (da “socialismo del XXI secolo” per usare una espressione diffusa) si sta diffondendo per il mondo e comincia a convincere anche in Europa (basti vedere l’unità realizzata tra tutti i sindacati e i movimenti sociali nelle lotte degli ultimi mesi in Francia) e forse solo l’Italia ne resta per ora relativamente impermeabile.

Comunque, il Forum maghrebino ha dato un forte impulso all’entusiasmo generale, e i lavori sono partiti con un occhio e un orecchio sempre aperti verso Tunisi e Il Cairo, con i televisori in città e le radio nella marea di taxi (che a pochissimo prezzo consentono di spostarsi in una città caotica e sommersa dalle bancarelle e dagli ambulanti) sempre sintonizzati su quanto si vedeva e si sentiva dai due paesi rivoluzionari. E così il Forum e' iniziato davvero bene con una manif d'apertura che e' andata molto oltre le attese. In Italia avremmo detto almeno 100 mila persone (gli organizzatori hanno dato la cifra di 70 mila) ma 30-40 mila presenze vere c'erano e per l'Africa la cosa non ha precedenti ed ha superato nettamente quelle dei precedenti Forum di Bamako e Nairobi. Eccellente la partecipazione un po' da tutta l'Africa, che aveva organizzato carovane di pullman da tutti gli angoli, con delegazioni popolari portatrici di entusiasmo, slogan nuovi, musica e danze, costumi mirabolanti; buona la partecipazione dell'Europa (le delegazioni piu' numerose sono state nell'ordine quella francese, la spagnola e quella italiana, le nostre bandiere fotografatissime), debole la presenza asiatica, a parte il Medio Oriente, molto forte quella brasiliana, e soddisfacente quella generale dall'America latina. Vivacissimo il corteo, molto colorato e spettacolare. Una nota stonata la presenza in esso di una delegazione “ufficiale” marocchina, presumibilmente finanziata dal governo e magari con suoi “agenti”, che si è tenuta vistosamente separata dal grosso del corteo maghrebino e che ha creato tensione nei confronti dello spezzone del popolo Saharawi (che lotta da decenni, come saprete, per l’indipendenza dal Marocco), oltre ad inneggiare ripetutamente e noiosamente ad Allah. Comunque, alla fine del corteo, tra i vari interventi, a sorpresa ha preso la parola Evo Morales. Anche una buona parte dei membri del Consiglio Internazionale (e anche noi italiani/e che ne siamo parte) non ne erano al corrente: e la cosa, malgrado la stima per Evo, ha creato un po’ di sconcerto e malumore, perché mai nelle precedenti edizioni era stato consentito ad un presidente o a membri dei governi, di prendere la parola nelle manif di apertura e di chiusura, neanche a Lula nel momento di sua massima popolarità e di influenza del suo partito, il PT, sui Forum mondiali che si tenevano in Brasile; e questo indipendentemente dagli orientamenti politici (peraltro mutevoli con il tempo, vedi lo stesso Lula) ma a garanzia dell’indipendenza del FSM stessa da governi, partiti e istituzioni statali e governative. Per giunta, e anche con nostra sorpresa, una parte sostanziosa della delegazione boliviana ha messo in evidenza, soprattutto nei dibattiti dei giorni seguenti, un diffuso malumore di parecchi movimenti sociali (soprattutto indigeni, ma anche settori del lavoro, dell’ambientalismo e della scuola) nei confronti delle più recenti politiche del governo boliviano. In ogni caso, la manif ha lasciato a tutti/e una impressione altamente positiva ed ha trasmesso molta energia.

I guai sono cominciati la mattina dopo, quando l'organizzazione africana, e quella senegalese in particolare, è sembrata all’improvviso liquefarsi. Abbiamo scoperto solo all'ultimo momento che l'Universita' aveva cambiato il Rettore nell’ultimo mese e che quest’ultimo aveva negato tutte le sale più grandi, precedentemente concesse al Forum, e anche almeno il 60% di quelle più piccole. Nessuna comunicazione in merito era stata fatta e i programmi, con gli orari e le sale, che solitamente vengono resi noti almeno una settimana prima del Forum, non esistevano né in “cartaceo” né sul sito telematico fino al giorno prima dell’inizio. Solo in nottata sul sito sono apparse le sale di una parte dei seminari previsti per la prima giornata, quella dedicata all’Africa. Ma quasi tutte le aule erano stracolme di studenti che assistevano a lezioni regolari o che erano in attesa del loro inizio (l'Universita' funzionava regolarmente e a pieno regime, le aule erano stracolme di studenti che aspettavano anche un'ora i prof per tenersi i posti - anche tre o quattro mila in un anfiteatro - e la grande maggioranza di loro non sapeva niente del Forum) e il Forum ha dovuto rimediare all’ultimo momento e a fatica parecchie tende ove ci si è attrezzati alla bisogna nei due giorni seguenti di seminari. Conseguentemente, nessuna cabina di traduzione e niente traduttori se non improvvisati e in “consecutiva” (e dunque con non più di due lingue, tagliando fuori molti e allungando di parecchio ogni intervento), mentre il programma con i luoghi e gli orari più o meno definitivi usciva e veniva distribuito quasi in contemporanea con lo svolgimento dei seminari stessi, seminando per un paio di giorni un discreto caos e costringendo tutti ad una vera autorganizzazione a cui certamente i collegamenti telematici e via sms hanno dato una grossa mano. Davvero sconcertante il comportamento del Comitato senegalese e africano che non ha fatto compartecipi né il Consiglio Internazionale, né le varie organizzazioni e strutture delle difficoltà sopraggiunte, di cui non poteva non essere cosciente da qualche settimana. Anche le Carovane, e le loro componenti, sono sembrate lasciate a se stesse, senza indicazioni e senza riferimenti, tanto più che gran parte dei partecipanti africani non avevano grandi organizzazioni a cui far riferimento. E neanche nei momenti di così clamorosa difficoltà il Comitato ha consentito ai più organizzati di cercare di dare una mano per risolvere almeno i principali problemi sopraggiunti. Sorprendente poi che non ci sia stato alcun lavoro visibile per far sapere agli studenti (l’Università ha 50 mila iscritti/e che frequentano al completo quasi tutti i giorni) della presenza del Forum, per coinvolgere un protagonista di primo piano come la gioventù universitaria senegalese nelle nostre attività. Ciò malgrado, intorno agli stand delle varie strutture, alle tende che saggiamente alcune organizzazioni previdenti (o più danarose) avevano attrezzato, nei viali, decine di migliaia di persone (in quantità ben superiore al previsto) si sono incontrate, confrontate, scambiando esperienze e opinioni, senza gli ostacoli burocratici affrontati ad esempio a Nairobi. Il chè, però, non ha evitato danni significativi soprattutto per quelle strutture più piccole, meno attrezzate e con pochi collegamenti, incapaci di districarsi nel caos organizzativo. Senza contare che iniziative di enorme rilievo come il seminario del Forum del Maghreb, tutto dedicato alla rivoluzione tunisina e egiziana con buona parte delle forze protagoniste delle rivoluzioni, che doveva svolgersi in un'aula di 2000 persone, si sono dovute adattare a tende da 100-200 persone che lasciavano fuori al sole (che picchiava a sufficienza) tantissima gente, oltre a quelli/e che proprio non riuscivano a scoprire dove fossero tali iniziative. Per fortuna la situazione è decisamente migliorata negli ultimi due giorni, quelli dedicati alla parte cruciale del Forum e cioè alle Assemblee tematiche e di “convergenza per l’azione”, che, mettendo insieme coloro che lavorano su temi o iniziative convergenti o simili, dovevano esprimere le piattaforme e le iniziative per il biennio 2011-2012).

Mentre la situazione logistica nei viali e negli spazi aperti dell’Università diveniva ingovernabile perché il gigantesco suk che solitamente si svolge in tutte le strade del centro di Dakar (mai visto niente di equivalente per quantità, occupazione onnivora di spazi, invadenza e aggressività) si era via via trasferito all’Università, occupando con montagne di merce (gran parte della quale di matrice cinese et similia) anche le tende “politiche”e tutti gli spazi aperti, persino introducendosi nei dibattiti con la mercanzia ambulante (alla faccia della lotta alla mercificazione, ci siamo detti unanimemente, ridotti tutti nella veste coatta e ossessionante di compratori/trici a tempo pieno), per fortuna negli ultimi due giorni le aule sono saltate fuori (ma non le cabine né le traduzioni in simultanea) e quasi tutte le Assemblee tematiche e di convergenza (ben 38, forse un po’ troppe, alcune erano più seminari che vere e proprie assemblee di convergenza e di produzione di iniziative) si sono potute svolgere regolarmente e hanno dato buoni e anche ottimi risultati. Paradossalmente il Forum mondiale peggio organizzato di tutta la storia FSM ha così prodotto forse il risultato politico più incisivo ed efficace di tutta la storia del FSM: un’ottima agenda (decisamente superiore, a nostro avviso, a quelle degli anni scorsi) di iniziative di lotta per il prossimo biennio assai partecipate, in grado di farvi confluire gran parte dei movimenti e delle tematiche antiliberiste e anticapitalistiche e con un meccanismo comprensibile e visibile da tutti. Il calendario finale di iniziative comuni - quello sostanziale anche se il Forum dal punto di vista formale non si conclude mai offrendo solo appuntamenti preferenziali ma proponendoli nella loro interezza – evita per lo più tutto il velleitarismo di precedenti occasioni in cui si fissavano improbabili date mondiali di mobilitazione pensando di essere al centro del mondo (tipo l’assurda e parodistica proposta uscita da una Assemblea dei movimenti sociali, che pur assai partecipata, non ha più il ruolo di assemblea finale-sintesi ma è pesantemente influenzata da “gruppettari” rimasti al Novecento: e cioè una “giornata mondiale contro il capitalismo” per il 12 ottobre 2011); e torna invece al "vecchio" ma collaudato meccanismo dei contro-vertici, utile più che mai ora che i vari poteri mondiali hanno dovuto riprendere forme allargate di concertazione. L'agenda mondiale dei movimenti dovrebbe ruotare intorno ai seguenti appuntamenti:

1) il controvertice G8 a maggio 2011 (21 e 22) che si svolgerà in una cittadina della Normandia, zona che ha però il non piccolo difetto di essere difficile da raggiungere per buona parte degli europei (e tanto più dagli altri extra-europei);

2) il controvertice G20 a inizio novembre 2011 (1-5) a Cannes (i francesi contano in particolare sull’aiuto degli italiani, ci hanno invitato a fine marzo - il 26 e 27 - a una riunione internazionale che ha il guaio di coincidere con la manif per l’acqua pubblica), che è l’appuntamento più appetibile per i non-europei, a cominciare dai latinoamericani e asiatici che danno più rilievo a questo appuntamento che al G8, considerato oramai un residuo del passato;

3) la COP 17 (la World Climate Conference) sul cambio climatico (che farà seguito alla inutile sessione di Cancun) a Durban in Sudafrica (28 novembre-9 dicembre 2011)

4) la giornata di azione globale per i diritti dei migranti e dei rifugiati il 18 dicembre 2011, in coincidenza con la giornata ONU sul tema;

5) le mobilitazioni sull’acqua in occasione del Forum Mondiale dell’Acqua che si riunirà a Marsiglia a marzo 2012;

6) la grande convergenza mondiale “per salvare il pianeta con un’altra economia e un’altra società” che si terrà a Rio in occasione della conferenza ONU Rio+20 dal 14 al 16 maggio 2012 e che sarà il punto culminante di tutto questo percorso. Va ricordato al proposito che venti anni fa a Rio l’ONU teneva la prima conferenza sullo sviluppo sostenibile, il rapporto tra ambiente ed economia, sviluppo economico e tecnologico, questioni sociali connesse, con la presenza di tutti i capi di Stato e di governo. Rio+20 ne vuole essere il seguito e l’aggiornamento, di nuovo con tutti i capi di Stato e di governo, l’ONU al completo ecc..La convergenza che i brasiliani hanno proposto per quel momento sarà un appuntamento cruciale per le reti e organizzazioni che lavorano sulla questione ambientale, climatica, della sovranità alimentare, dei diritti sociali, del lavoro, della educazione, della riconversione dell’economia e della società, dei beni comuni, dell’acqua. La preparazione di Rio+20 attraverserà tutte le campagne e gli appuntamenti globali previsti nel prossimo anno e precedentemente citati e ciascuno potrà inserire le proprie mobilitazioni locali e nazionali nel percorso, per arrivare a Rio con una presenza veramente massiccia, per rivendicare un’altra economia, un’altra società, un altro modo di vivere;

7) una possibile nuova iniziativa a Cochabamba nel processo preparatorio verso la COP sul clima o prima di Rio+20;

8) una carovana internazionale che si rechi in Tunisia ed Egitto per esprimere la solidarietà del movimento globale altermondialista alle due rivoluzioni, nei tempi e nelle modalità che il Forum Maghreb ci indicherà nei prossimi giorni.

Insomma, un programma pieno, organico, includente a 360°: e ci sembra che mai come stavolta ci sia grande intesa sulla volontà di collegare tutto ciò in un programma globale da parte delle forze latinoamericane, europee, asiatiche e africane.

Come COBAS abbiamo partecipato a gran parte delle assemblee più rilevanti, dando un contributo, crediamo significativo, alla formulazione del programma finale organico appena citato. In più abbiamo lavorato nei seminari educazione (i pochi che si sono riusciti ad effettuare) e soprattutto nella Assemblea finale dell’Educazione (la cui mozione conclusiva vi invieremo a breve, così come quelle delle principali assemblee, tradotte in italiano), che è servita più che altro a fare una panoramica mondiale delle mobilitazioni sul tema dell’educazione, dell’istruzione pubblica, della scuola e dell’Università; e che però non ha prodotto mobilitazioni o particolari e significative iniziative comuni, basandosi soprattutto sul lavoro delle strutture sociali latinoamericane che si occupano della “educazione nella società”, di questioni generali pedagogiche e di formazione della società civile, più che di scuola vera e propria, a differenza del Forum europeo costituito per lo più di strutture sindacali di docenti e personale scolastico e universitario. La mozione finale è un lungo elenco di buoni proponimenti e buoni principi (incluso un omaggio che ci saremmo evitati alla pedagogia di Paulo Freire, venerato in Latinoamerica) ma che non sposta di gran chè il movimento internazionale in difesa dell’educazione pubblica. Comunque come europei la partita è stata gestita dalla Stes spagnola, da noi (assente la Cgil) e dalla FSU francese.

Infine, la manifestazione finale è stata particolarmente allietata dalla contemporanea notizia delle dimissioni di Mubarak, che ha provocato il tripudio generale; ma non è stata particolarmente significativa, anche perché il solito “terrore” di una parte del Consiglio Internazionale di trasformarla in una serie di pronunciamenti politici unilaterali e l’elevatissimo numero di Assemblee tematiche e di convergenza hanno impedito che si ripetesse la modalità (che pure era piaciuta a Porto Alegre) dei brevi interventi da parte dei portavoce delle varie assemblee che sintetizzassero temi e iniziative proposte e decise. Da notare la marea di fischi che hanno accolto i rituali ringraziamenti del Comitato organizzatore verso il governo senegalese e il rettore dell’Università (in 3 diverse lingue).
 
Dopo la chiusura del Forum, il 12 e 13 febbraio, si è riunito il Consiglio Internazionale (CI) del FSM. Il punto di maggior rilievo su cui vale la pena di soffermarsi riguarda il luogo di effettuazione del prossimo FSM del 2013. Il gruppo dei promotori brasiliani del FSM ha proposto di rompere la regola che impedisce all’evento FSM di svolgersi nel nord del mondo, e di fare il prossimo Forum in Europa. Il vecchio continente è immerso dentro a una crisi così forte ed è così incapace di trovare una visione alternativa di futuro, hanno detto i brasiliani, che c’è bisogno della nostra solidarietà e del nostro aiuto. La discussione che è seguita è stata molto intensa. Non tutti sono d’accordo a lasciare il sud del mondo. Altri pensano che ci sono problemi oggettivi troppo grandi (come quello dei visti: il chè è vero). Ci sono altre parti del nord che a questo punto si sono proposte (come Montreal). Ed è anche spuntata una candidatura europea dei galiziani, che dicono di poter lavorare per Santiago de Compostela, proposta a nostro avviso assurda sia per la collocazione (estremo Ovest), la difficilissima raggiungibilità da Sud ed Est, e le ben note caratteristiche, legatissime alla cristianità cattolica, della città, una Assisi all’ennesima potenza e in servizio permanente in lode alla divinità ma soprattutto al Vaticano e alle sue fortune. Gli europei hanno tutti condiviso la stessa opinione: è difficilissimo creare le condizioni per una simile scelta entro pochi mesi. Precorrere i tempi sarebbe sbagliato: lo dicono anche i promotori del Forum Sociale USA, che hanno impiegato quattro anni a costruire le condizioni per un forum forte e unitario. Non si tratta solo di questioni concrete ma soprattutto di un dato politico: il Forum Sociale Europeo è in crisi, non è più la rete grande e inclusiva di Firenze del 2002, molte organizzazioni che partecipano al FSM non stanno più nel FSE, la situazione dei movimenti è cambiata, e la ricostruzione di uno spazio pubblico ampio e plurale abbisogna di tempo, dedizione, energie. In realtà il luogo più papabile sarebbe la Francia, che al momento offre le migliori condizioni e soprattutto una vasta alleanza di forze sociali, sindacali e di movimento, già collaudata in questi mesi di forte protesta sociale e che si sta rafforzando nell’organizzazione degli anti-G8 e anti-G20 e del Forum Mondiale sull’acqua. Ma il taglio “napoleonico”, o da “grandeur” gollista, tipica un po’ di tutte le aree politico-sociali francesi non entusiasma gran chè né gli altri europei e ancor meno la parte extra-europea del CI e delle principali forze del FSM. Ci sembra che tutti preferirebbero l’Italia, un po’ per nostalgia di Firenze e di quel movimento, un po’ per sottovalutazione delle forti divisioni introdottesi da allora nel movimento e che costituiscono al momento, insieme alla assoluta instabilità e imprevedibilità del quadro politico-istituzionale, il più forte ostacolo a prendere in considerazione una tale ipotesi.

Nello stesso tempo però tutti hanno detto che anche solo iniziare a ragionarvi è una cosa utile e necessaria per noi europei, perché ci offre un’occasione di riflettere su noi stessi e su come muoversi e forse, speriamo, per essere capaci di ricostruire un Forum europeo degno di questo nome. Si è quindi deciso che la Commissione Espansione del Forum costruirà un gruppo di lavoro, che organizzerà il dibattito sulla sede FSM nel 2013. Una attenzione particolare andrà al dibattito da costruire con gli europei i quali, intanto, sarà bene che ne discutano nelle loro sedi. E’ probabile che nei prossimi mesi si costruisca una occasione di discussione europea, a partire dal prossimo appuntamento europeo FSE di Budapest (4-6 marzo prossimi), per la cui difficile preparazione abbiamo tenuto due riunioni europee, relativamente efficaci, a Dakar. E nelle prossime settimane sarà bene pensare come attrezzare una discussione in merito in Italia, che riguardi il ricchissimo calendario uscito da Dakar e le prospettive del FSM e del FSE.

Piero Bernocchi e Nicola Giua Confederazione Cobas

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