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Vertenza OMSA, occorre sostenere le operaie di Faenza

perchè rappresentano la lotta per il diritto al lavoro delle operaie di tutto il gruppo Golden Lady che ha sede a Castiglione delel Stiviere (MN)

(18 Febbraio 2011)

La riunione di ieri 15 febbraio a Roma fra le parti sociali, il Ministero e la proprietà del castiglionese Grassi, non ha portato a nulla, nonostante la mobilitazione delle operaie dell'OMSA prosegua da oltre un anno e le promesse di riconversione del sito siano state infinite da parte della proprietà col coinvolgimento degli enti locali interessati.

Grassi sembra non rinunciare alla strada che porta dritto dritto alla chiusura del sito di Faenza ed alla richiesta di cambio di destinazione d'uso dello storico stabilimento che da circa 60 anni produce le calze OMSA, prima che intervenisse lo stesso gruppo Golden e che adesso il patron castiglionese produce in Serbia con operaie e operai assoldati a 200 / 300 euro al mese, senza diritti e garanzie. Mentre il mercato, la distruzione e il prezzo restano quelli occidentali.

Le operaie della OMSA hanno già messo in previsione una trasferta castiglionese per la prossima settimana, c'erano già venute anni fa quando Grassi iniziò a imporre la cassa integrazione, partendo dagli stabilimenti lontani da casa sua.

Occorre finalmente rendersi conto della gravità di un atteggiamento che il padronato ha assunto da tempo proprio nel settore della calza, un comparto dove l'ente pubblico ha sempre dato molto: dagli sgravi fiscali, alla costruzione delle infrastruttire, prima fra tutte la stessa strada della calza che unisce le tre province di Mantova, Brescie e Cremona, agli oneri urbanistici: anche la Pompea, altro marchio assai noto, da tempo ha delocalizzato in Serbia nonostante il silenzio, anche del locale sindacato che a suo tempo, ha contrattato una chiusura che oggi vede Pompea terminare la cassa straodinaria per passare alla mobilità, fra il silenzio e la rassegnazione generale, alla faccia di quella responsabilità sociale dell'impresa il cui stato fa inorridire i padri costituenti ma soprattutto le centinaia di donne che non hanno più il lavoro ed una collettività he si trova supermercati e insediamenti edilizi vuoti dove prima si produceva.

Tutti coloro che stanno dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori non potranno non fare i conti con lo scempio che questo modello sociale e politico sta producendo a danno della classe operaia: noi siamo con le donne della Omsa, ne sosteniamo da sempre la lotta, compreso il boicottaggio dei prodotti del gruppo Golden Lady e con loro continueremo, in difesa dei diritti e della dignità di tutte.

Monica Perugini
consigliere provinciale Mantova
Comunisti Sinistra Popolare

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