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Onorevole

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(18 Febbraio 2011) Enzo Apicella
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    Spoleto. Oltre il berlusconismo subito, ma nella consapevolezza che per i poveri e i lavoratori le condizioni di vita per ora non cambieranno.

    (23 Febbraio 2011)

    La lotta tra il berlusconismo e il giustizialismo non è una lotta tra buoni e cattivi è una lotta tra poteri forti.

    E’ una lotta tra il grande mercante e il giudice supremo.

    Berlusconi, De Benedetti, Colaninno Junior, Della Valle, non sono diversi perché il primo paga le signorine e gli altri no, al contrario sono uguali perché la loro ricchezza è il frutto del lavoro degli altri.

    Chiunque vinca oggi rimarranno i poveri e i lavoratori a pagare la crisi.

    Ciò detto chi è al potere politico, in uno stato che garantisce i privilegi dei ricchi, va abbattuto, perché nella rimozione di chi detiene il potere politico si possono creare le condizioni per incrinare il meccanismo della riproduzione capitalista della ricchezza.

    Nella stagnazione non c’è speranza, nel movimento si può vedere la luce.

    Nell’esperienza concreta Berlusconiana poi il governo è artefice di una azione eversiva, tipica delle classi dirigenti, quando vedono modificarsi i rapporti sociali ed economici a proprio vantaggio e tentano di approfittarne immediatamente modificando le regole, nel contesto italiano la Costituzione, per farla cadere a Destra su fondamentali questioni, dei rapporti di lavoro, sociali, democratiche.

    Il comando Berlusconiano sulle classi subalterne non è stato a base di manganello e olio di ricino è stato a base di droghe televisive pesanti e uccidere le menti è ancora più violento che uccidere i corpi.

    La cacciata di Berlusconi perciò è indispensabile ma per niente sufficiente.

    Lo scenario probabile del dopo ventennio berlusconiano, per dirla in termini simbolici, porterà al comando politico la logica capitalistica meno goliardica e più diretta delle 4 M ( Monti, Montezemolo, Marchionne, Marcegaglia); nulla di buono per operai e impiegati, giovani e disoccupati, che insieme ad un potere giudiziario fortemente invasivo, portatore di una visione autoritaria, non cambierà nell’immediato la condizione di vita degli ultimi della società.

    Via Berlusconi subito ma senza aspettarci un cambiamento sociale. Siamo al cambiare tutto ( la classe politica di governo di Centro Destra) per non cambiare niente (la classe politica di Centro Sinistra).

    Non ce lo fanno sperare gli elementi fondamentali da prendere in considerazione per una seria analisi della fase: la situazione internazionale, i rapporti di forza tra le classi sociali in Italia, la natura neocapitalista dell’opposizione politica.

    La globalizzazione impone una risposta generale, un Nord’Africa europeo che non c’è. I rapporti di forza delle classi sociali in Italia sono ancor più favorevoli a chi dalla crisi trae profitto aumentando lo sfruttamento di chi lavora. La classe politica di opposizione poi non lascia alcuna speranza, la sinistra liberale (PD) e neocapitalista ha mostrato, se ce ne fosse ancora bisogno, quel che è, tifando per Marchionne; Vendola non è altro che la versione del Bertinottismo del XXI secolo, cioè parole in libertà per mettere il culo in tutti i palazzi di governo; l’opposizione che resta si distribuisce tra soggetti che riproducono i vizi più vecchi della storia, dal qualunquismo dei Grillini al giustizialismo dei Dipietristi.

    Cosa si può fare allora. Possiamo dissodare il terreno, quando sarà tempo si seminerà, quando sarà tempo si raccoglierà.

    Come farlo.

    Non partecipando ai cori del teatro politico ( né a quello di Centro Sinistra, né tanto meno a quello di Centro Destra ), è il primo passo.

    Lavorare sulle contraddizioni è il secondo passo. La prima di queste è la contraddizione tra le aspettative di chi lavora o è disoccupato e le politiche dei governi della borghesia finanziaria, industriale e mercantile ( Centro Destra e Centro Sinistra in questo sono pari). Il popolo che vive con 500, 1000, 1500 euro al mese ha grandi aspettative, il governo reale post berlusconiano che verrà, le tradirà.

    Chi può assumersi questi compiti. Tutti coloro che sono coscienti della realtà di profonda ingiustizia sociale, cinismo, sfruttamento, odio, che le classi ricche mostrano nei confronti dei deboli, e nella nostra realtà spoletina oltre il sindacalismo di base c’è solo una base cristiana che non traffica con le gerarchie, altri partigiani di chi è sfruttato o povero, vecchio o giovane disoccupato, non ne vediamo.

    ASSOCIAZIONE CULTURALE CASA ROSSA

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