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    Il federalismo comunale, una truffa che maschera un progetto politico.

    La Lega ha un progetto politico, la secessione. Ha uno strumento per realizzarlo e coprirlo , il federalismo.

    (23 Febbraio 2011)

    Continua la vicenda del federalismo comunale, saga che in una società responsabile avrebbe già comportato la caduta nel ridicolo dei protagonisti della vicenda.

    Dal progetto “rivoluzionario” della Lega, “ la risposta del Nord alla crisi “ , ci si è ridotti a una proposta che, per recuperare parzialmente i tagli dell’ultima finanziaria, scarica su aziende e lavoratori i costi della copertura dei bilanci comunali.

    Nel giro di poche settimane si è passati dalla proposta che prevedeva la devoluzione, a favore delle amministrazioni comunali, della fiscalità immobiliare e del gettito derivante della nuova cedolare secca sugli affitti, dal 2011 e successivamente con la nuova imposta comunale “IMU” i tradizionali trasferimenti ai Comuni non sarebbero arrivati più dai capitoli di spesa che il ministero dell’Interno riserva agli enti locali, ma da un nuovo fondo alimentato dalle imposte di registro, di bollo, dell’imposta ipotecaria e catastale, dei tributi catastali speciali, dell’Irpef relativa i redditi fondiari e della cedolare secca sugli affitti. Non ci è voluto un genio per capire che con questo meccanismo si sarebbero favoriti, sia al nord come al sud, non i comuni virtuosi ma le realtà a vocazione turistica , a alto reddito immobiliare, a maggior concentrazione delle seconde case. ( es. Cortina + 300% Lamon – 60% ).

    Non che la nuova proposta sia più ragionevole, il meccanismo proposto, nel vuoto di una qualunque proposta di battaglia contro l’evasione, ritorna a colpire i redditi da lavoro dipendente , aumento dell’aliquota irpef ( con possibile retroattività ) e aumento dell’ici per le strutture produttive. fissa infatti l’aliquota dell'Imu al 7,6 per mille anche per gli immobili strumentali delle imprese,tra il 4 e il 7 per mille (l'aliquota media sul territorio nazionale è del 6,4 per mille). Pertanto l'aumento medio dell'Imu sull'Ici attuale ammonterebbe al 18,75%.

    Lo stesso criterio di sperequazione è la (impropriamente detta) cedolare secca sugli affitti: il proprietario di un'abitazione dato in locazione può optare, in alternativa al regime ordinario dell'Irpef, per un'imposizione proporzionale con aliquota relativamente bassa, al 21% sul canone per i contratti a canone libero e al 19% per i contratti a canone convenzionato. Nell'immediato ci guadagnano i proprietari di immobili con redditi più elevati. L’illusione che in futuro questo possa essere incentivo per un più corretto comportamento fiscale da parte della rendita immobiliare è nell’ordine delle speranze immotivate.

    La speranza degli amministratori locali è che la nuova IMU , a cui vanno aggiunti la compartecipazione all’IVA ( non quantificata ) e la tassa di soggiorno, anche qui vedremo i dati su Cortina e Lamon, serva a coprire almeno in parte i tagli già effettuati e quelli previsti per il 2011-2012, si spiega poco l’atteggiamento del tutto condiscendente dell’ANCI, e del suo presidente Chiamparino. O forse c’è poco da spiegare.

    Tutto ciò a poco da fare con il federalismo, con le pratiche democratiche e partecipative che sottendono alle esperienze e alle teorie di tanti padri della patria , non ultimo Silvio Trentin, e nemmeno con i principi della valorizzazione delle autonomie locali ( care al PD ), ma è evidente che qualsiasi logica di contenimento della crisi e di valorizzazione delle competenze e delle risorse locali avrebbe comportato il mettere mano allo scandalo dell’evasione ed elusione fiscale, a un controllo serio a quelle categorie che usufruiscono al minimo della compartecipazione dei servizi locali, alla totale esenzione dall’ICI delle proprietà ecclesiastiche. Bisognava “ mettere le mani nelle tasche piene di quelli che le tasse non le hanno mai pagate”.

    In questo quadro “ il progetto rivoluzionario “ della Lega è solo una bandiera da sventolare come obbiettivo raggiunto e quindi conquista da esibire elettoralmente o impedito dalla “canaglia romana” , sempre quindi come argomento elettorale.

    E’ sempre più chiaro che quello della Lega non è un percorso di realizzazione progressiva di strumenti di autogoverno e di conquiste locali che portino, nei fatti, alla costruzione di una comunità autonoma e autosufficiente: quello della Lega è la ricerca dell’elemento del conflitto istituzionale , dello strappo politico, delle condizioni etiche che autorizzino anche l’operazione formale della secessione.

    La possibilità più concreta è quella delle possibili elezioni anticipate, nel quadro di una normativa sul federalismo fiscale definita e non ancora applicata, in cui l’eventuale sconfitta del centrodestra legittimerebbe “di fronte al potere comunista e romano” la separazione territoriale.
    Lucidamente la Lega, da qui la sua modernità , pone la soluzione nella frammentazione dello stato nazionale, e nella scelta del territorio del nord come “ area selezionata di business “ da cui rilanciare un modello di nuova competitività. Federalismo, liberismo , identità etnica ,secessione , diventano sanità e scuola regionali , contratti d’area , previdenza regionale, differenzialismo sociale: un nuovo modello di organizzazione del territorio che risponda alle domande dei settori più aggressivi della confindustria.
    Non illudiamoci che questa sia una eventualità assolutamente marginale, il quadro degli eventi che si sta prospettando a livello internazionale, il peso della crisi in strati sempre più vasti delle popolazioni , rendono l’ipotesi di una crisi democratica e istituzionale sempre più possibile e credibile.

    Treviso 10 feb. 2011

    Mauro Tosi - segreterio provinciale Federazione della Sinistra

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