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(21 Luglio 2011) Enzo Apicella
La Camera vota a favore dell'arresto del deputato Alfonso Papa

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    Berlusconi alla sbarra (forse)

    (24 Febbraio 2011)


    Certo che per uno con il curriculum ladronesco di Berlusconi, essere incastrato da una che di nome fa Ruby sarebbe il colmo. Intanto si è arrivati alla svolta processuale e il 6 aprile il nostro dovrà comparire (forse), per la prima volta da premier, in un aula di tribunale per rispondere all’accusa di prostituzione di minorile e a quella di concussione. Da mesi ormai le vicende personali del puttaniere di Arcore paralizzano quelle più strettamente politiche a livello nazionale. Eppure di cose rilevanti ne sono successe: il referendum Fiat, con gli operai che sono stati costretti a sottostare il ricatto: o il lastrico o la schiavitù; le sempre maggiori spinte al centro di una Confindustria che si sta sganciando dal governo; la spaccatura nella maggioranza con Futuroelibertà e la spaccatura nel seno stesso di Fli con tante pecorelle, come Barbareschi, che ritornano all’ovile berlusconiano; persuasivo come al solito, il Cavaliere.

    Infatti, le spaccature non avvengono sulla base di precise discriminanti politiche, ma, molto più semplicemente, sul mercato, in senso stretto, della politica. Lo strapotere economico di Berlusconi gli permette di comprare (per lo più a spese dell’erario) deputati che gli assicurano la maggioranza parlamentare e… l’impunità. Da Scilipoti a Barbareschi, appunto, secondo la vox populi si tratterebbe di prebende molto consistenti, capaci di far vacillare l’integrità di ben altri idealisti, sia pure borghesi… Macchè, niente, o quasi! Da Ballarò ad Annozero, i programmi televisivi dell’opposizione sono tutti concentrati su quella notte della ormai famosa telefonata in Questura, dove Berlusconi chiedeva il rilascio in quanto nipote di Mubarak di tale Ruby, con Nicole Minetti nel suo ruolo di consigliere regionale della Lombardia, a fare da intermediaria.

    Fermo restando il fatto che, per quanto infoiato, non crediamo Berlusconi tanto tonto da pensare per un solo istante che la soprannominata Ruby fosse davvero la nipote di Mubarak, al di là del fatto che il premier (in amicizie con signorine minorenni facili… ai regalini), in spregio alle stesse leggi borghesi, abusi del suo ruolo istituzionale presso organi di polizia per fare rilasciare un’immigrata che aveva commesso un reato (cosa ne avrà pensato il suo alleato Bossi?!), ci terremmo a sottolineare come sia incredibile come la morale si trasformi a seconda di chi sul momento è beccato con le mani nella marmellata.

    Gli stessi che già ai tempi del caso Marrazzo, quando gli svergognati, a loro detta, sedevano nella sponda opposta di Montecitorio, si atteggiavano a difensori della pubblica morale…ora si riscoprono “libertari”, e di cosa accusano gli altri? Di falso moralismo, di puritanesimo e chi più ne ha più ne metta. Un bel salto della quaglia da parte di chi inneggiava ipocritamente, con tanto di divorzi e separazioni alle spalle, alla Famiglia (oltre che naturalmente, a Dio e alla Patria) sfilando compatti al Family Day. Quelli che hanno un Maroni ministro degli Interni che ormai è sempre più in competizione con Himmler in quanto a politiche repressive, arrivano persino a invocare gli spettri di uno stato di polizia (loro!), e a difendere a spada tratta il sacrosanto diritto alla privacy violato da quei comunisti dei magistrati. Diritto alla privacy che non vale certo per i comunisti rivoluzionari, o per gli anticapitalisti in generale, per i quali il telefono sotto controllo è la regola quotidiana, e che però non hanno mai organizzato cortei o raccolte di firme per chiedere alle istituzioni di non ascoltare le loro telefonate. A sentire il popolo di centrodestra, il campione di tutte le libertà individuali, dalla privacy ai diritti sanciti nel 1789 con la presa della Bastiglia è lui, il Cavaliere. E gli altri? Moralisti, bacchettoni, ipocriti. Avremmo voluto vedere se a parti invertite, con un Prodi sulla poltrona di palazzo Chigi piuttosto che con un outsider come Marrazzo, sarebbero stati altrettanto “di larghe vedute”: e, infatti, non lo sono stati.

    Persino la Chiesa, che nelle sue istituzioni di punta, come la CEI, non può fare altro che ostentare freddezza verso il troppo sputtanato Berlusca (benché gli enormi interessi in gioco le consiglino di non fare la voce troppo dura), viene criticata dagli stessi a cui in veste anticomunista ha sempre fatto comodo innalzare la Croce a proprio uso e consumo.

    C’è comunque da sottolineare che, anche se da una parte non si fa altro che prestare il fianco a ogni genere di attacchi (più che giustificati), dall’altro non si va oltre una generica questione morale. E del resto, quando la piattaforma politica è nella sostanza identica e quando si arriva ad applaudire alle politiche di Marchionne (vergogna su di loro!), alla sinistra non resta altro che pendere dalle sottane di Ruby Rubacuori.

    Battaglia Comunista

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