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ENIgnma Libia

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(22 Febbraio 2011) Enzo Apicella
La rivolta popolare in Libia mette a rischio gli impianti dell'ENI che garantiscono un quarto delle importazioni di greggio in Italia

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Con il popolo libico insorto

Contro l'intervento militare occidentale

(27 Febbraio 2011)

Come scontato, le forze politiche presenti in Consiglio Comunale hanno saputo parlare della Rivolta del mondo arabo solo dal buco della serratura, con la porta chiusa alla solidarietà dei fatti, attenti che gli esuli non calpestino il prato verde di Villa Redenta. Allo stesso tempo tutte le forze politiche del Consiglio non hanno speso argomenti e tanto meno prese di posizione sul pericolo della trasformazione della Rivoluzione Popolare in Guerra, che ci sarà se gli USA e  altri paesi occidentali interverranno.

L’ intervento delle potenze occidentali in Libia deve essere respinto, le vecchie potenze coloniali occidentali non hanno nulla da insegnare in Libia.
L’appoggio incondizionato alla Rivoluzione dei popoli del sud del Mediterraneo, Egitto, Libia, Tunisia, deve andare di pari passo con la ferma opposizione a qualsiasi forma di presenza delle potenze imperialiste, europea e americana, nell’area.

La guerra mediatica di questi ultimi giorni, con la diffusione di notizie e di immagini palesemente false e camuffate, che tendono ad amplificare ad arte il dramma libico, parla più di qualsiasi dispaccio di cancelleria, di questa ansia di intervento occidentale.

Il regime di Gheddafi deve cadere per mano del suo popolo, la Rivoluzione araba nel Maghreb, è destinata ad avanzare e i paesi occidentali cercano di fermarla perché non si estenda alle traballanti e sanguinarie monarchie filoccidentali di Marocco, Arabia Saudita e Giordania.

L’obiettivo immediato della frenesia interventista delle ultime ore però è dato in primo luogo dalla volontà di condizionare l’esito della Rivoluzione in Libia, ma anche in Tunisia e in Egitto, perché rimanga a disposizione del capitale occidentale, perché il saccheggio delle risorse del mondo arabo possa continuare indisturbato, anzi si estenda in nuovi spazi, in Libia e nei paesi non totalmente a disposizione degli USA ed Europa. Questo nonostante sia evidente che il fantasma più temuto dagli imperialisti oggi, quello dell’integralismo islamico, non si sia visto, anche se televisioni e giornali lo stanno evocando come spauracchio con una certa insistenza.

Pilotare lo sbocco politico della Rivoluzione Araba è quindi il vero obiettivo degli Imperialisti e del loro principale fortezza militare nell’area, cioè Israele.

I popoli in rivolta hanno al contrario l’interesse di allargare l’insurrezione in tutto il mondo arabo; non ci sono dittatori o monarchie reazionarie e borghesie nazionali corrotte, buone e da conservare perché tutelano gli interessi del ricco Nord del Mondo. I diritti dei popoli all’uguaglianza e alla libertà devono essere conquistati ovunque.

NO ALLA SUBORDINAZIONE DEL PROCESSO RIVOLUZIONARIO ARABO AGLI INTERESSI DELL’IMPERIALISMO E DEL SIONISMO.

Associazione Culturale CASA ROSSA

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