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Il Decreto salva Rete 4

(15 Gennaio 2004)

Dopo il nostro comunicato del 17 dicembre 2003 nel quale si esprimeva, tra l’altro, un pieno sostegno all’iniziativa di rinviare alle Camere la legge Mediaset-Gasparri assunta dal Presidente della Repubblica Ciampi, sono avvenuti tre fatti che meritano ulteriori riflessioni da parte del Sindacato.

Come era facilmente intuibile a tamburo battente il Consiglio dei Ministri ha approvato il 23 dicembre il decreto-legge in virtù del quale RETE 4 continuerà a trasmettere in analogico terrestre.

Naturalmente l’illuminata opera del nostro attuale Direttore Generale ha fatto sì che, per la prima volta, appaia e si leghi in un dispositivo legislativo la sorte di RETE 4 con la pubblicità su RAITRE.

Comprendiamo l’interesse di Berlusconi, firmatario del decreto-legge come Presidente del Consiglio, di legare i due aspetti per gettare cortine fumogene sui suoi diretti interessi economici nella vicenda (si è attribuito circa 700 miliardi di vecchie lire) ma quale interesse può avere animato il dottor Cattaneo che, sposando strumentalmente il pericolo dei posti di lavoro, ha chiesto a gran voce un decreto legge per salvare una pubblicità su RAITRE che nessun strumento legislativo o sentenza di Corte Costituzionale aveva legato alla data del passaggio di RETE 4 sul satellite??.

Siamo certissimi che il Direttore Generale non poteva non essere a conoscenza dei contenuti di un parere a lui consegnato dai vertici del settore giuridico-legale della RAI: parere che dopo una dettagliata analisi degli aspetti legislativi vigenti così concludeva:

“Si deve quindi concludere che la legge (L. n. 249/97) impone testualmente a RAI solo la presentazione di un piano per la costituzione di una rete senza pubblicità, che la elisione della pubblicità non riguarda la concessionaria pubblica in sé considerata, ma solo una delle sue reti, che tale elisione deriva non di per sè ma per riflesso dalla effettiva deviazione di RETE 4 sul mercato satellitare, che in ogni caso la pubblicità sottratta a RAITRE potrebbe essere riversata sulle altre due reti RAI, anziché essere inibita.

Non osta a tale ultima considerazione la prescrizione della legge Mammì sul tetto pubblicitario (art. 8, comma 6, che potrebbe essere richiamato per porre un limite al riversamento della pubblicità proveniente da RAITRE su RAIUNO e RAIDUE), in quanto implicitamente abrogata (essendo norma a termine sino al 31 dicembre 1992 – art. 8, comma 17, L. n. 223/90 -, poi prorogata sino al 31 dicembre 1993 da altra legge – L. n. 483/92 -, poi ripresa dalla decretazione d’urgenza”salva RAI” come noto non convertita, con effetto caducatorio anche delle dette disposizioni sul tetto – pubblicità).

Non osta la previsione nello stesso senso della vigente Convenzione RAI/Stato (art. 10), in quanto la disposizione era ripetitiva della abrogata norma di legge (art. 8, comma 6, L. Mammì), caduta questa non essendo la norma convenzionale di sufficiente rango per regolare limitazione di diritti (il tetto è in fondo un limite), diritti il cui ambito è definito a livello comunitario (direttive senza frontiere 552/89 e 97/36, tetto posto sino al 15% del tempo di trasmissione quotidiano) ed è consentito a RAI direttamente dalla legge (art. 15, comma 1, L. n. 103/75, sulle fonti di finanziamento, tuttora vigente).

Nel rispetto del limite del 15% comunitario per rete (15% per RAI1 e 15% per RAI2) è dunque assolutamente lecito e legittimo “spalmare” la pubblicità di RAITRE sulle altre due reti.”

Fin qui il documento. Il Sindacato sollecita il Consiglio di Amministrazione ed il Presidente Annunziata ad aprire un confronto interno per verificare fino in fondo la correttezza del comportamento del dottor Cattaneo che a nostro sommesso parere in questa vicenda non sembra essersi mosso per tutelare gli interessi della RAI, del servizio pubblico e dei suoi lavoratori.

Il secondo fatto ha riguardato invece la pomposa cerimonia con la quale si è ufficialmente varata l’era del digitale terrestre in RAI.

A scanso di equivoci o strumentalizzazioni di vario genere, chiariamo che il Sindacato è pienamente favorevole allo sviluppo tecnico e tecnologico della RAI e delle Aziende del gruppo oltre che del Paese. Non potrebbe essere il contrario.

Nella vicenda del digitale esprimiamo quindi pieno apprezzamento per l’opera che sta svolgendo il Presidente di RAI SAT, nonché capo-progetto del digitale terrestre, riempiendo di contenuti nuovi e specifici i multiplex nascenti dalla digitalizzazione.

Dobbiamo invece esprimere ferma condanna per l’operato del Ministero della Comunicazione e della RAI nella vicenda complessiva sia per la copertura del territorio (50% entro il 31/12/03) sia proprio per l’assenza, almeno per il Sindacato, di un progetto industriale ed editoriale atto a riempire di contenuti ed interattività i multiplex della RAI: contenuti ed interattività necessari per convincere gli abbonati ad acquistare il decoder indispensabile per ricevere il digitale.

Abbiamo la certezza che tutto il processo sia stato forzato per cercare di salvare RETE 4 e gli interessi economici ed editoriali del Presidente del Consiglio.

Non si attua in 4 mesi la rivoluzione copernicana rappresentata dal digitale terrestre che si propone come sistema sostitutivo all’analogico e non complementare come è il satellite.

Non si modifica in 4 mesi il modo di ideare i contenuti da offrire al telespettatore attraverso anche l’interattività.
Viene anche da domandarsi chi, come, con quali mezzi e criteri dovrebbe essere verificata la reale copertura del 50% del territorio e del relativo servizio agli utenti (quali?).

Questa fretta finalizzata dal Governo agli interessi prima ricordati ha determinato alcuni profondi guasti nel sistema radiotelevisivo che vogliamo ricordare:

1) la totale esclusione del personale tecnico di RAI e di RAI WAY dalla progettazione, installazione, misure, collaudo e manutenzione del sistema tecnico necessario per l’abbonato a ricevere il digitale.
Anche la parziale decisione dell’ultima ora di coinvolgere a partire dai prossimi mesi il personale del CQ attraverso investimenti per l’acquisto di apparati e l’effettuazione di corsi di formazione non può certo sanare il gravissimo vulnus professionale ed aziendale creato con la decisione (dovuta alla fretta prima ricordata) di appaltare il tutto.

2) la motivazione addotta per tali scelte, quella cioè di scaricare tutte le responsabilità della mancata attuazione nei termini previsti sulle ditte a cui è stata affidata la digitalizzazione appare, alla luce della mancata approvazione della legge Gasparri, superate e anche in questo caso viene da chiedersi che seguito possano avere le penali economiche previste dai contratti di appalto.
Forse sarebbe logico visti i tempi e l’evolversi della situazione rivedere gli accordi e prevedere da subito un rientro delle attività di installazione e gestione della rete digitale.

3) la quasi completa esclusione dell’industria elettronica nazionale dalla costruzione degli apparati necessari alla digitalizzazione ed, a breve, anche per quelli necessari alla sua ricezione (set-box).
Ciò ha significato penalizzare fortemente l’occupazione in Italia ed un ruolo della nostra industria di tecnologia avanzata nel processo di sviluppo, a tutto vantaggio della Germania e della Francia. Anche questo in virtù della fretta per salvaguardare i miliardi di Berlusconi in cambio di una sempre più evidente colonizzazione industriale da parte di aziende straniere.

4) la legge finanziaria che sottraendo ingenti risorse economiche a capitoli di spesa forse molto più importanti e socialmente necessari (anziani, famiglie, giovani, disoccupati, …) cerca di incrementare gli acquirenti dei set-box (o decoder) regalando loro uno specifico contributo pari a 150 euro ogni acquirente
Il tutto per creare un sistema interattivo in concorrenza con un sistema già esistente e già utilizzato da milioni di utenti: internet.


Oltre a quanto fino ad ora detto dobbiamo poi ulteriormente sottolineare l’assoluta assenza di un qualsiasi piano industriale ed editoriale comunicato e confrontato all’interno dell’azienda RAI.
La riunione a tale scopo convocata il 23 dicembre u.s. si è risolta in una clamorosa burla. Se da una parte diamo atto alla Direzione delle Risorse Umane di un lodevole tentativo di coinvolgere il Sindacato sulle tematiche di un piano industriale diventato però un’araba fenice, dall’altra dobbiamo prendere atto che da parte della Direzione Generale non esiste alcuna intenzione di costruire un rapporto con la controparte sindacale basato su idee, proposte e soluzioni atte a ridare slancio al servizio pubblico radiotelevisivo.

Questa realtà deve far riflettere tutti, dai dirigenti ai quadri e tutto il personale sulle vere intenzioni del nostro attuale vertice dirigenziale.

Il Sindacato riunirà la propria Segreteria mercoledì 14 gennaio p.v. per mettere a punto delle iniziative atte ad affermare il ruolo e la funzione dei lavoratori all’interno del servizio pubblico anche nella prospettiva del rinnovo contrattuale scaduto il 31/12/03.

Roma, 7 gennaio 2004

La segreteria generale e nazionale S.N.A.TE.R.

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