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Nel "giardino di casa" degli USA

Nel giardino di casa degli USA

(5 Ottobre 2010) Enzo Apicella
Elezioni presidenziali 2010. Il Brasile si sposta a sinistra.

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    Bolivia, no al rientro della Dea

    (5 Marzo 2011)

    Il presidente Evo Morales dice no al rientro dell'agenzia anti droga Usa in Bolivia e la accusa di fomentare l'opposizione politica al suo governo

    Nessun agente della Dea (Drug Enforcement Administration) tornerà in Bolivia. L'ha detto il presidente Evo Morales, sottolineando che il lavoro dell'agenzia statunitense è sempre stato solo quello di fomentare l'opposizione al suo governo. "La Dea è uno strumento che gli Stati Uniti usano per ricattare i Paesi che non rispettano capitalismo e imperialismo", ha riferito il presidente indigeno. "La lotta alla droga e al traffico internazionale di stupefacenti è guidata solo da interessi geopolitici" ha continuato Morales e confermando che per questo gli agenti Dea non saranno invitati a rientrare in Bolivia.

    La polemica nasce dall'arresto di un generale boliviano, René Sanabria, ex capo della sezione anti narcotici dal 2007 al 2009, e ora funzionario di un servizio d'intelligence del ministero degli Interni, che grazie all'uso di veloci jet privati avrebbe trasportato cocaina (si parla di almeno 100 chilogrammi) prima a Panama per poi farla giungere in diverse nazioni del mondo, Spagna e Usa su tutte. "Se un poliziotto è corrotto, il problema è di quel poliziotto. Invece la Dea lo utilizza per colpire il governo".

    In Bolivia si produce cocaina. Inutile negarlo, nasconderlo o far finta di non saperlo. Se ne produce tanta (potrebbe essere il terzo produttore al mondo secondo gli esperti) e pare di ottima qualità. Addirittura, alcuni studi sostengono che a causa della lotta intrapresa da alcuni anni dalla Dea e dalle forze di sicurezza colombiane sul loro territorio, la produzione boliviana sia aumentata di oltre il 100 per cento. E la situazione sembra simile nel vicino Perù, dove la produzione è sicuramente aumentata più del 30 per cento. Ma la polverina in questione difficilmente resta in questi due paesi. Le strade che prende sono quelle del mondo ricco, del nord, e finisce quasi sempre per diventare una riga sugli specchietti dei cocainomani statunitensi ed europei.

    Tutto questo nonostante gli enormi sforzi dell'amministrazione boliviana che sotto la guida di Evo Morales si è distinta per la lotta alla polvere bianca. Con i suoi metodi, è vero. Diversi di certo da quelli della Dea. Meno prepotenti e puntando maggiormente sull'educazione, così da far capire ai contadini che la cocaina produce danni incalcolabili. E magari cercando di carpire informazioni indispensabili per scovare i laboratori clandestini. Non solo. Una volta per tutte il presidente Morales ha voluto far conoscere la mondo la foglia di coca, innocua e usata da millenni in Bolivia, che nulla a che fare con il traffico internazionale di stupefacenti, portandola nel palazzo delle Nazioni Unite durante una conferenza sulla droga nel 2009.

    "Finché sarò presidente non permetterò a nessuno straniero con l'uniforme e armato di camminare in territorio boliviano pretendendo di esercitare la sua autorità" ha concluso Morales mettendo la parola fine alla questione. Fino alla prossima polemica.

    Alessandro Grandi - www.peacereporter.net

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