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Sulla vertenza contrattuale del trasporto pubblico locale

Documento conclusivo della riunione di Lavoro Società della FILT/CGIL, Milano 15 gennaio 2004

(20 Gennaio 2004)

La riunione dei dirigenti del Direttivo Nazionale e del Comitato di settore del TPL, dell’Area programmatica LAVORO e SOCIETA’ della FILT/CGIL, alla presenza del Segretario Nazionale CGIL Gian Paolo Patta, Coordinatore Nazionale di Lavoro Società, riconferma il giudizio negativo sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del 2° biennio contrattuale del 20 dicembre scorso.

Infatti, l’aumento salariale di 81 euro e di 970 euro di una tantum, non solo non riesce a salvaguardare il potere di acquisto dei salari ma non recupera neppure l’inflazione programmata.
L’intesa non rispetta neppure l’accordo del Luglio del ’93 e il ruolo del contratto nazionale ne esce comunque ridimensionato. In questo modo si contraddice la giusta preoccupazione che ha portato i sindacati nazionali ad una sofferta firma, per tentare di riconfermare l’esistenza del contratto nazionale contro le posizioni, sia governative che padronali, di cancellarlo e di reintrodurre le gabbie salariali.

E’ evidente l’anomalia di questa vertenza, infatti, dopo due anni dalla scadenza contrattuale e 9 scioperi nazionali, in una situazione di crisi economica del settore con investimenti nulli, con una riforma sostanzialmente fallita e affossata e con molte aziende in dissesto si è giunti alla definizione di un’accordo senza una vera trattativa con le controparti e con una proposta del Governo simile ad un lodo, nemmeno richiesto.
La responsabilità del Governo in questa vicenda è evidente: è stato smantellato qualsiasi strumento di programmazione dei trasporti e il Governo colpevolmente, non incrementa da anni il fondo nazionale dei trasporti impedendo un rilancio delle imprese di trasporto pubblico locale dipendenti in larga parte dai trasferimenti pubblici.
L’atteggiamento irresponsabile delle controparti e del Governo è stato accompagnato da quello poco chiaro e non trasparente, delle Regioni e degli Enti Locali che, fino all’ultimo e dopo un lungo sonno, hanno tentato di utilizzare la protesta sociale dei lavoratori per “battere cassa“ con il Governo, senza lavorare precedentemente per un rilancio vero del settore del trasporto pubblico locale, dimenticato dalla Finanziaria dei condoni.

La vertenza del trasporto pubblico locale, ha assunto una visibilità nazionale in particolare dopo i blocchi dei trasporti e le iniziative di sciopero senza il rispetto delle regole, frutto dell’irresponsabilità’ delle controparti colpevoli dell’esasperazione di un’intera categoria dopo due anni di attesa, ma è apparso evidente il preciso tentativo del Governo, delle controparti e di alcune importanti regioni e comuni - come Milano per l’ATM - di utilizzare la giusta esasperazione dei lavoratori per far saltare il contratto nazionale, per sostituirlo con accordi territoriali o regionali fondati su differenze salariali tra territorio e territorio.
L’ipotesi di accordo, fermo restando l’insufficienza del recupero salariale, in questo senso mantiene la centralità del contratto nazionale contro la trappola e la scorciatoia di accordi territoriali o regionali che puntavano a disarticolare la categoria.
Lavoro Società, riconferma la validità del modello contrattuale fondato su due livelli, con un contratto nazionale basato su una forte tutela sia normativa che economica, capace di recuperare l’inflazione e una parte dell’aumento della produttività di settore, come la CGIL ha sostenuto al Congresso di Rimini e l’effettiva esigibilità della contrattazione aziendale, che oggi viene svolta ancora in poche aziende, come è il caso delle aziende private del TPL.
Il modello di contrattazione territoriale auspicato in particolare dalla CISL, con il conseguente ridimensionamento del contratto nazionale non può essere condiviso, ne praticato dalla nostra organizzazione.

Lavoro Società ritiene assolutamente provocatorie iniziative volte a comprimere ulteriormente il diritto di sciopero attraverso un’inasprimento della legge che regola lo sciopero stesso nei servizi che, come le recenti vicende hanno dimostrato, necessiterebbe di una revisione in direzione opposta. Infatti, le controparti, hanno violato per due anni gli impegni contrattuali e le regole dell’accordo di luglio senza mai subire alcuna sanzione o richiamo dalla Commissione di Garanzia, che diversamente è intervenuta pesantemente e a senso unico sulle lotte sindacali, in questo senso non sono accettabili ritorsioni penali o disciplinari nei confronti dei lavoratori che hanno partecipato agli scioperi.

Riteniamo vada recuperato il rapporto con l’utenza e i cittadini in particolare dove si sono svolti scioperi senza preavvisi, per non disperdere la solidarietà dimostrata attorno alla vicenda dei “tranvieri”, proprio a partire da un rilancio della qualità del servizio di trasporto pubblico nelle città.

In questa situazione la parola deve passare ai lavoratori interessati con una vera consultazione che comprenda l’informazione completa, la discussione e il voto referendario che la FILT ha sostenuto immediatamente dopo la firma.

Consideriamo positivamente la scelta, anche se in forte ritardo, di iniziare dal 19 gennaio, le assemblee unitarie, aperte a tutti i lavoratori.
Abbiamo sempre sostenuto la necessità di sottoporre a referendum la validazione dell’ipotesi di accordo da parte di tutti i lavoratori.
Ma in questo senso non si è giunti colpevolmente a una scelta unitaria, a causa dell’opposizione da parte della CISL.
Questa scelta è particolarmente grave perché nel settore dei trasporti anche in tempi recenti dalla vertenza SEA in Lombardia, al contratto delle attività ferroviarie si è utilizzato unitariamente lo strumento del referendum.
E’ chiaro quindi che in questo settore non si possano certo sollevare problemi di principio, e non è accettabile pensare di utilizzare il referendum solo quando è prevedibile il consenso alle scelte del sindacato e non quando vi sono situazioni più difficili.
E’ un grave errore non prevedere per tutti i lavoratori il referendum e quindi valutiamo importante e corretta la posizione della CGIL e della FILT, di confermare la scelta del Referendum.

Va sviluppata un’ampia discussione nelle assemblee sui contenuti dell’ipotesi di accordo, sul contesto generale, e sulle prospettive future, alla fine della quale, e comunque entro il 31 gennaio, si dovrà svolgere il referendum, il cui esito deve essere ovviamente considerato vincolante per la CGIL, (in caso di bocciatura non va ovviamente confermata la firma sull’ipotesi, come previsto dalla clausola di riserva).


Per quanto riguarda le prospettive, avanziamo quattro ordini di questioni che devono essere comunque affrontate per poter uscire da questa complicata situazione:

- noi riteniamo in ogni caso che l’aumento salariale previsto dall’ipotesi di accordo, sia insufficiente, e vada considerato un acconto sul pregresso, che andrà recuperato nella piattaforma per il rinnovo del CCNL scaduto il 31 dicembre, che dovrà essere rapidamente presentata. Questa operazione è essenziale per evitare un consolidamento nel tempo della perdita salariale e ripristinare la tutela piena del reddito dei lavoratori;

- la piattaforma contrattuale dovrà assumere come punto decisivo e centrale il problema delle condizioni retributive delle fasce dei lavoratori giovani assunti, e recuperare situazioni contrattuali caratterizzate da doppi regimi di fatto, con il recupero dello scarto tra giovani e vecchi, perché a parità di lavoro dovrebbe corrispondere parità di salario. Assumendo inoltre il problema del mancato risultato conseguito sulla riduzione di orario di lavoro, prevista in piattaforma, che va invece rivendicata in particolare per le aziende private, accompagnandola ad un’unificazione delle normative, e con un’attenzione particolare al problema, degli appalti e dell’organizzazione del lavoro.
Va garantito un percorso certo di discussione della piattaforma contrattuale, va confermato il ruolo del comitato di settore nazionale che non può essere esautorato dalle riunioni dei responsabili di settore o dei segretari generali e andrà costruita una delegazione trattante complessivamente rappresentativa;

- ove vi siano le condizioni si devono aprire vertenze aziendali, che senza scambi peggiorativi della normativa contrattuale, rivendichino salario aggiuntivo (e non il recupero dell’inflazione che deve essere fatto per tutti a livello nazionale) e intervenire con un’inversione di tendenza rispetto alle differenze normative e salariali per i nuovi assunti, dove esistono accordi locali discriminatori (spesso non firmati dalla CGIL ma invece sottoscritti da tutte le altre sigle sindacali);

- va posto il problema del rilancio del settore del trasporto pubblico locale mettendo a disposizione le necessarie risorse. Si tratta di una questione su cui impegnare immediatamente il Governo, gli EE.LL., le aziende, trovando le risorse non solo per coprire i costi contrattuali, ma per veri investimenti nel settore. Il gettito fiscale derivante dalla tassa di 1,7 centesimi di euro per litro di benzina è insufficiente, oggi la svalutazione del Dollaro rispetto all’Euro potrebbe permettere di recuperare dal minor costo del petrolio risorse, senza gravare sul costo dei carburanti. Per un effettivo rilancio dei trasporti pubblici, occorre contemporaneamente investire sulla qualità dei servizi - contrastando le tendenze alla privatizzazione e allo smembramento delle aziende - e sulla qualità del lavoro, quindi sul valore unificante del contratto nazionale.

L’Assemblea, ritiene necessario proseguire l’iniziativa sindacale all’interno della CGIL e della FILT, è questo il momento di discutere con i lavoratori, nelle assemblee e all’interno dell’organizzazione delle criticità di questo accordo e dello scenario futuro del settore del trasporto pubblico, delle sue difficoltà economiche ma dell’ineludibile necessità di un forte rilancio proprio per il futuro e la vivibilità dei centri urbani e delle grandi città.

Il giudizio di insufficienza dell’ipotesi di accordo sottoscritta il 20.12.2003, viene ribadito dall’Area di Lavoro SOCIETA’, che conseguentemente da un’indicazione di voto negativo nel referendum.


Milano, 15 gennaio 2004

Lavoro Società
Area programmatica in Filt-CGIL Nazionale

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