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Libia

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(24 Febbraio 2011) Enzo Apicella
Libia: rivolta di popolo o guerra per il petrolio?

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Assassini, complici e ipocriti

dalla Francia

(10 Marzo 2011)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.webalice.it/mario.gangarossa

In Libia, i morti si conterebbero a migliaia, vittime di bombardamenti, battaglie o della repressione. Il figlio di Gheddafi aveva promesso di schiacciare la rivolta in un “bagno di sangue” Promessa barbara, ma promessa mantenuta. L’onda dello choc delle rivoluzioni arabe incontra qui un ostacolo all’altezza della sua dimensione.

I dirigenti delle potenze imperialiste hanno sicuramente asciugato una lacrima... di coccodrillo. Sarebbero « scioccati », « inorriditi » o «spaventati » dalla repressione. Ciò non impedisce che il massacro continui, certo non in silenzio, ma senza altro ostacolo se non la resistenza opposta dalla popolazione.

I dirigenti fanno finta di commuoversi per la situazione dei rifugiati che cercano di fuggire dal paese. Eppure l’Unione Europea subappaltava alla Libia il contenimento degli emigranti africani. Allora sembrava molto meno sensibile alla loro sorte !

« La Francia ha grandi interessi in Libia». Gheddafi lo dice, Sarkozy preferirebbe che lo si dimenticasse. Aveva molto meno scrupoli a presentarsi accanto al dittatore quando si trattava di firmare vantaggiosi contratti. La Libia è un buon cliente dei capitalisti francesi, a cominciare dai...mercanti d’armi. In realtà, la maggioranza delle grandi potenze che fanno finta d’indignarsi intervengono già in Libia: hanno armato Gheddafi, per centinaia milioni di euro.

Le grandi manovre

In questi ultimi giorni, il tono è passato dalle condanne ipocrite alle rodomontate delle grandi potenze imperialistiche. Progetterebbero un intervento militare in Libia, al largo della quale ormeggiano due navi da guerra americane.

Supponendo che passino all’azione – una volta compiuti i massacri di massa ! – si sa quel che valgono tali « liberatori », che soprattutto vogliono, sia mettere fine all’ondata di rivoluzioni che si estendono nel mondo arabo, sia « liberare » i pozzi di petrolio. Come in Iraq o in Afghanistan, non si tratterebbe di abbattere una dittatura, ma di mettere piedi nel paese. Viene allora lo sfruttamento delle risorse del paese, organizzato dall’esercito. Col vantaggio della dimostrazione di forza di fronte al mondo intero. A loro importa poco che il paese sia ridotto a un campo di rovine. Che si tratti della Francia, degli Stati Uniti o dell’ONU, un intervento militare non farebbe che aggiungere la barbarie delle armi imperialistiche alla barbarie di Gheddafi. Per ora, può bombardare o sparare a piacimento sul suo popolo. L’imperialismo interverrebbe volentieri per negoziare con i capi militari vincitori di un campo o dell’altro, ma soprattutto perché la popolazione insorta non conquisti la vittoria effettiva.

Chi sono i veri amici del popolo libico ?

Le potenze imperialistiche pretendono di essere benevole di fronte alle rivolte e alle rivoluzioni nei paesi arabi, finché gli eserciti nazionali incaricati della “transizione” del dopo dittatura hanno cura dei loro interessi. Una benevolenza assai provvisoria, finché l’ordine capitalistico non è posto in causa.

I lavoratori e le masse povere della Libia, malgrado tutto, hanno alleati all’estero. Non nei ministeri e negli Stati Maggiori, ma nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici. Si tratta dei lavoratori del mondo, che condividono con loro gli stessi interessi. Anzitutto, i lavoratori di Tunisia ed Egitto, loro vicini diretti, che si sono recentemente sollevati e restano mobilitati. Ma anche i lavoratori d’Europa, con i quali hanno in comune gli stessi sfruttatori.

Per aiutare i popoli arabi a liberarsi, si potrebbe cominciare col seguire il loro esempio. Dopo tutto, il vento venuto dalla Tunisia e dall’Egitto porta idee.. anche ai lavoratori americani, nello stato del Wisconsin, massicciamente mobilitati contro il loro governatore, che hanno battezzato « Mubarak » Walker. E i piccoli dittatori mascherati non mancano neppure qui da noi, nelle fabbriche e nei consigli d’amministrazione ! Siamo solidali con i nostri fratelli e sorelle in rivolta in questo momento.

Il miglior modo di farlo è d’ispirarsi al loro esempio, attaccando la dittatura. Non quella di un colonnello o di un re, ma un’altra, più dissimulata, che si nasconde dietro i tiranni in qualsiasi parte del mondo, e che vive del nostro lavoro : quella del capitale.

Editoriale del bollettino di fabbrica "l’Etincelle" pubblicato dalla frazione di minoranza di Lutte Ouvrière - 7 marzo 2011
http://www.convergencesrevolutionnaires.org
traduzione di Michele Basso

Convergences Révolutionnaires

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